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David di Donatello a Gianni Amelio come riconoscimento alla carriera; sul palco premiati altri due catanzaresi, Paone e Paonessa: trionfa la Calabria
Accolto da una standing ovation Gianni Amelio che alla 71ª edizione dei David di Donatello ha ricevuto il Premio alla carriera nella cerimonia andata in onda mercoledì sera su Rai Uno. Una manifestazione che ha portato alto il nome del cinema calabrese anche grazie ad altre due statuette: quella assegnata a Nadia Paone per il Miglior suono e quella vinta da Gregorio Paonessa come Miglior produttore.
Il regista calabrese ha ricordato dagli studi di Cinecittà di aver ricevuto un premio alla carriera già al suo terzo film: «Ero insieme a un collega che aveva fatto un film in più di me e dalla platea ho sentito: “Stanno dando un premio alla carriera a uno che la carriera non l’ha mai fatta e a uno che non lo farà mai”. Quello ero io», ha commentato sorridendo. Così Amelio ha conquistato la più nobile delle rivincite non smettendo, come già aveva fatto il giorno prima durante la presentazione al Quirinale, di scherzare e giocare con il termine carriera che a lui «fa pensare a delle truffe e a qualcuno che pianifica le cose per vincere».
LA VISIONE DEL MONDO DI GIANNI AMELIO
L’Accademia del cinema italiano ha inteso riconoscere di Amelio la sua visione del mondo: «profondamente umanistica e insieme intimamente immersa nella materia cinematografica. – dicono le motivazioni – Nei suoi movimenti di macchina, nella densità delle inquadrature, nel rapporto quasi carnale con gli attori, tutti i più grandi, il cinema diventa forma viva, concreta, pulsante e a imporsi è l’emozione nei confronti degli esseri umani, soprattutto gli esclusi, i dimenticati, gli antagonisti, i teneri che non trovano casa nel mondo e che nel racconto assumono una levatura morale altissima».
Il nome del fimmaker, nato e cresciuto nel borgo catanzarese di San Pietro Magisano, è legato ad alcuni dei titoli più importanti degli ultimi decenni: con il carabiniere calabrese de “Il ladro di bambini”, fu consacrato dal cinema internazionale vincendo il Grand Prix Speciale della giuria a Cannes nel 1992. Due anni dopo arrivò “Lamerica”, opera centrale nel racconto delle migrazioni e capace di comprendere quell’Albania che nessuno come lui aveva capito e raccontato nel momento del grande esodo degli Albanesi verso il nostro Paese. Nel tempo sono poi arrivati film come “Così ridevano”, Leone d’Oro a Venezia nel 1998, “Le chiavi di casa”, “La tenerezza”, “Hammamet” e più recentemente “Campo di battaglia”. Sempre temi forti del nostro tempo, grandi storie che attraversano la nostra realtà, civile e politica, spesso anticipandola, e poi la passione per i personaggi controversi come Bettino Craxi o Aldo Braibanti.
DAVID DI DONATELLO AD ALTRI DUE CATANZARESI
Ma sul palco sono saliti anche altri due catanzaresi: Nadia Paone, professionista del suono che ha lavorato al film “Primavera” e ricevevuto il riconoscimento dopo tre candidature e Gregorio Paonessa che, insieme a Marta Donzelli, con la sua “Vivo Film” ha portato al successo il pluripremiato progetto di Francesco Sossai “Le città di pianura”, laureato Miglior film dei David di Donatello 2026.
«Paonessa da tanti anni porta avanti un percorso solido e coerente che ha consentito a diversi lavori significativi di vedere la luce, rappresentando una voce per tanti versi coraggiosa nel panorama cinematografico italiano», ha affermato il sindaco del capoluogo di regione Nicola Fiorita, orgoglioso anche del talento di Paone di cui condivide la gioia per «il coronamento di un impegno professionale che l’ha vista distinguersi tra i migliori tecnici nel proprio settore».
Con il tributo ad Amelio, «doveroso ad un autore che ha scritto alcune delle pagine più intense del nostro cinema, intrecciando storia e finzione con uno sguardo sempre sensibile sui temi del nostro vissuto», Fiorita ha manifestato l’orgoglio della città per i tre premi «che rappresentato lo stimolo e l’occasione per poter rinsaldare il rapporto con il nostro territorio» e ha invitato Amelio, Paonessa e Paone «a tornare in città per ricevere l’abbraccio dell’amministrazione e della comunità e tenere vivo un legame sempre vitale con le proprie origini».
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