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Truffe nelle regioni vicine, Puglia e Campania, e i lucani pagano il conto che si traduce in un rincaro delle assicurazioni per auto e moto con tariffe record
Potenza e Matera condannate al salasso Rc Auto: tariffe record calcolate sui dati di Napoli e Bari. Centosessantadue miliardi di euro di raccolta premi complessiva in Italia, un mercato che viaggia a gonfie vele con utili miliardari per le compagnie, eppure per i cittadini lucani l’auto è diventata una tassa di soggiorno forzata sul proprio territorio. Con un’aggravante che sa di beffa: l’istituto di vigilanza, nel fotografare lo stato del Paese, cancella le province di Potenza e Matera dai radar della statistica ufficiale, stringendole in una frettolosa e penalizzante generalizzazione dentro il grande calderone del “Mezzogiorno”.
LA DISPARITA’
Per un automobilista di Viggiano o di Policoro, sfogliare il report nazionale significa scontrarsi con un paradosso inaccettabile. Non esiste uno studio mirato sul territorio, non si analizza l’indice di sinistrosità reale di una regione a bassissima densità demografica, ma si applica la logica del “trascinamento tariffario”. Le colpe (e le truffe) delle grandi aree metropolitane vicine, come Napoli o Bari, si riflettono direttamente sulle tasche dei guidatori lucani, che pagano premi da record pur registrando, in valore assoluto, un numero microscopico di incidenti. A livello nazionale, l’Ivass certifica che il premio medio per un’autovettura è salito nel 2025 a 438 euro, con un rincaro secco del 4,5% rispetto all’anno precedente.
Una media che ha il sapore di una grande beffa, come il pollo di Trilussa. In Basilicata la realtà parla di tariffe ben più elevate per i neopatentati o per chi, pur trovandosi in prima classe di merito da decenni, si vede recapitare rinnovi inspiegabili. Perché un cittadino di Potenza deve pagare una polizza sensibilmente più alta rispetto a un residente di Sondrio o Belluno, a parità di condizioni? La risposta è nella mancata differenziazione provinciale da parte dei colossi assicurativi, che considerano la regione una periferia ad alto rischio per pura vicinanza geografica, ignorando la geografia reale del territorio.
LA SCATOLA NERA UNICA ARMA DI DIFESA
Per difendersi da questo salasso, gli automobilisti lucani hanno dovuto cedere l’ultimo baluardo della propria privacy. L’Ivass evidenzia che la media nazionale di installazione della scatola nera è del 17,4%.
Ma dietro questo dato si nasconde un’anomalia profonda: mentre al Nord il dispositivo telematico è una scelta residuale, in Basilicata la penetrazione della “black box” è una scelta obbligata. È il ricatto perfetto del mercato: per ottenere una tariffa umana e accettabile, il guidatore lucano deve accettare di farsi tracciare chilometri e stili di guida. Una disparità di trattamento tecnologica e sociale rispetto al resto d’Italia che nessun tavolo istituzionale ha finora voluto denunciare. A questo si aggiunge lo smantellamento della rete fisica.
Con la riduzione del 35% delle imprese nazionali negli ultimi dieci anni, i grandi marchi si sono ritirati dai piccoli centri interni della regione, centralizzando i broker e la consulenza di alto livello nei capoluoghi del Centro-Nord. Il risultato? I consumatori lucani sono rimasti orfani di concorrenza, intrappolati in un mercato oligopolistico dove la mancanza di alternative territoriali fa lievitare i prezzi della rc auto obbligatoria. La Basilicata spende e subisce i rincari di un sistema che produce profitti per gli azionisti delle compagnie, ma non riceve in cambio né tutele personalizzate, né una reale giustizia tariffaria.
I lucani rappresentano l’area grigia del Paese: virtuosi nei fatti, ma puniti dalla statistica. Resta un’unica consolazione, per contrastare questo scenario, l’Antitrust e l’Ivass hanno recentemente avviato l’indagine conoscitiva IC60. Il faro delle autorità punta a scardinare i superprofitti e i vincoli occulti delle scatole nere. C’è tempo fino al 31 luglio per inviare segnalazioni ufficiali: un’occasione cruciale per far valere i diritti dei consumatori lucani.
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