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Cosenza, folate che fanno male

Basilicata

2ª Divisione. Battisti e Mortelliti in gol. La squadra di Toscano stacca le inseguitrici. Doppietta dei Lupi a una Vibonese volenterosa

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La qualità del Cosenza ha la meglio sul raziocinio della Vibonese. Così è, se vi pare, e questo derbyno se lo aggiudicano i Lupi che mettono a profitto le loro folate offensive (devastanti) e gli episodi. Troppa differenza tecnica in campo, nonostante le buona volontà della squadra di Galfano che ha provato sul finire del primo tempo a rendersi pericolosa con manovre aggiranti, ma senza punti di riferimento offensivi. E Il Cosenza? Bello in alcuni casi sul fronte offensivo, dove Mortelliti e Galantucci hanno creato tanto e Polani non è riuscito a capitalizzare; una squadra, quella di Toscano, che ha dato sempre l’impressione di poter mettere a sedere l’avversario, secondo la ben nota teoria del pugile. Tiene palla, attende eappena possibile mette a segno il colpo del ko. Il solito Cosenza, nè più nè meno, diverso forse nel piglio e diverso dalle abuliche esibizioni di fine 2008. Con una qualità in più: un Battisti geometra e un Mortelliti in formato “Pablito mundial”. Se Toscano avesse uno stoccatore d’area il campionato sarebbe (quasi) agli archivi.
La Vibonese, invece, ha fatto quello che poteva. Galfano sa il fatto suo e la mano si vede, ma gli serve di risolvere il dilemma offensivo (arriverà una punta) e quello di Ruscio, troppo in panchina per essere vero.
LA CRONACA
Parte bene il Cosenza che tra il nono e il dodicesimo minuto sfiora due volte il gol. In ambedue i casi è Polani che non riesce far volare il Cosenza 1914. Dopo un micidiale uno-due Bernardi-Ramora, la palla giunge all’attaccante che al volo sfiora il palo. Al 12’ ancora Cosenza sugli scudi. Polani serve Mortelliti che entra in area e invece di tirare serve il compagno che fallisce una facile occasione gol. L’azione prosegue sulla corsia opposta, ma l’esito positivo di marca bruzia non c’è. Cosenza sornione, pronto a fare male agli avversari e Vibonese scolastica. La squadra di Galfano gioca, ma sembra girare a vuoto. Dalla cabina di regia Toscano dà delle indicazioni.
Tra il ventesimo e il ventunesimo la Vibonese tira due calci d’angolo, ma senza mettere i brividi ai padroni di casa. Che invece ci provano con Ramora e poi con Battisti: al giro numero 33 riceve un palla d’oro da Ramora, ma solo davanti ad Amabile in semirovesciata tira debolmente. La gara non si sblocca e la Vibonese prova a prendere il pallino del gioco. Si fa notare e guadagna un calcio di punizione dal limite. Sul pallone va Melis che tira forte, la barriera devìa e la sfera diventa un parabola beffarda che avrebbe messo fuori gioco Stefano Ambrosi, ma finisce fuori di un niente. Il Cosenza si scuote e allo scadere, su un’azione insistita, la palla arriva a Polani che si gira e scocca un bel tiro che fa la barba al palo.
Ripresa
Il Cosenza ha l’obbligo di vincere. E al primo episodio trova la rete. Calcio di punizione da circa 25 metri. Sul pallone si presenta Braca che calcia, la barriera tocca e la sfera arriva a Battisti che la mette in gol. Il centrocampista vola a festeggiare sotto la curva sud, ruggente e vociante.
Il centrocampista prende coraggio e convinzione e sfiora il raddoppio da fuori area. Al minuto numero 16 arriva il raddoppio del Cosenza. C’è ancora lo zampino di Ramora che entra nella zona offensiva, palla a Polani, un tiro rimpallato e la sfera a Mortelliti che con un guizzo mette la palla in gol.
Gara chiusa o quasi, sta di fatto che la Vibonese non riesce a rendersi pericolosa e il Cosenza sembra attendere. Si fa male anche Bianciardi. Nel finale palle gol dall’una e dall’altra parte. La prima è per Melis che viene servito da Di Mauro solo in area di rigore, ma davanti ad Ambrosi sbaglia una facile occasione.
Poi è Mortelliti che ipnotizza il portiere Amabile; tanto che, invece di rinviare, gli regala palla sui piedi. L’attaccante rossoblù sbaglia un gol già fatto. Ci prova anche Danti (subentrato a Ramora) che scivola prima di calciare e poi con un tiro che sibila a lato. Finisce con il San Vito in festa al grido che non ammette repliche: “la capolista se ne va”.

Alessandro Russo

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