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Affare stadio, trame sospette

Basilicata

La chiacchierata con il consigliere Scaglione preludio del tentativo di speculazione del patron del Potenza. Ecco perché Postiglione e i suoi volevano mettere le mani sul progetto

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di FABIO AMENDOLARA
POTENZA - C’è chi sostiene che lo stadio sia «solo» il 30 per cento dell’affare. Il 70 per cento arriva dal resto. Palazzi per uffici, parchi, parcheggi, ipermercati. Ma dallo stadio si deve sempre partire. Fare un nuovo stadio. O, alla peggio, rimettere a posto il Viviani, con interventi di lifting che comunque trasformerebbero la zona, compreso l’antistadio, ora lasciato piuttosto andare. Ed è evidente che così tutto diventa più appetibile, per tanti. Ci sono i costruttori. E c’è la malavita. Lo teneva ben a mente Giuseppe Postiglione, il presidente ragazzino, che a 27 anni aveva deciso di fare affari con il pallone. E tra questi affari c’era lo stadio. Gli va dietro dal mese di ottobre del 2007. Mentre macchinava per vendere o comprare partite già pensava al grande affare. Ma per costruire uno stadio ci vogliono soldi. Tanti soldi. Il presidentissimo, protetto dalla mala e amico della Digos, ha tutte le carte in regola. E’ intraprendente, freddo, spregiudicato. E conosce bene il suo estratto conto. Per costruire lo stadio gli mancano tanti zeri. E allora deve trovare quelli che gli imprenditori chiamano «partner». Il 29 ottobre del 2007 il boss Antonio Cossidente convoca un politico: Luigi Scaglione, consigliere regionale dei Popolari uniti. La sua condotta, secondo il giudice per le indagini preliminari che ha privato Postiglione della libertà, «non è penalmente rilevante». Quell’intercettazione però serve ai carabinieri del nucleo investigativo per ricostruire l’accaduto. E aiuta a comprendere le mire di Postiglione. Il politico, secondo i carabinieri, «nel corso dell’incontro non si proponeva quale semplice destinatario politico di un progetto imprenditoriale dettato dl clan ma, al contrario, si offriva in via propositiva quale suggeritore e ideatore di soluzioni e scelte che avrebbero agevolato la realizzazione del business».
«La dinamica dell’incontro - annota Francesco Basentini, il magistrato antimafia che coordina l’inchiesta - e i vari dialoghi sono davvero imbarazzanti». Scaglione viene accolto dal boss. I due scambiano alcune considerazioni e si accordano sul modo con cui affrontare l’argomento del nuovo progetto con Postiglione. Cossidente spiega al politico: «Ti ho chiesto lo sforzo che nell’occasione. siamo propensi ad aprire, intavolare una trattativa, tu che cosa vorresti. in modo tale che. mannaggia, se lui è interessato, dici che tu sei interessato, comunque fai saperlo. tu sai che alle mie spalle. garantisci tu per le persone». Scaglione: «Però, siccome non è che noi parliamo. cioè non mi fido nel senso che quello che ci diciamo va bene, quello che ci diciamo è probabile. chissà come lo rigira, chissà come lo interpreta, allora è meglio che uno.». Cossidente, concordando con il politico, gli suggerisce come affrontare l’argomento: «Ma tu qualche cosa la tieni riservata, non è che gli devi far capire i cazzi. gli dici. noi abbiamo anche la possibilità di fare un lungo progetto, questo dipende sempre da te che vuoi fare.». Scaglione comprende il senso del discorso e aggiunge: «Ma guarda che non è facile, perché io ho provato a parlare un poco su quella cosa, si può creare una condizione diversa. finalizzare il progetto. che abbia come obiettivo il nuovo stadio. diventa una forma d'investimento. quella è una cosa seria e concreta.». Alla conversazione, dopo pochi minuti, prendono parte il ragionier Aldo Fanizzi, titolare dello studio in cui avviene l’incontro, e Postiglione. «In sintesi - secondo gli investigatori - il programma concordato tra i quattro era quello di costituire una società in cui sarebbero potuti entrare nuovi imprenditori amici di Scaglione». Il ragioner Fanizzi invita i due a spostarsi nella sala delle riunioni. C’è anche Postiglione. Il boss introduce i lavori: «Allora, vogliamo arrivare a noi?». Scaglione propone: «L’unica condizione è creare una opportunità d’investimento per la quale qualcuno che si senta coinvolto. nel sostegno alla società accatasta un progetto d’investimento, non dell’acquisizione di quote della società. perché questo non era accaduto già ai tempi della seconda, dopo Luigi Calluori e quindi nemmeno. quindi tutto quello che riguarda titolarità, azioni e cose. quindi. L'unica condizione che, secondo me, si guadagna tempo, può essere utile. troviamo una forma di investimento. Intorno a cosa? Ipotizziamo che un gruppo. una società costituita apposta che. in relazione ai rapporti con il Potenza sia propensa a costruire il nuovo stadio. nella detenzione degli investimenti che sono legati a una titolarità che deve essere in capo a una società sportiva. Però, poi, qualcosa la devi mettere tu nero su bianco, cioè i rapporti sono più tuoi che.». Postiglione è d’accordo: «Possiamo pensare di cominciare a costruire qualcosa per verificare che possibilità di conferma ci sono». E arriva al dunque: «Io come mi pongo in questa cosa? Il progetto stadio, campo e oggetto che comunque è mio dovere portare avanti, per dare un pochettino di linfa vitale a quello che è l’abitato. alla fine pensavo, dico: “Vito Santarsiero, questa vedi che cazzo devi fare perché posso girare.” un anno, due, tre, il quarto anno, visto pure che tengo tre figli, dico, quando. cercare di individuare insieme al Comune, adesso sto cercando di farvi coinvolgere nell’individuazione e localizzazione di un nuovo sito. però sono consapevole anche di una cosa. che in questo momento la mia posizione è di oggettiva debolezza. può essere appoggiata da cosa? Una pressione di un gruppo allargato. perché, voglio dire, se noi dovessimo andare a dire: localizzate il sito. è più o meno dove abbiamo. dove tengo i. a Rifreddo. dico. se noi non siamo capaci di mettere in piedi un gruppo che possa far incentrare l’interesse fra imprenditori economici e politici. politici di più soggetti.». Poi muove delle critiche ad alcuni rappresentanti dell’amministrazione comunale: «Devo essere molto sincero. al di là di quelli che sono i rapporti. con Vito Santarsiero più o meno si riesce quanto meno a tenere un dialogo. con l’assessore è una tragedia». Scaglione concorda. E alla fine prospetta l’eventualità che la realizzazione del nuovo campo sportivo possa essere sostenuta anche mediante finanziamenti pubblici. Dice: «Tu sai bene che arrivavano milioni e miliardi. qualche volta. e poi vi mettete d’accordo. che io, l’assessore all’urbanistica. è chiaro che se toglie lo stadio da là... in un’area nuova. io aspiro a parlarne in consiglio regionale cioè nel senso. però se tu sei nelle condizioni. anche in termini di interventi economici c’è. di finanziamenti». Il boss interviene: «Non cacciamo nemmeno i soldi alla fine». Scaglione conferma: «Ci sono fondi europei per queste cose.». Fondi europei? «E se poco poco c’è la disponibilità da parte del Comune - dice Scaglione - a capire che uno si può fare carico di tanti costi ma, in qualche modo, deve pure rientrare, ci sono anche degli interessi». Sono queste parole a illuminare Postiglione. Il Comune. Incalza Scaglione: «Il Comune. ci vuole la sua forte collaborazione». Postiglione accenna al suo progetto: «Lì devi fare una cittadella dello sport. Gigi. devi. oltretutto riesci a gestire anche quando viene la squadra allo stadio. tu la devi ospitare. prendi magari i contributi dei Por e metti pure un circolo bocciofilo». Anche Cossidente ha capito tutto. Dice: «La ospiti e ti fai dare la percentuale».
Non è detto, naturalmente, che questi appetiti trovino soddisfazione, ci sono ovviamente norme e procedure amministrative da rispettare. Scaglione, dopo pochi giorni, torna sull’argomento. Telefona al ragionier Fanizzi e dice: «Io a giorni faccio una riunione con l’assessore all’urbanistica, nella quale identifichiamo, vediamo di identificare le aree che sono quelle. se no poi non diventa neanche un investimento. in questa direzione ci dobbiamo muovere. che ci sono spazi per i quali la gestione delle attività o delle cose deve essere fatto facendo riferimento a voi. e noi la parte istituzionale e politica, urbanistica che la trattiamo noi. mo’ la parte gestionale gestitevela voi. dobbiamo essere chiari». Il politico preannuncia anche che nel progetto c’è la possibilità di coinvolgere Genì D’Onofrio che, anni fa, era stato presidente del Potenza. I carabinieri annotano: «Le basi del progetto sono gettate e il clan nel frattempo si mette all’opera per strutturare anche a livello societario la piattaforma organizzativa». Non è un caso, infatti, che il ragionier Fanizzi, in quei giorni, attivi una società: la Immobiliare Gemelli Srl, struttura sociale su cui appoggiare il progetto edilizio.
Quello che emerge dall’inchiesta sul Potenza Sport club è solo una parte della storia. Perché a un certo punto Postiglione scarica Scaglione e prende accordi con una holding inglese: la British Land. Un gruppo di investimento immobiliare quotato al London Stock Exchange. Il portafogli degli investimenti ammonta a quasi 16 miliardi di sterline. Il valore complessivo del patrimonio in gestione si aggira sui 20 miliardi di sterline. Come lavora la British Land? Agisce principalmente finanziando e acquisendo proprietà in settori, come quello immobiliare, dove riesce a sfruttare le dinamiche di domanda e offerta, garantendo agli azionisti rendimenti sicuri e a lungo termine. «Il gruppo - spiegano i tecnici - opera aggiungendo continuamente valore al suo portafoglio sia attraverso acquisizioni di qualità sia attraverso finanziamenti e joint ventures con banche o altre società». La chiamano «project financing». La holding seleziona aree «ritenute ottimali per massimizzare il rendimento sia di chi investe, sia del territorio prescelto». E fa sapere che ha pensato proprio alla costruzione del nuovo stadio di Potenza. Presanta un megaprogetto: bello lo stadio, belli gli spogliatoi, bella la tribuna, belli i parcheggi. E poi centri commerciali, negozi, bar, ristoranti. Ma il sindaco frena. E dichiara alla stampa: «E’ necessario essere attenti ai contesti normativi e relazionali». Perché? Cosa ha fiutato il sindaco? Certo è che la mossa della holding inglese è strana. A Potenza arrivano due procuratori napoletani che sostengono di parlare in nome e per conto di una finanziaria che avrebbe dovuto garantire il progetto della British Land. La proposta è questa: per la costruzione dello stadio, con tanto di centro commerciale, la holding avrebbe messo a disposizione cento milioni di euro, dieci dei quali da versare nel fondocassa della società di calcio. In cambio gli inglesi vogliono la disponibilità gratuita di un terreno di 45 mila metri quadrati, dove costruire la struttura sportiva, comprensiva dello stadio e un bel gruppo di negozi. L’amministrazione comunale sarebbe rimasta proprietaria dell’impianto sportivo. Un’idea che il sindaco liquida con poche parole: «La proposta così fatta è irricevibile». Punto. Discorso chiuso. L’idea di delocalizzare lo stadio, però, resta.

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