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«Troppo clientelismo»

Basilicata

La politica attenta alla denuncia della Cei. santarsiero fa autocritica con qualche "ma": «Colpa nostra, ma in tanti chiedono facilitazioni»

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di SALVATORE SANTORO
POTENZA - Clientelismo radicato nella società. Ingerenza della politica nelle dinamiche sociali. Ruolo della fede cattolica per alzare il livello del ruolo della politica. Questi i temi caldi dell’incontro dell’Ucsi a cui ha partecipato il vescovo di Potenza, Agostino Superbo, politici e cittadini. Un dibattito promosso dall’Unione cattolica stampa italiana di Basilicata per discutere pubblicamente del documento della Cei “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno”. E all’interno del dibattito, franco e diretto come raramente accade, c’è stata anche la “denuncia” del primo cittadino del capoluogo di regione Vito Santarsiero: «E’ evidente che è il momento di affrontare le questioni direttamente se vogliamo pensare a salvare il Sud». E quindi il sindaco Santarsiero ha sottolineato: «C’è un problema di inadeguatezza delle classi dirigenti; lo ammettiamo. C’è un sistema clientelare; lo ammettiamo. Ma il sindaco non fa il sindaco per piacere. E’ tutto il sistema che deve cambiare. Noi accogliamo imprese che chiedono bandi su misura. Persone che chiedono scorciatoie». E quindi ha detto francamente Santarsiero: «E’ tutta la società che deve ammettere le proprie responsabilità e fare una battaglia vera per cambiare questo stato di cose».
Insomma il clientelismo c’è ma è anche colpa della cosiddetta società civile che si lamenta ma che poi alla prima occasione chiede favori e percorsi agevolati. Parole e concetti che faranno discutere.
Non da meno sono stati i ragionamenti di monsignor Superbo. Il primo: solidarietà e sussidiaretà due elementi che la società non deve scindere altrimenti è inevitabile cadere nell’assistenzialismo o peggio nel disinteresse. Concetto, estratto dalla lettera della Cei su cui monsignor Agostino Superbo, ha insistito maggiormente.
In sala tra la platea oltre a Santarsiero che è intervenuto direttamente anche altri politici tra cui il deputato Salvatore Margiotta e l’assessore regionale (candidato per le elezioni del 28 marzo).
La base di partenza in ogni caso è stato il documento dei vescovi in cui sono riprese le riflessioni sul «cammino della solidarietà nel Paese» e «ai problemi del Meridione d’Italia e ai suoi problemi irrisolti». E il vescovo Agostino Superbo nella propria relazione ha messo in parallelo l’ultima lettera con il primo documento sulla questione meridionale pubblicato dalla Cei nel 1989 il cui titolo era “Sviluppo nella solidarietà. Chiesa italiana e Mezzogiorno”. Per Superbo molte delle problematicità sollevate oltre 20 anni fa, come la presenza della criminalità organizzata radicata nelle regioni del Sud sono rimaste irrisolte. Anzi. Superbo ha spiegato come in 20 anni la criminalità organizzata abbia fatto anche un salto di qualità. Poi c’è stato il dibattito moderato per l’Ucsi, dal giornalista Rai, Edmondo Soave. E altri temi sono stati affrontati. Quello relativo al ruolo dei cattolici nella società. E proprio da questo tema è partito l’intervento della responsabile della Compagnia delle Opere che ha chiesto al vescovo uno spazio di incontro per mettere a confronto tutte le voci dei credenti per creare una sorta di laboratorio di idee e di confronto.
Monsignor Superno non ha nascosto però le difficoltà, anche se si è impegnato in tal senso a chiedere anche agli atri vescovi lucani, di creare luoghi di confronto.
Da qui però c’è stato un approfondimento di Superbo sul ruolo della comunità ecclesiale. Con la provocazione: «La domanda che i vescovi si fanno è del perchè le comunità vicine alla chiesa non formano più gli Aldo Moro. Questo vuol dire ch c’è qualche problema anche lì». Per concludere la domanda del cronista sulla polemica scatenata dalle dichiarazioni del vescovo Domenico Mogavero di Mazaro del Vallo che ha criticato la legge salva liste del governo Berlusconi. Superbo però, ha evitato le polemiche dicendo: «E’ una sua posizione personale. La Cei e io che ne faccio parte non prendiamo posizione».

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