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Roma, 29 apr. (askanews) – “I rischi macrofinanziari di natura ciclica in Italia rimangono contenuti sulla base delle evidenze più recenti fornite da un nuovo indicatore composito del rischio sistemico relativo al ciclo finanziario domestico”. Lo afferma la Banca d’Italia, in un riquadro di analisi inserito nell’ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria.
L’istituzione di Via Nazionale spiega come negli ultimi anni diverse autorità europee abbiano ampliato l’insieme delle informazioni per la valutazione dei rischi macrofinanziari di natura ciclica, introducendo nuove misure di rischio composite che consentono di superare la tradizionale enfasi sull’andamento del credito e di offrire una lettura più articolata delle vulnerabilità emergenti.
“In questo contesto, un recente studio propone un indicatore composito del rischio sistemico relativo al ciclo finanziario (cyclical risk indicator, CRI) per l’Italia”. E questo nuovo indice “Cri” è stato costruito “a partire da un insieme di variabili comunemente impiegate in letteratura per la loro capacità di anticipare le crisi finanziarie. Tra esse, sono state selezionate quelle che si sono dimostrate maggiormente in grado di predire gli episodi di stress macrofinanziario verificatisi nel nostro paese negli ultimi cinquant’anni”.
“L’indicatore – dice Bankitalia – avrebbe fornito un segnale utile per anticipare i più importanti episodi di stress finanziario registrati in Italia nel periodo esaminato, incluse le crisi del 1991-92 e del 2011-12”.
L’indice composto da sei grandezze, spiega Bankitalia: (a) rendimento dei buoni del Tesoro poliennali; (b) rapporto tra prezzi delle abitazioni e canoni di locazione; (c) saldo delle partite correnti in rapporto al Pil (con segno invertito); (d) capitalizzazione del mercato azionario in rapporto al PIL; (e) debito delle famiglie in termini reali; (f) prestiti bancari al settore privato non finanziario in rapporto al Pil.
Le analisi mostrano che questo indicatore “fornisce informazioni aggiuntive sia rispetto ai singoli indicatori che lo compongono, sia rispetto allo scostamento del rapporto tra credito e Pil dal suo trend di lungo periodo”. E gli ultimi dati disponibili, relativi al primo trimestre del 2026, “suggeriscono che il profilo di rischio ciclico resta coerente con una fase di contenuta accumulazione di vulnerabilità. Le principali fonti di rischio – si legge – appaiono riconducibili alle possibili ricadute del significativo aumento dei tassi di interesse osservato negli ultimi anni”. (fonte immagine: Banca d’Italia)
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