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Milano, 21 mag. (askanews) – Il piano Fastlane 2030 di Stellantis prova a segnare la svolta della gestione Antonio Filosa, ma la prima reazione del mercato resta prudente. Il gruppo ha presentato ad Auburn Hills una strategia da 60 miliardi di euro al 2030, con oltre 60 nuovi modelli, alleanze industriali e tecnologiche, focus sui marchi globali e uso più efficiente della capacità produttiva. Il titolo ha però perso in Borsa chiudendo in calo del 2% a 6,3 euro, ma tagliando le perdite dopo aver ceduto oltre il 6%, a fronte di un Ftse-Mib e indice europeo di settore piatti.

“Un piano ambizioso ma realistico, basato sulla responsabilità e su una profonda conoscenza dei mercati in cui operiamo”, ha detto il presidente John Elkann aprendo l’Investor Day. Il ceo Antonio Filosa ha indicato per Fastlane 2030 l’obiettivo di “guidare una crescita redditizia a lungo termine, con focus sulle partnership per essere più veloci”.

Jefferies ha definito i target “lontani ma costruttivi” e ha confermato la raccomandazione buy su Stellantis, con target price a 10 euro. Per la banca il piano segna una rottura rispetto alla stagione Tavares, con più partnership e meno autosufficienza industriale, ma l’attenzione si sposterà sulle tappe intermedie e sull’esecuzione.

Il piano destina 36 miliardi a marchi e prodotti e 24 miliardi a piattaforme globali, powertrain e tecnologie. Jeep, Ram, Peugeot e Fiat sono i quattro marchi globali e riceveranno, insieme a Pro One, il 70% degli investimenti in brand e prodotti. Chrysler, Dodge, Citroën, Opel e Alfa Romeo saranno marchi regionali; DS e Lancia saranno gestiti rispettivamente da Citroën e Fiat. Maserati resterà nel lusso puro, con due nuovi modelli di segmento E e un piano industriale dedicato che sarà presentato a dicembre a Modena.

Stellantis punta a portare i ricavi da 154 miliardi nel 2025 a 190 miliardi nel 2030, con margine Aoi al 7%, ritorno a un flusso di cassa industriale positivo nel 2027 e Fcf a 6 miliardi a fine piano. Il gruppo prevede oltre 6 miliardi di riduzioni annue dei costi entro il 2028, circa metà in Nord America. La piattaforma Stla One sarà lanciata nel 2027, coprirà i segmenti B, C e D e integrerà cinque piattaforme in un’unica architettura scalabile, con target oltre 2 milioni di unità entro il 2035 e costi ridotti del 20%.

Il Nord America resta il centro del rilancio. La regione punta a ricavi +25% e margine Aoi dell’8-10%, con 11 nuovi modelli, copertura di mercato +50% e nove veicoli sotto i 40mila dollari, di cui due sotto i 30mila. Chrysler avrà tre nuovi crossover, Dodge un nuovo modello entry performance, Ram allargherà la gamma con pickup compatto, Dakota midsize e Ram Charger, mentre Jeep sarà in offensiva con Recon, Cherokee, Grand Cherokee, Grand Wagoneer, Compass e nuovi Wrangler e Gladiator.

In Europa Stellantis punta a ricavi +15% e margine Aoi del 3-5%, con oltre 25 nuovi prodotti e più di 25 aggiornamenti. La regione dovrà ridurre la capacità installata di oltre 800mila unità, ma “senza alcuna chiusura di impianti”, ha detto Filosa. Le leve saranno riconversioni, come Poissy, partnership e condivisione di capacità a Saragozza, Madrid e Rennes, con l’obiettivo di portare l’utilizzo degli impianti dal 60% all’80%.

Dai sindacati giudizi differenziati, mentre per ora non si registrano commenti significativi dal mondo politico. Per il leader Fim, Ferdinando Uliano, il piano è “un passo avanti”, ma servono risposte su siti italiani e volumi. Più critica la Fiom: il piano “non brilla in Italia” e non dà risposte su Cassino e Termoli, ha dichiarato Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom. La Uilm vede nel taglio di capacità “il punto potenzialmente più pericoloso”, mentre per l’Uglm resta una riserva su Cassino.

Il capitolo E-Car è uno dei più rilevanti per l’Europa. Dal 2028 Stellantis lancerà elettriche accessibili, prodotte a Pomigliano d’Arco e con prezzo di partenza di circa 15mila euro. Secondo Emanuele Cappellano, la piattaforma consentirà di raggiungere “la parità di costo con il termico”. Fiat avrà una propria E-Car, insieme a nuova 500, Grizzly e nuovi progetti di mobilità urbana. Citroën userà la stessa piattaforma per riportare la 2CV, che sarà presentata al Salone di Parigi a ottobre.
Le alleanze diventano un pilastro della strategia. Con Leapmotor, Stellantis punta a condividere capacità in Spagna e a raddoppiare le vendite europee nel 2026 rispetto alle 34mila unità del 2025. Con Dongfeng nascerà una joint venture europea controllata al 51% da Stellantis, con primo progetto a Rennes, mentre in Cina la jv DPCA svilupperà due Peugeot e due Jeep per Cina ed export. Sul piano tech, il gruppo rafforza le partnership con diversi gruppi, fra cui Qualcomm, Nvidia e Catl per le batterie.

L’Asia assume un ruolo crescente anche come base di esportazione. Grégoire Olivier, Coo China & Asia Pacific, ha indicato l’obiettivo di portare Leapmotor International a 180mila Bev vendute nel 2027 e di esportare auto competitive da Cina e India in oltre 50 Paesi. Con Tata Motors, partner da oltre 20 anni, Stellantis svilupperà una nuova Jeep in India, assemblata nella joint venture locale e destinata ai mercati globali.

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