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BARI (ITALPRESS) – Nuovo duro colpo alla mafia foggiana. I Carabinieri e la Polizia di Stato hanno arrestato sei persone di Foggia, tra cui due fratelli considerati i capi e tre elementi di spicco della batteria “Sinesi-Francavilla”, storica articolazione della criminalità organizzata locale nota come “Società Foggiana”. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Le accuse per gli indagati, che si muovevano tra narcotraffico, estorsioni a tappeto contro i commercianti, rapine e pianificazione di omicidi, vanno dall’associazione mafiosa armata al riciclaggio. Secondo l’impianto accusatorio, i due boss avrebbero continuato a dirigere i propri sottoposti e a gestire gli affari del clan nonostante si trovassero già agli arresti domiciliari. A uno degli arrestati viene contestato anche l’uso di un telefono cellulare clandestino nel 2021 all’interno del carcere di Tolmezzo.

L’inchiesta documenta la scia criminale della consorteria dal 2016 a oggi, svelando anche un accordo per il controllo della droga a Vieste. Uno degli arrestati avrebbe infatti cercato di mediare una pax mafiosa per “affittare” la piazza di spaccio locale al prezzo di 10 mila euro al mese, da versare a un esponente di spicco dei “Li Bergolis” per frenare la faida con il gruppo del boss Marco Raduano, oggi collaboratore di giustizia. L’attività investigativa ha fatto luce anche sui canali finanziari del clan, portando alla luce un caso di autoriciclaggio da 600 mila euro in contanti. Il denaro, provento delle attività illecite del clan, sarebbe stato consegnato tra il 2012 e il 2013 a un imprenditore edile foggiano — finito anche lui in manette — per essere investito in compravendite immobiliari e operazioni societarie, sancendo così l’infiltrazione della mafia nell’economia legale.

A incastrare i sei indagati sono stati i pedinamenti, le intercettazioni telefoniche, il sequestro di cellulari avvenuto l’8 giugno scorso e, soprattutto, il recente pentimento dei fratelli Ciro e Giuseppe Francavilla. Nel foggiano, l’affiliazione al clan avveniva ormai per adesione implicita e stabilità dei rapporti, senza più ricorrere ai vecchi riti iniziatici.

– Foto ufficio stampa Carabinieri –

(ITALPRESS)

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