2 minuti per la lettura
Roma, 2 lug. (askanews) – Università Mercatorum ha presentato, presso gli Horti Sallustiani, il Rapporto GEM 2025 – 2026. Cattive notizie per l’imprenditoria italiana, che si classifica al 30esimo posto, sui 48 Stati esaminati, per attivazione imprenditoriale. Il rapporto, analizza i fattori che favoriscono o ostacolano la nascita di nuove imprese e le ragioni del divario tra intenzione imprenditoriale e avvio effettivo di un’attività.Le parole di Alessandra Micozzi, Coordinatrice scientifica del GEM Italia: “Il principale indicatore che il GEM, Global Entrepreneurship Monitor, mette a disposizione è il TEA, Total Early Stage Entrepreneurial Activities, che va a registrare quello che è la quota della popolazione adulta che ha intenzione di attivare un’impresa o l’ha fatto negli ultimi 42 mesi. L’Italia purtroppo registra, malgrado la ripresa post pandemica, dei tassi di attivazione imprenditoriale ancora deboli rispetto al confronto europeo”L’edizione 2025 ha coinvolto 48 Paesi, con oltre 100.000 interviste a cittadini e circa 2.000 a testimoni privilegiati.L’intervista a Giuseppe Tripoli, Segretario generale di Unioncamere: “C’è un contesto complessivo che induce ad una prudenza. Ci sono tante incertezze in giro per cui chi vuol mettere su un’impresa deve essere molto più attento nell’avviarla. Certamente è un tema relegato alla finanza per l’avvio delle risorse finanziarie, per l’avvio della propria attività. Noi abbiamo visto che nel tempo, negli ultimi anni in particolare, soprattutto il finanziamento bancario destinato alle aziende più piccole di quelle che normalmente abbiamo, quelle soprattutto nella prima fase della loro vita, è un finanziamento che si è ridotto modo significativo”.Il commento di Giovanni Cannata, Magnifico Rettore Universitas Mercatorum: “La professoressa Micozzi ha ricordato che si parla di ecosistema e impresa. L’impresa non esiste in quanto tale, ma esiste in quanto tessuto relazionale. Un tessuto relazionale che è fatto dagli operatori, dai clienti, dai fornitori, dal sistema finanziario, dal sistema fiscale che è stato ricordato e dal sistema burocratico. Detto così potrebbe sembrare quasi di muoversi in una sorta di giungla. E allora se ci si muove nella giungla bisogna stare attenti ai serpenti e capire come si va verso un certo tipo di risultato finale”.Favorire il dialogo tra istituzioni e imprenditorialità riducendo burocrazia e complessità nei processi. Sono queste le priorità evidenziate dalla ricerca, che di concerto ad un miglior accesso al credito, prova a dare delle indicazioni per ridare vitalità al movimento imprenditoriale italiano
COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA