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REGGIO CALABRIA – «Mi sono scoperto tra ieri e oggi per la prima volta a pensare veramente di farla finita, poi ho sentito mio figlio che … e non si può fare». Lo ha detto, intervistato dal TG1 via skype, Amedeo Matacena. «Non ho fatto nessun tentativo – ha aggiunto – di andare in Libano. In Libano sarebbe stato molto più facile essere estradato». Quanto ai contatti della moglie con Scajola, Matacena ha detto: «Capisco che in quel momento si sia rivolta a tutti perché era una donna sola, spaventata e ha chiesto aiuto».
Le parole di Matacena arrivano poche ore dopo l’arresto della moglie, Chiara Rizzo, bloccata all’aeroporto di Nizza appena è atterrata con il volo proveniente da Dubai. La donna è stata presa in consegna dalla polizia francese, presente l’ufficiale di collegamento italiano e funzionari della Dia. Matacena ha sottolineato il suo stato d’animo: «Mi sento devastato. Come si sentirebbe lei se avesse sua madre agli arresti domiciliari, sua moglie in carcere ed i figli da soli, che stanno cercando di affrontare questa situazione difficile?». Intervistato via skype dal Tgr della Calabria, l’ex deputato calabrese ha aggiunto: «Mia moglie non è stata arrestata – ha aggiunto – è voluta tornare spontaneamente in Italia. Credo sia più corretto sottolineare questo fatto e non dire che è stata arrestata. Poteva benissimo non venire».
L’ARRESTO DELLA MOGLIE DI MATACENA – Rizzo, coinvolta nell’indagine della Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria, denominata “Breakfast”, è gravemente indiziata di intestazione fittizia di beni, per aver occultato la titolarità di diverse società riconducibili al marito, nonché per aver favorito l’inosservanza della pena allo stesso Matacena, condannato in via definitiva a 5 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa». La donna è stata accompagnata nell’ufficio di polizia giudiziaria di Nizza. Intanto, è stata fissata per lunedì, alle 14,30 a Nizza davanti al giudice competente, l’udienza di convalida dell’arresto in base al mandato d’arresto europeo disposto dall’autorità giudiziaria di Reggio Calabria. Una volta valutate come regolari le procedure attuate, il giudice chiederà la documentazione che riguarda l’inchiesta in cui sono coinvolti la moglie di Amedeo Matacena e Claudio Scajola. Sarà necessario qualche giorno, dunque, perchè la donna possa essere estradata in Italia.  LEGGI LO SPECIALE SULL’INCHIESTA
Nella mattinata era stato annunciato l’arrivo della moglie di Matacena a Nizza, proveniente da Dubai, quindi il nuovo volo verso Reggio Calabria, mentre l’ex deputato di Forza Italia è ancora a Dubai (LEGGI L’INTERVISTA). Rizzo potrà arrivare in Italia solo dopo che la Francia avrà avviato e concluso le operazioni dell’estradizione. E’ quanto si apprende dalla Dia di Reggio Calabria. Essendo stata arrestata sul territorio di uno stato estero, è stato spiegato, è necessario che siano attivate le procedure dell’estradizione. Motivo per il quale il rientro in Italia di Chiara Rizzo non potrà avvenire prima di qualche giorno. Il legale della donna aveva, invece, sostenuto che la stessa sarebbe potuta rientrare a Reggio già in serata.
DELL’UTRI SI CHIAMA FUORI – Intanto, anche Marcello Dell’Utri parla dell’inchiesta che ha coinvolto l’ex ministro Scajola. In una intervista a Repubblica, Dell’Utri dice di essere andato in Libano per curarsi, «Ero un cittadino, avevo un regolare passaporto e potevo andare dove volevo. Ho scelto il Libano perchè qui ci sono medici bravissimi. Non sono fuggito, come avete scritto». A Beirut, aggiunge, «sono venuto senza nascondermi e ho sempre usato il mio cellulare che probabilmente era intercettato. Io sono partito con il mio nome e cognome, non ho usato altri mezzi».
Dell’Utri smentisce poi contatti con Amin Gemayel, l’ex presidente del Libano, o con l’imprenditore calabrese Vincenzo Speziali, che vive a Beirut. Gemayel «so chi è, ma non l’ho mai incontrato durante la mia permanenza in Libano – assicura – non c’era motivo per vederlo». Quanto a Speziali, «ormai è da tempo che non lo vedo e non lo sento». E i contatti rilevati dagli investigatori italiani? «Non so da dove spuntino quei tabulati».

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