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VIGGIANO –  Continua l’attività informativa sulle iniziative messe in campo dalla Cgil di Potenza al fine di  “arrivare ad una equiparazione di trattamenti con i lavoratori dell’Eni”. Ieri mattina, infatti, dinnanzi al Centro Olio  sono stati distribuiti ai lavoratori dell’indotto petrolifero alcuni volantini con le proposte della Cgil.

Quattro i punti  per “l’azione del governo regionale – spiegano i sindacalisti  – nei prossimi anni, alcuni dei quali, già presenti all’interno dell’agenda di programma della Regione Basilicata, ma sui quali sarebbe utile ritornare.  I punti “le nuove ricadute industriali; il distretto energetico regionale; la realizzazione di investimenti diversi di Eni nel campo delle rinnovabili e una migliore e più efficace spesa delle royalty impiegate nel sostegno alle attività produttive nell’area del PO Val d’Agri”. “Con riferimento al primo punto – si legge sempre nel documento –   le nuove ricadute industriali, si tratta di prevedere insieme agli investimenti che ENI ha dichiarato di voler effettuare nei prossimi anni di determinare le condizioni per almeno un parziale trasferimento di capacità industriali e di know how a livello locale, per allocare i principali fornitori di tecnologie accessorie per le attività di estrazione ed in generale per l’energia (componentistica per il rinnovabile) per la generazione di un indotto certo. Ma soprattutto la rivendicazione principale è “obbligare Eni e Total a portare in Basilicata occupazione diretta nel  settore  manifatturiero di qualità dalla chimica verde,bioplastiche, farmaceutico alla bioedilizia una “nuova SATA” che occupi direttamente 4.000-5.000 persone”. Il secondo punto, invece, “ attiene alla possibilità concreta di realizzare in Val d’Agri un distretto energetico regionale imperniato principalmente sul tema delle energie rinnovabili, anche sull’esempio di quanto si sta realizzando nel nord est della Scozia, ad Aberdeen, dove le attività estrattive cominciate negli anni ’70 sono ora affiancate da un distretto per le energie rinnovabili sulla base di risorse rese disponibili nell’ambito di un accordo tra il governo britannico e le società petrolifere”. Sul terzo vi è la “necessità di investimenti diversi di Eni nel campo delle energie rinnovabili soprattutto in termini di trasferimento di know how e di nuove iniziative imprenditoriali. Eni del resto  – piegano – possiede già uno stabilimento a Guidonia che produce pannelli fotovoltaici ed utilizza le competenze di Enipower per la produzione e la commercializzazione di pannelli fotovoltaici e l’installazione di sistemi fotovoltaici chiavi in mano”. E per concludere “una migliore e più efficace spesa delle royalty impiegate nel sostegno alle attività produttive nell’area del PO Val d’Agri”. “Questa considerazione – viene specificato all’interno del volantino –  emerge dalla valutazione degli investimenti finora avvenuti e che hanno consentito, nel migliore dei casi, il mantenimento dei livelli occupazionali esistenti. Anche in questa circostanza una migliore capacità programmatoria, anche in relazione ad uno dei punti prima messi in evidenza (pensiamo ad esempio al tema delle rinnovabili) potrebbe forse consentire un impiego più efficace sotto il profilo dell’occupazione delle risorse finora impegnate”.

A lavorare su un altro fronte è invece l’Ugl lucana pronta ad avviare una petizione popolare che interesserà tutti i comuni della regione per una raccolta firme. La proposta è quella di alzare la percentuale delle royalties dall’attuale 7% ad almeno 20% “ritenendo – scrive l’Ugl – che da anni la Basilicata, ed in particolare l’Alta Val d’Agri, nell’ultimo decennio, assicura il più alto approvvigionamento di oil & gas a livello nazionale, con la realizzazione della quinta linea nel Centro Oli di Viggiano e la conclusione dei lavori a Tempa Rossa di Corleto Perticara nel Medio Agri, tale approvvigionamento sarà ancor più determinante.

Tale operazione consentirebbe alla Basilicata di essere attrattiva per altri imprenditori che vorranno venire ad investire sul territorio. L’Ugl ritiene che l’attuale meccanismo di distribuzione delle royalties del petrolio è misero nei confronti dei lucani, motivo che tale petizione va sostenuta perché le opportunità offerte dalle estrazioni non solo aumentino ma vengano estese a tutta la regione. 

Riteniamo di non dover fare demagogia se pur una parte politica lucana oggi dovrebbe rispondere del clamoroso fallimento per aver utilizzato un miliardo di euro di royalties incassato nell’ultimo decennio senza esiti per la vita sociale ed economica delle famiglie e delle imprese lucane”. Il sindacato se la prende anche con la Cgil, colpevole di aver finanziato la sua festa proprio con gli introiti del petrolio. Ma “sarebbe il caso – scrivono ancora – di unire ogni sforzo per ottenere dal governo centrale l’emanazione del decreto interministeriale attuativo dell’articolo 16, stabilendo una nuova entità della quota fiscale da riservare ai programmi di sviluppo della regione consapevoli che il memorandum sottoscritto dalla governo Berlusconi e dal presidente De Filippo va nella direzione di rilanciare quella giusta intesa istituzionale verso la tutela ambientale e lo sviluppo produttivo della regione.

L’obbiettivo dell’Ugl sarà quello di raccogliere le 250.000 firme, rendendoci disponibili ad aprire tavoli di confronto da discutere sulla presenza e l’utilizzo di consistenti risorse economiche petrolifere che non compensano ad oggi, le legittime richieste di un territorio che rappresenta tutte le difficoltà per affrontare il quotidiano, con i propri figli, oggi ancor più di ieri, costretti a cercare opportunità lavorative in altre zone d’Italia se non all’Estero. Saremo portatori di idee in un momento in cui uscire con proposte costruite con chi vorrà confrontarsi con il territorio”.

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