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OTTAVIO ROSSANI
LIBERALIZZAZIONI (25 gennaio 2012)
E allora sembra fatta. Sono state approvate, e molti sono convinti che finalmente sono stati sciolti tutti i nodi della politica italiana. Quelle liberalizzazioni che hanno eliminato intoppi, frenate, dubbi, garbugli, siano benvenute. Ma quelle che hanno solo allargato i confini temporali o spaziali delle professioni, senza entrare nel merito della loro organizzazione, non solo non hanno ammodernato nulla, ma recheranno danni a lungo andare. Il problema è che i ministri tecnici spesso sanno tutto sul piano teorico, ma poi peccando di esperienze concrete compiono sviste o accreditano eccessi. Ci sono attività che hanno e devono avere una precisa regolamentazione con orari e metodi, a tutela del consumatori (poniamo i mercatini rionali, per esempio). Ma sono talmente tanti gli articoli del decreto che in Parlamento sicuramente ci sarà una vasta discussione e una sequela di modifiche, a meno che il Governo non ponga la fiducia. Alcuni osservatori hanno commentato che il Governo davanti alle proteste si è tirato indietro e le innovazioni sono di poco conto. In qualche caso forse sì, ma in generale questi cambiamenti incideranno sul nostro futuro, il presidente Monti sostiene in positivo, io dico speriamo. Ma non tutti i provvedimenti hanno seguito la strada della razionalità. Faccio solo alcuni esempi. La questione dei taxi è stata praticamente rabberciata. Si fanno ipotesi, ma le idee sono confuse. È chiaro che nelle grandi città servirebbero più taxi. In tutte le metropoli nel mondo il taxi si prende al volo, qui in Italia devi aspettare che arrivi l’auto bianca in un parcheggio destinato e magari passa più di mezz’ora. Sarebbe auspicabile un aumento di licenze proporzionato alle necessità effettive, in modo che i taxi si possano fermare per strada con la mano alzata, come a Londra, Parigi, Vienna, Buenos Aires, Tokio, New York, e via dicendo. Ma. la cosa più importante è che non si creino anche in questo ambito gruppi di potere paramafiosi. Per esempio, una società compra blocchi di licenze a scapito dei piccoli padroncini. E un’altra cosa, se serve veramente aumentare il numero dei taxi, perché mai bisogna risarcire i titolari delle attuali licenze con una seconda nuova licenza come bonus per un presunto danno. Liberalizzare però non può essere rendere liberi tutti i tassisti di fare come vogliono. Se non ci sono tariffe e orari, si potrebbe creare l’assurdo che per un taxi notturno venga richiesta una somma proibitiva. Già ora, pur con le tariffe precise, certe volte ti senti chiedere un sovrapprezzo abusivo da alcuni tassisti in servizio negli aeroporti, soprattutto quelli minori, tipo Lamezia Terme, Cagliari, Napoli, soprattutto dopo le ventidue. E i notai? Si è previsto l’aumento di altri mille uffici notarili. La protesta dei notai è stata forte, anche se meno vistosa dei tassisti. Ma io mi domando, come già ho fatto altre volte, perché la registrazione di un rogito, a parte le tasse previste dallo Stato, debba costare proporzionalmente al valore dell’immobile. Si va da due/tremila euro per un mono o bilocale a sette/diecimila euro per cento/centocinquanta metri quadri, e via crescendo. Sostengo che il lavoro che fa il notaio come privato, potrebbe essere benissimo svolto da un notaio comunale, cioè pubblico, senza le spese esose attuali. In fondo si tratta di atti amministrativi, che richiedono sì una specializzazione, ma poiché si tratta di una funzione pubblica sia fatta in modo pubblico dentro la Pubblica amministrazione. In passato si andava dal notaio anche per una dichiarazione giurata; oggi l’autocertificazione ha risolto tempi e spese in quell’ambito e in tanti altri. La cosa più semplice era eliminare l’obbligo di certificazione per tutta una serie di atti e incombenze minori. Di conseguenza non sarebbe stato necessario aumentare il numero dei notai, o comunque ne bastavano pochi altri. Se si intende con il nuovo numero provocare una concorrenza tra loro per cui i loro prezzi si abbassano (tenuto conto che sono state eliminate le tariffe minime in tutte le professioni liberali), è una pia illusione. E andiamo alle farmacie: anche queste sono un retaggio di antichi privilegi. Oggi un farmacista nulla è se non un commesso laureato. Non ha responsabilità se suggerisce a un cliente un farmaco qualunque. La mia esperienza dice che i farmacisti non hanno alcuna qualità per suggerire un farmaco, se non quella di aver letto il bugiardino prima dei clienti. Però è richiesta la specializzazione. Ma sia dunque veramente libertà d’impresa: si aprano farmacie liberamente, così possono nascere posti di lavoro. E si facciano i controlli adeguati. Mi consta che anche nell’ambito farmacie si sono costruiti dei trust che possiedono anche dieci farmacie a Milano o Roma o Napoli, eccetera. E non dovrebbero esistere tali società occulte. In fondo la farmacia oggi è un’impresa. Ce ne sono di piccole e di grandi. Nei piccoli paesi ancora ce n’è una sola oppure ce n’è una per due/tre comuni che non raggiungono tutti insieme quel certo numero di abitanti perché si possa ottenere la licenza. Va ripensata tutta l’organizzazione, ma non mi sembra che il Governo abbia saputo farla.

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