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Le lettere che comprovano l'assenza di un demansionamento

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POTENZA – Chi ha indotto in errore la Cgil sul presunto demansionamento della sorella del segretario regionale Angelo Summa, esponendo il sindacato alla clamorosa smentita arrivata lunedì dai vertici dell’Agenzia regionale per l’ambiente?

È questo l’interrogativo che continua ad aleggiare sul caso sollevato sabato scorso, 23 ottobre, con un comunicato della Fp Cgil di Potenza, in cui non si faceva menzione del nome del presunto lavoratore vessato, né della parentela col segretario regionale. Ma non veniva considerata nemmeno la sequenza degli ordini di servizio con cui due giorni prima, il 21 ottobre, Lucia Summa era stata coinvolta nell’attività di controllo dei green pass all’interno della sede di Matera dell’Agenzia.

Un’attività obbligatoria, svolta correntemente in tutti gli uffici e i luoghi di lavoro pubblici e privati, a cui in precedenza erano stati già assegnati il direttore tecnico scientifico, la dirigenza al gran completo e altri 2 funzionari come lei. E che persino il direttore generale dell’Agenzia in persona, Antonio Tisci, svolgerebbe ogni giorno. Senza una sola voce, ma neppure un singhiozzo, di protesta al riguardo.

A imbarazzare il più importante sindacato lucano c’è in particolare il contenuto, già svelato nell’edizione di ieri del Quotidiano del Sud, dell’ultimo ordine di servizio (numero di protocollo 15938/2021 delle 16:28 del 21 ottobre) indirizzato alla funzionaria, appena rientrata in ufficio dopo poco meno di un anno di aspettativa. In seguito alle dimissioni dall’incarico di assessore all’Ambiente della giunta comunale di Matera guidata dal sindaco M5s, Domenico Bennardi.

Al suo interno, infatti, rispondendo, a mano, a una richiesta di chiarimenti protocollata dalla stessa Summa poco meno di un’ora prima, alle 15:37 di giovedì 21 ottobre (numero di protocollo 15923/2021), Tisci aveva precisato che il controllo dei green pass affidato alla funzionaria andava limitato a un gruppo ristretto di dipendenti Arpab. Un tentativo di sgombrare il campo, quello del direttore generale, dal presunto «demansionamento» lamentato dalla funzionaria proprio nella richiesta di chiarimenti delle 15:37. Richiesta che faceva riferimento a un precedente ordine di servizio scritto a mano dal dg (numero di protocollo 15899/2021 delle 12:50 sempre del 21 ottobre), in calce a una prima richiesta di chiarimenti di Summa di poco precedente (numero di protocollo 15898 delle 12:23 del 21 ottobre) in merito alla delega “originaria” al controllo dei green pass notificatale alle 10.23.

A ben vedere, quindi, l’indicazione per cui i controlli affidati alla funzionaria si sarebbero dovuti estendere anche ai «visitatori esterni», contenuta nell’ordine di servizio delle 12:50, sarebbe stata rettificata meno di 4 ore dopo, alle 16:28. Eppure nel comunicato diffuso due giorni più tardi dalla Fp Cgil non si sarebbe dato conto di questa rettifica. Accusando il direttore generale dell’Agenzia di aver equiparato le mansioni di Summa a quelle di un addetto alla portineria, e di averla distolta dalle attività istituzionali di monitoraggio e controllo ambientale per cui è stata assunta. Il tutto come ritorsione contro il fratello sindacalista, che nelle scorse settimane ha avviato una campagna per la rimozione dello stesso Tisci in reazione a una serie di intemperanze verbali di quest’ultimo sui social network. A partire dall’invettiva contro Gino Strada all’indomani della sua morte.

Per farsi un’idea esatta della sequenza basta osservare le due richieste di chiarimento a firma di Summa, con gli ordini di servizio scritti a mano, nello spazio sottostante, dal direttore generale. In particolare nella zona in alto a sinistra, dove sono stati apposti i timbri del protocollo con la data e l’ora di ricezione. Nonostante una certa difficoltà di lettura dovuta alla sovrapposizione degli stessi timbri. Un disguido oggettivo provocato dall’impiego del medesimo foglio: sia per la richiesta di chiarimenti, che per l’ordine di servizio in risposta.

Ancora ieri, però, la segretaria della Fp Cgil Potenza Giuliana Scarano ha continuato a fare riferimento, in un’intervista alla Tgr Basilicata, soltanto alla prima richiesta di chiarimento, e al primo ordine di servizio. Mentre in rete, tra i detrattori di Tisci, già consigliere regionale di An ed animatore della destra sociale lucana, ne è iniziata a circolare persino una copia tagliata nella parte superiore. Vale a dire dello spazio col timbro del protocollo che ne attesta la data e l’ora di ricezione.

Se non proprio una polpetta avvelenata in senso stretto, insomma, qualcosa di simile. Tant’è vero che in serata dall’Arpab è arrivata una nuova smentita, in cui si è dato conto, per la seconda volta, della sequenza degli ordini di servizio, e si è ribadito che il totale dei controlli affidati a Summa ammonta a non più di 2 green pass al giorno. Una roba che non dovrebbe distoglierla dalle sue mansioni istituzionali per non più di qualche minuto.

Resta difficile, pertanto, prevedere come andrà a finire la vicenda. Sebbene sia evidente che in casi di reale demansionamento il ricorso alle vie giudiziarie è una strada quasi obbligata.

Ma anche nell’eventualità che il secondo ordine di servizio non fosse noto all’interessata, a differenza di quanto invece sostengono i vertici dell’Arpab, o si sia “smarrito” nelle comunicazioni tra questa e la Cgil, intervenuta in sua difesa due giorni più tardi ignorandone l’esistenza, sarà difficile archiviare il tutto senza strascichi. Non foss’altro che per il ruolo di ex rappresentante sindacale di lei, e di segretario regionale in carica del fratello.

«La verità è che è difficile far capire che tutti i lavoratori sono uguali e non esistono rendite di posizione dinastiche». Questo il commento graffiante di Tisci affidato ieri mattina alla sua bacheca Facebook. Con l’aggiunta di una citazione della Fattoria degli Animali di Orwell sull’arroganza del potere.

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