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Una filiale della Banca popolare di Bari

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BARI – Le uniche parti eventualmente danneggiate dai reati commessi dagli ex dirigenti della Banca popolare di Bari accusati di ostacolo alla vigilanza e false comunicazioni sociali, sarebbero gli enti di controllo, Consob e Banca d’Italia. Ne sono convinti i difensori degli imputati che, nel terzo procedimento penale in corso a Bari sulla vecchia gestione dell’istituto di credito, hanno chiesto che vengano rigettate le richieste di costituzione come parti civili di oltre 2 mila risparmiatori e azionisti.

Il procedimento è quello sulle cosiddette «operazioni baciate» e ne rispondono l’ex condirettore generale Gianluca Jacobini, Giuseppe Marella e Nicola Loperfido, rispettivamente ex responsabili dell’Internal Audit e della Direzione Business della banca. Imputato per la responsabilità amministrativa degli enti anche lo stesso istituto di credito. Nella udienza preliminare per il rinvio a giudizio che si sta celebrando nella Fiera del Levante di Bari dinanzi al gup Marco Galesi, le difese degli imputati hanno depositato memorie sulle eccezioni preliminari.

Secondo i legali il bene giuridico tutelato è la funzione istituzionale di vigilanza, quindi danneggiati dal reato sono gli enti di vigilanza preposti al controllo, appunto Consob e Banca d’Italia. «È evidente – si legge in una delle memorie – il difetto di qualsivoglia danno in capo ai risparmiatori, azionisti e obbligazionisti, che devono essere considerati dei meri spettatori estranei e passivi».

La difesa di Loperfido ha anche formulato una eccezione sulla competenza territoriale, ritenendo che il Tribunale competente sia quello di Roma, dove ha sede Bankitalia e luogo di ricezione della missiva contenente le presunte false informazioni trasmesse dagli ex amministratori della Popolare di Bari alle Autorità di vigilanza.

L’accusa è rappresentata dal procuratore Roberto Rossi con i sostituti Federico Perrone Capano e Savina Toscani. Il gup si è riservato sulle eccezioni preliminari, rinviando l’udienza al primo dicembre.

La richiesta dei difensori rischia di provocare ulteriori proteste delle migliaia di azionisti e risparmiatori della Banca popolare, già scottati dalla recente decisione del Tribunale di estromettere la banca dal processo nel suo ruolo di responsabile civile. In quella occasione, i risparmiatori avevano reagito protestando con cartelli e striscioni per urlare pacificamente tutto lo sdegno e la profonda delusione. «Lo Stato ci volta le spalle, ma lo Stato siamo anche noi – avevano accusato – e lo stesso Stato oggi è contro di noi. È una decisione vergognosa. Da parte nostra c’è profonda indignazione. Trovano tutti i cavilli per non restituirci i nostri soldi».

Si tratta, in molti casi, di persone che hanno perso tutti i loro risparmi e che, ora temono fortemente di non riuscire più a recuperare niente dei loro risparmi.

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