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Una raffica di condanne per vari esponenti del clan Cordì di Locri accusati di vari reati contro il patrimonio e la persone


LOCRI – Si è chiuso con due assoluzioni e sei condanne l’appello del processo “Shark”. I giudici reggini sposano in sostanza le tesi dell’accusa e confermano in larga parte le pene già inflitte in primo grado. Uniche eccezioni sono la condanna per Salvatore Giuseppe Cordì e le assoluzioni per Pasquale D’Ettore e Rocco Iennaro. Alla fine, dopo circa 4 ore di camera di consiglio la Corte di appello di Reggio Calabria ha condannato a 16 anni e 8 mesi di reclusione Gerardo Guastella, a 8 anni Antonio Bonavita, a 5 anni e 6 mesi Rocco Aversa, a 2 anni e 6 mesi Fabio Modafferi, a 2 anni Franco Maiorana e ad 1 anno e 6 mesi V. C.. 

Assolti Pasquale D’Ettore, difeso dall’avvocato Eugenio Minniti, che in primo grado aveva incassato una condanna di 9 anni e Rocco Iennaro, difeso dall’avvocato Salvatore Staiano, in primo grado condannato a 2 anni di carcere. Per Antonio Bonavita invece cade l’aggravante dell’articolo 7 e la pena è rideterminata dai 12 anni del primo grado agli 8 anni dell’appello. Ma ieri è arrivata la condanna a 4 mesi di isolamento diurno per Salvatore Giuseppe Cordì, assolto in primo grado e difeso dall’avvocato Luca Maio. 

Nell’ambito del processo di primo grado erano stati assolti anche Luca Leonardo Bonfitto, Francesco Tedesco, Giuseppe Zucco e Leonardo Zucco. Per tutti, gli assolti, eccetto Salvatore Giuseppe Cordì, il pubblico ministero Antonio De Bernardo, che ha coordinato l’inchiesta “Shark” non aveva proposto appello. Il processo “Shark” era scaturito dall’inchiesta della Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria che nel settembre 2009 portò al fermo di 25 persone che secondo i magistrati agivano sotto la totale influenza del clan Cordì di Locri. 

Agli imputati si contestano a vario titolo i reati di associazione mafiosa, furto, danneggiamento e danneggiamento seguito da incendio, detenzione e porto d’armi, estorsione, procurata inosservanza della pena, assistenza agli associati, usura, abusiva attività finanziaria, riciclaggio. 

Le deposizioni di alcune delle vittime costituiscono un tassello fondamentale dell’indagine portata avanti dal pubblico ministero Antonio De Bernardo. Il secondo capitolo dell’iter processuale, per il troncone in rito ordinario, ha visto praticamente la conferma delle pene. Però spicca la condanna a 4 mesi di isolamento diurno di Salvatore Giuseppe Cordì. Probabilmente considerando la continuazione del reato visto che Cordì è già condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione per il processo “Primavera”.

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