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L’OBIETTIVO è rendere “fruibile” le bellezze del Vulture. Per questo la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Basilicata promuove anche per quest’anno (è la seconda edizione) l’iniziativa “Alle pendici del Vulture”. Il programma prevede che prevede una serie di visite guidate ad alcune delle testimonianze storiche più significative di Rapolla e Venosa. I luoghi scelti oltre sono la chiesa di Santa Lucia di Rapolla e l’abbazia della Trinità di Venosa. La Chiesa di Santa Lucia, la cui edificazione viene fatta risalire al X-XI secolo ad opera dei Normanni, è ritenuta da molti studiosi la prima cattedrale di Rapolla. La facciata rivela la divisione interna a tre navate, con quella centrale più alta delle due laterali, ed è caratterizzata da un armonioso portale in pietra con piedritti e doppio arco a tutto sesto in conci lisci, imposte, architrave e lunetta decorate con delicati motivi vegetali. Sopra il portale, in alto, si apre una finestra in pietra fortemente strombata che dà luce alla navata principale. Il singolare schema planimetrico a tre navate con abside semicircolare, è composto dalla sequenza longitudinale di due croci greche coperte da volte a botte; le navate laterali sono coperte da volte a crociera e divise da quella centrale tramite pilastri quadrangolari in pietra con capitelli modanati. Nei punti in cui la navata centrale incrocia i transetti si elevano due cupolette ellittiche in pietra illuminate ciascuna da una coppia di piccole finestre e sormontate all’esterno da elementi quadrangolari con copertura piramidale. L’interno della chiesa è pervaso da un’atmosfera mistica che predispone al raccoglimento e alla preghiera. L’esterno si caratterizza, invece, per l’originale composizione volumetrica degli elementi architettonici e per l’articolazione delle coperture in lastre di pietra. L’Abbazia benedettina della SS. Trinità di Venosa (V-XII sec.), rappresenta una delle più significative testimonianze storiche non solo della città oraziana ma della Basilicata intera. L’importante complesso monumentale comprende un avancorpo (foresteria), la chiesa paleocristiana e quella incompiuta; in correlazione con questi, all’esterno del braccio destro del transetto della chiesa incompiuta, l’elemento più antico, il battistero paleocristiano. Lo schema planimetrico basilicale della chiesa vecchia e la decorazione a mosaico del pavimento, rinvenuto nel corso dell’indagine archeologica effettuata durante l’intervento di restauro insieme ad una moneta di Tiberio II (578-582), fanno risalire l’origine dell’edificio ad un periodo databile tra la seconda metà del IV sec. e la prima metà del V. L’impianto originario ha subito diverse trasformazioni a partire dal VII secolo, fino agli interventi di ricostruzione e ampliamento ad opera di Longobardi (X sec.) e Normanni (XI sec.). Proprio all’epoca Normanna risale il periodo di maggior importanza del complesso abbaziale; tanto che Roberto il Guiscardo nel 1069 vi fece trasferire le spoglie dei fratelli, Drogone e Guglielmo Braccio di Ferro. Successivamente vi furono sepolti anche Aberada, prima moglie di Roberto il Guiscardo, Guglielmo, fratello minore, e il Guiscardo stesso. Alla felice stagione normanna seguì, nel XII secolo, un periodo di rinnovato splendore che consentì ai benedettini di progettare un grandioso ampliamento della chiesa vecchia dietro l’abside. Questa chiesa nuova, tuttavia, è rimasta Incompiuta e con tale nome è stata consegnata alla storia, a rappresentare uno degli esempi più notevoli del romanico maturo presente nell’Italia meridionale. Il Museo del Territorio, allestito nella Foresteria dell’Abbazia della SS. Trinità, raccoglie materiale prezioso per lo studio e la conoscenza del territorio di Venosa. Oltre a reperti lapidei appartenenti all’antica Abbazia e ad un plastico che riproduce l’intero complesso abbaziale, espone i risultati di una lunga e articolata ricerca condotta dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici della Basilicata con la collaborazione dell’Archivio di Stato di Potenza.
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