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Mario Zarrillo

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POTENZA – È stato condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione l’ex capo di stato maggiore del comando regionale della Guardia di finanza di Potenza, il colonnello Mario Zarrillo, nell’ambito del processo nato dall’inchiesta per cui a marzo del 2014 era già finito agli arresti domiciliari.

Il collegio del Tribunale di Potenza, presieduto da Rosario Baglioni, ha giudicato Zarrillo, assistito dall’avvocato Angela Pignatari, colpevole dei reati di accesso abusivo al sistema informatico riservato delle Fiamme Gialle, danneggiamento aggravato e peculato d’uso. Mentre ha dichiarato prescritte le residue accuse di millantato credito, traffico d’influenze, falso e sostituzione di persona.

Prescrizione, quindi, anche per le accuse nei confronti dell’imprenditore potentino Vito Zaccagnino, assistito da Leonardo Pace. Mentre un altro imprenditore del capoluogo, Leonardo Mecca, assistito sempre da Pace, è stato assolto nel merito, «perché il fatto non costituisce reato», da una singola imputazione per istigazione all’accesso abusivo. Sempre al sistema informatico delle Fiamme gialle.

Gli inquirenti si erano ritrovati sulle tracce del colonnello proprio indagando su Mecca, nell’ambito di un’inchiesta, soprannominata “Vento del sud” su una serie appalti truccati e “cartelli occulti” messi in piedi da imprenditori del potentino con la compiacenza di amministratori e funzionari pubblici, che venivano ricompensati con piccoli favori, somme di denaro o prestazioni professionali giudicate «di importo non rilevante».

Intercettando le sue telefonate, infatti, a un certo punto hanno captato una conversazione in cui Mecca chiedeva aiuto all’amico finanziere, perché suo figlio si era accorto di essere seguito da un’auto “civetta”. Quindi gli forniva il numero di targa dell’auto per una verifica.

Gli accertamenti successivi effettuati dagli agenti della squadra mobile di Potenza sul conto del colonnello avrebbero portato alla scoperta di una serie di accessi abusivi alle banche dati della Finanza. Accessi che in più occasioni sarebbero stati legati a questioni sentimentali. Come quando il colonnello si sarebbe ingelosito per un possibile tradimento della sua giovane compagna, e avrebbe deciso di acquisire informazioni sul proprietario di una Mercedes parcheggiata sotto casa di lei in piena notte.

A quel punto, però, sarebbe scattata anche la ritorsione nei confronti del “rivale”, che all’indomani avrebbe trovato le 4 gomme della sua auto squarciate. Come pure nei confronti della presunta “traditrice”, che avrebbe trovato a sua volta due gomme della sua propria auto a terra. Di qui l’accusa di danneggiamento aggravato al colonnello, riscontrata da alcuni messaggini con cui lui, in seguito, avrebbe sostanzialmente confessato l’accaduto alla donna.

La contestazione di peculato, invece, ruotava attorno all’utilizzo del telefono di servizio per una serie di chiamate private. Ad esempio per prenotare il parrucchiere alla sua compagna, o per parlarle delle loro questioni personali. Di tutt’altra natura, infine, le accuse per cui è intervenuta la prescrizione, che riguardavano gli interventi promessi dal colonnello a Zaccagnino, per sbloccare al Ministero la pratica di un finanziamento che quest’ultimo attendeva da tempo.

Come pure su altre questioni giudiziarie o fiscali, aperte all’Agenzia delle entrate. Prescritta anche la messinscena che il colonnello avrebbe realizzato spacciandosi per il padre della compagna nel tentativo di farle cancellare una multa per violazione della Zona a traffico limitato dai vigili di Potenza, dopo aver falsificato la data di revisione dell’auto della donna con la complicità di un militare suo subalterno.

Zarrillo, che era stato sospeso dall’incarico subito dopo il primo avviso di garanzia, e in seguito è stato congedato dalle Fiamme gialle per raggiunti limiti d’età, è stato condannato anche all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e a pagare le spese processuali. Le motivazioni della sentenza verranno depositate tra 90 giorni. Poi inizieranno a decorrere i termini per presentare ricorso in Appello.

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