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UN’AMMINISTRAZIONE pubblica può permettersi il lusso – oggi come oggi – di spendere soldi per l’accanimento nel non applicare le sentenze giudiziarie?
E’ la domanda che sorge spontanea nell’affrontare il caso della signora Triani.
In sintesi la vicenda è questa: la signora subisce un danno dai lavori non autorizzati di una persona che ha un immobile adiacente al suo; ne seguono perizie e sentenze, tutte favorevoli alla Triani. Ma quando si tratta di metterle in pratica, ossia di demolire le opere abusive del vicino, c’è sempre qualche lungaggine burocratica – se non qualche ostacolo vero e proprio – che blocca l’operato del Comune. E nel frattempo il Municipio spende soldi nel pagare assistenza legale e perizie in definitiva inutili: basterebbe accogliere le decisioni dei giudici e applicarle, come è d’obbligo non solo per i privati cittadini.
Il fatto che il titolare di questa opera sia un dipendente del Municipio, poi, potrebbe far sorgere anche il dubbio – in chi s’imbatta in questa storia – che si applichi nei suoi confronti un trattamento di favore. Ma si tratta appunto solo di un dubbio e non ci sono elementi che lo dimostrino. Il fatto oggettivo consiste nell’esistenza di plurime decisioni dell’autorità giudiziaria oggettivamente finora disattese dal Municipio potentino. Nessuna ruspa, nessun martello pneumatico, nessuno strumento atto a rompere si è anche solo avvicinato alla costruzione da demolire.
Al contrario, l’amministrazione comunale ha sempre opposto un qualche motivo per derogare, attendere, prorogare.
La storia nel dettaglio. Filomena Triani è una professoressa di Filosofia e vive a Potenza. E’ comproprietaria, insieme alla madre, di un immobile che si trova alla periferia della città. Fra il piano terra e il sottotetto – quest’ultimo di comune proprietà – c’è il primo piano, che è di un’altra persona.
Nel 2004 F. L., dipendente comunale e marito della proprietaria, comincia alcuni lavori interni a questa casa. Fa demolire anche il solaio di sottotetto – “Senza alcun titolo a farlo”, spiega la signora Triani – e provoca un notevole danno anche alla proprietà altrui.
L’autorità pubblica, ossia la procura della Repubblica, interviene, sequestra la casa al primo piano e sgombera anche quella di proprietà della Triani. Ne segue un accertamento, come è d’uso in questi casi. E viene fuori che F. L., secondo i periti del tribunale di Potenza, aveva ricostruito il solaio a una quota più bassa di circa un metro per ricavarne indebitamente nuovo spazio abitabile.
L’ovvio esito è un giudizio amministrativo. Nel quale emerge che con quello spazio si voleva fare una mansarda e realizzarci pure un terrazzo, per costruire il quale F. L. aveva anche demolito una parte del tetto di copertura (di comproprietà, ricordiamo, di F. L. con la signora Triani e sua madre).
La giustizia fa il suo corso e dà ragione alla Triani su entrambi i binari, penale (con sentenza definitiva della Corte di Cassazione) e amministrativo. Per ultima, la sentenza del Consiglio di Stato del 26 marzo 2013. Un particolare: il Consiglio di Stato, ossia l’ultimo grado della giustizia amministrativa, era stato adito proprio dal Comune di Potenza. Cioè, F. L. aveva avanzato domanda di sanatoria al Tar di Basilicata, che aveva respinto la richiesta, e a opporsi a questa sentenza era stata la stessa amministrazione. Perdendo.
Insomma, a questo punto non c’è dubbio: l’opera è illecita e va demolita. Il Municipio non lo ha fatto prima – nonostante la procura generale della Repubblica di Potenza lo avesse formalmente imposto – e continua a non farlo adesso, benché si dica disposto a procedere.
Il motivo di stallo, oggi, è curioso e va segnalato: il Comune ha incaricato un tecnico che stenda un piano per la demolizione del solaio abusivo e la ricostruzione alla quota originaria. Detto così, sembrerebbe un atto normale. Senonché il Comune ha già in mano uno studio tecnico, assai dettagliato, realizzato tre anni fa da consulente tecnico super partes nominato dal Municipio. Chi era quel consulente? Si chiamava Dario De Luca. E oggi si trova a essere il sindaco di Potenza.
Dunque, per il Comune di Potenza, non è più buona la perizia realizzata dall’allora stimato tecnico che oggi è il sindaco. Chissà cosa ne pensa lo stesso sindaco – è la prima domanda che sorge spontanea – di questa mancanza di fiducia dei suoi uffici.
Ora – dopo appunto dieci anni di sentenze penali e civili che hanno visto F. L. perdere e la Triani vincere – il Comune resta fermo. E’ dalla primavera scorsa che la corrispondenza fra la Triani e l’amministrazione si arricchisce di nuovi impegni a procedere. “Senza esito”, assicura la Triani.
“Il sindaco mi ha anche incontrato, nella sua stanza – aggiunge la signora – e mi ha dato ragione, assicurandomi che sarebbe intervenuto per accelerare le pratiche. Ma non è accaduto niente”. Forse – verrebbe da pensare, con un pizzico di ironia – si è offeso con i suoi uffici per la scarsa fiducia che hanno accordato alla sua perizia, e non ci vuole più parlare.

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