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Primo il Veneto, ultima la Calabria. Parliamo di tutela socio-sanitaria nelle rispettive regioni di residenza, di tutti quegli indicatori, cioè, che – secondo il Rapporto 2022 di Crea Sanità – contribuiscono a definire (e possibilmente a migliorare) le performance dell’assistenza in senso lato. Quella legata, sì, alle prestazioni sanitarie, ma nell’ambito di una tutela della persona più ampia.

Attenta, quindi, al tasso di ospedalizzazione e a quello di accesso alle cure, ma anche ai numeri dell’assistenza domiciliare erogata dai Comuni, all’inserimento lavorativo delle persone affette da disagio mentale o al riconoscimento di voucher e bonus economici a favore dei cittadini con disagio.

GLI INDICATORI-CHIAVE

La salute, quindi, come inclusione, legata e condizionata dal contesto sociale, economico, culturale e politico, a sua volta dinamico e bisognoso ormai (anche alla luce dell’esperienza pandemica) di investimenti, soprattutto al Sud, di tipo multidisciplinare e integrato.

Gli otto indicatori utilizzati nel rapporto Crea 2022 per tracciare lo stato dell’arte in ogni singola regione (1 di Appropriatezza, 1 Economico-Finanziario, 2 di Equità, 2 di Esiti, 2 di Innovazione) parlano chiaro di un Sud ancora fortemente penalizzato. Un territorio ancora “separato”, rispetto al quale i fondi del Pnrr dovranno garantire, più che in altre zone geografiche ma nell’interesse della sopravvivenza del welfare dell’intero Paese, miglioramenti di efficienza ed efficacia dei servizi.

Nonostante, infatti, le performance regionali 2022 – elaborate grazie a un panel di 100 componenti rappresentativi delle cinque categorie di stakeholder: Utenti, Istituzioni, Professioni sanitarie, Management aziendale, Industria medicale – mettano in evidenza un miglioramento generale di numerosi indicatori al Centro e nel Mezzogiorno, con una riduzione del gap rispetto alle altre ripartizioni geografiche, a lasciare ancora indietro il Sud sono due grandi temi: lo sviluppo della Digitalizzazione e il peggioramento dell’Equità, quest’ultima in grado di esasperare disparità esistenti già molto forti e impedire un riallineamento effettivo al resto del Paese.

Non a caso, per il ranking di “performance regionale”, si oscilla da un massimo del 54% (fatto 100% il risultato massimo raggiungibile) a un minimo del 24%: il risultato migliore, come accennato, lo ottiene il Veneto e il peggiore la Regione Calabria.
La voce “Equità” – vale la pena ricordarlo – comprende cinque indicatori (i peggiori proprio nel Mezzogiorno): “Quota di persone che rinunciano a sostenere spese sanitarie”, “Quota di famiglie che sperimentano un disagio economico a causa dei consumi sanitari pri-vati”, “Quota di cittadini che si ricoverano fuori Regione per patologie oncolo-giche”, “Quota di cittadini che si ricoverano fuori Regione”, “Quota di prestazioni ambulatoriali della classe di priorità D”.

IL MEZZOGIORNO ARRANCA

L’altro capitolo “nero” del Sud, quello della digitalizzazione, è ricompreso nella “Dimensione Innovazione” con sei indicatori: “Quota interventi eseguiti con tecniche mininvasive (laparoscopiche e/o robotiche)”, “Quota DDD per farmaci innovativi”, “Quota di assistiti che hanno attivato il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE)”, “Quota pazienti vivi dimessi non al domicilio”, “Quota di alimen-tazione FSE rispetto alle prestazioni erogate relativamente ai documenti del nucleo minimo” e “Tasso di pazienti adulti seguiti a domicilio con intensità assistenziale (CIA) base”.

Con un tema, quello del Fascicolo Sanitario Elettronico, rispetto al quale, secondo Crea «l’Expert Panel ritiene che sarà necessario monitorare l’effettiva alimentazione, specialmente in termini di estensione dei suoi contenuti anche alle prestazioni sociali, come anche a quelle sanitarie erogate dalle strutture private».

Tenuto conto che, nonostante le semplificazioni delle procedure di attivazione messe in atto dal decreto Rilancio 2020, resistono forti differenze regionali in particolare a svantaggio del Sud in termini di abilitazione e utilizzo.

Secondo quanto rilevato ancora dal panel, anche le migliori performance regionali risultano ancora significativamente distanti da una performance ottimale. E il divario fra la prima e l’ultima Regione del ranking è rilevante: quasi un terzo delle Regioni non arriva neppure a un livello pari al 30% del massimo ottenibile.

Ma le Regioni che sembrano avere livelli complessivi di tutela significativamente migliori dalle altre sono tutte al Nord: Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Lombardia, e di queste solo due hanno livelli di performance che superano la soglia del 50% (rispettivamente Veneto ed Emilia Romagna, con il 54% e il 52%). Toscana e Lombardia si posizionano a ridosso delle prime, con una valutazione al 48% e al 44%. Nel secondo gruppo, troviamo quattro Regioni con performance superiori al 40%: P.A. di Trento, Umbria, Friuli e P.A di Bolzano. Nel terzo gruppo troviamo Sardegna, Piemonte, Val d’Aosta, Marche, Liguria, Lazio e Basilicata, con livelli abbastanza omogenei, ma inferiori, compresi nel range 30-40%. Infine, il Mezzogiorno. Sei Regioni – Sicilia, Puglia, Molise, Abruzzo, Campania e Calabria – tutte con livelli che risultano inferiori al 30%.

LA DIMENSIONE SOCIALE

A conferma del peso che ha la dimensione “sociale” – introdotta in questa decima edizione del rapporto Crea – nel raggiungimento di un livello adeguato di tutela sanitaria, c’è il miglior risultato del Veneto e dell’Emilia Romagna e, simmetricamente, il peggiore per la Calabria: negli anni questa Regione rimane stabilmente ultima e non si evidenziano segnali significativi di recupero.

Nonostante, quindi, variazioni su base annuale verso un qualche miglioramento, ciò che anno dopo anno resiste pressoché invariata è la composizione del gruppo delle Regioni che si situano nell’area dell’eccellenza. Così come resta invariata quella del gruppo, più numeroso, delle Regioni (tutte meridionali) che purtroppo rimangono nell’area intermedia e critica.

In questo senso va sottolineato una volta di più che, seppure con alcune apprezzabili differenze quantitative, il “Sociale” non a caso è nelle prime tre posizioni nella Prospettiva di Utenti, Professioni sanitarie e Industria, così come gli “Esiti” è tra le prime tre Dimensioni per tutte le categorie di stakeholder, a eccezione di Istituzioni e Management, che esprimono a loro volta priorità “gestionali”, in termini di risorse, appropriatezza e innovazione.

Per quanto riguarda, in particolare, l’incremento di Appropriatezza e Innovazione, «questa variabile sembra poter essere messa in relazione con il disegno di ammodernamento del Ssn formulato a seguito degli stanziamenti di risorse per investimenti di cui al Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza); e anche all’importanza dell’innovazione organizzativa e tecnologica (vaccini, età:), per contrastare efficacemente la pandemia».


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