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CROTONE – Nuovo sequestro di beni a carico dei fratelli imprenditori modenesi di origine calabrese Palmo e Giuseppe Vertinelli, coinvolti nel processo di ‘ndrangheta “Aemilia” e attualmente in carcere.

L’INCUBO DI UN CROTONESE: ACCUSATO DI ESSERE UN PRESTANOME DELLA COSCA, MA ERA SOLO OMONIMIA

Il provvedimento, per circa 30 milioni, è stato seguito dai carabinieri del Ros e dei comandi di Reggio Emilia, Parma, Crotone, Aosta e Verona. E’ stato emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Reggio Emilia, su richiesta della Dda di Bologna.

Il sequestro, iniziato ieri, riguarda 11 aziende, 71 immobili, 22 autoveicoli e diversi rapporti bancari e finanziari, riconducibili ai fratelli Vertinelli, originari di Cutro e residenti a Montecchio Emilia (Reggio Emilia). I due sono attualmente detenuti nel carcere di Bologna, per associazione mafiosa, riciclaggio ed intestazione fittizia di beni.

Secondo gli inquirenti, i due fratelli, che sarebbero affiliati alla cosca Grande Aracri, nonostante i precedenti sequestri subiti a gennaio, febbraio e luglio, avrebbero ripreso le attività imprenditoriali intestando ad un giovane prestanome una nuova società, la Sime srl, fissandone la sede legale in provincia di Verona, allo scopo di sottrarsi all’inchiesta emiliana. A questa azienda sarebbero, in particolare, stati trasferiti i sub-appalti precedentemente assegnati alle società già sottoposte a sequestro. Un modo, in sostanza, per conservare il “patrimonio reale” dell’azienda confiscata.

Pochi giorni fa ha avuto inizio il maxi processo scaturito dall’operazione “Aemilia” (LEGGI), mentre proseguono i sequestri di beni ai danni di persone coinvolte (LEGGI).

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