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La Conferenza dei sindaci del Vibonese

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VIBO VALENTIA – Atto aziendale, continuità assistenziale, ospedali, servizi sanitari. Riorganizzazione della continuità assistenziale. Questi gli argomenti affrontati ieri pomeriggio al Comune capoluogo dalla Conferenza dei sindaci e dalla triade dell’Asp di Vibo.

Ma a risaltare su ogni cosa l’assenza della maggioranza degli amministratori locali, circostanza che è stata a più riprese stigmatizzata dai loro colleghi: «Sembra proprio che ad alcuni sindaci non interessino le vicende sanitarie del territorio salvo poi lamentarsi sugli organi di informazione». Ed in effetti su 48 ne erano  presenti 23, quindi meno della metà.

Le dimissioni di Condello e le accuse di Lampasi

La seduta però ha visto le dimissioni del sindaco di San Nicola da Crissa, Giuseppe Condello, da componente del Comitato ristretto della Conferenza dei sindaci denunciando il mancato coinvolgimento dell’organismo rispetto alle comunicazioni del commissario Asp da parte del presidente Maria Limardo (Sindaco di Vibo) e  l’aula nel momento dell’intervento di quest’ultimo, seguito dal collega di Monterosso, Antonio Lampasi che però, al momento non ha lasciato l’incarico. Da parte sua, il primo cittadino del capoluogo ha replicato affermando di aver ritenuto opportuno convocare l’assemblea generale dei sindaci proprio per condividere con tutti i colleghi gli argomenti esposti dal commissario, 
Ad ogni modo adesso si dovrà procedere alla nomina del nuovo componente del Comitato di rappresentanza. 

Le guardie mediche

Ad ogni modo, tralasciando questo dato, che comunque dovrebbe far riflettere, soprattutto gli elettori, è stato il commissario Asp, Giuseppe Giuliano a tenere banco in apertura di seduta. L’Atto aziendale – che deve ancora essere approvato – è stato come detto il fulcro della discussione nel quale si innestano varie tematiche. Ad esempio la continuità assistenziale (vale a dire le Guardie mediche): «La legge dice che ne servono 10 e invece ne abbiamo 39 – ha esordito – mentre il numero dei medici deve attestarsi a 45  mentre al contrario ad operare sono 113. Non se ne trovano altri e pertanto questo numero non mi consente di tenere aperte 39 postazioni, al massimo 32 e sempre per legge devono fare 12 ore e non 24», ha commentato Giuliano che poi ha garantito: «Non è mia intenzione chiuderle»; quindi un appello ai sindaci ad avere comprensione «nei confronti del management quando capita che una postazione rimane chiusa proprio perché non c’è possibilità di avere medici, fermo restando – ha precisato – che c’è possibilità che il sanitario possa spostarsi in un altro paese in caso di emergenza». Ma è sulla discrezionalità del medico che l’Asp ha le mani legate: «Questi è pagato per recarsi a domicilio in caso di chiamata ma spetta a lui decidere se il paziente necessita di essere visitato a casa. Il problema è che spesso tale decisione non viene quasi mai presa. Il Commissario non ha potere sui medici convenzionati che hanno un ampio margine di autonomia, l’unica soluzione è quella di licenziarli ma mi ritroverei con una figura in meno mentre gli interessati un posto di lavoro lo trovano comunque».

La situazione degli ospedali del territorio

Giuliano, nell’annunciare che nella giornata odierna incontrerà i consiglieri regionali per ragionare sull’accorpamento delle sedi e sulla possibilità di aumentare le ore da 24 a 36 sopperendo così alla riduzione delle postazioni stesse, si è poi focalizzato sugli ospedali: «A Vibo ho lasciato tutto com’era; a Tropea e Serra ho mantenuto un equilibrio dettato dall’esistente e ho aggiunto strutture a valenza dipartimentale, per avere certa autonomia e per staccarli da Vibo  anche se queste ultime devono superare il vaglio della Regione. Se tale  proposta dovesse passare i due ospedali del territorio sarebbero sicuramente diversi da come erano prima sia come gestione che organizzazione», ha argomentato aggiungendo che per quanto concerne gli interventi per infarto si è «stipulato un accordo che prevede una forma molto attenuata di telemedicina cardiologica per tutti e tre gli ospedali che in un secondo momento sarà integrata con il 118 e infine riuscire ad integrarlo con l’ictus; la società ci metterà a disposizione degli appositi caschi e i sanitari per la lettura dei dati. In questo modo si ridurrebbero gli accessi impropri al Pronto soccorso».

Le Case di Comunità

Altro tema affrontato è stato quello delle Case di comunità precisando che «nessuna di queste può sopprimere un ospedale ma anzi camminerà di pari passo con esso».

La parola ai sindaci

Subito dopo gli interventi dei vari sindaci a partire da Cosimo Piromalli (Spadola) che ha posto una serie di interrogativi al commissario soprattutto sui servizi sanitari nel vasto comprensorio serrese, per poi passare a Peppe Condello (San Nicola Da Crissa) che ha parlato di «scarsa rappresentanza politica alla Regione sui temi della sanità», a Salvatore Solano (Stefanaconi) che ha chiesto di organizzare un incontro con il commissario ad Acta, Roberto Occhiuto, a Giuseppe Pizzonia che ha rilevato la necessità di sensibilizzare la categoria dei medici e rimarcato l’esigenza che tutte le istituzioni lavorino in sinergia. A seguire Alfredo Barillari (Serra) che ha invitato Giuliano a pubblicare manifestazioni di interesse aperte anche ai medici pensionati da più di due anni dalla stessa Azienda, e siglare convenzioni per reperire quanto più personale possibile, rilevando, al contempo, l’assenza  all’ospedale di Serra di un reparto per le acuzie. E ancora i sindaci di Parghelia (Landro), Limbadi (Mercuri), Mileto (Giordano) e il presidente Maria Limardo (sindaco di Vibo) che ha rilevato il «fallimento della sanità politicizzata» e invitato gli amministratori ad «abbandonare i soliti campanilismi; spesso è meglio fare un passo indietro per raggiungere uno scopo più ampio, in questo caso dei servizi sanitari migliori».

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