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L'abbraccio della volontaria della Croce rosse ad una familiare

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CROTONE – Bastano cinque minuti o non serve l’eternità. Per Aisha e Jarabi, ad esempio, è servito un attimo: quando si incontrano, per la prima volta in Pakistan, capiscono subito di voler trascorrere il resto della vita insieme. Una storia d’amore, quella di questi due giovani dai nomi di fantasia ai fini della privacy, osteggiata dalle rispettive famiglie d’origine.

È per questa ragione che la coppia decide di fuggire, alla volta dell’Europa, per vivere liberamente i propri sentimenti. Un viaggio lungo ed estenuante, il loro. Un viaggio che li  costringe a separarsi: lei riesce a raggiungere l’Olanda, lui – ignaro – sale sulla “Summer Love”, il barcone che in una domenica, solo apparentemente uguale a tutte le altre, naufraga a Steccato di Cutro. La drammatica notizia – si sa – fa il giro del mondo, e arriva anche nei Paesi Bassi, dove Aisha da giorni sta cercando di mettersi in contatto, ma invano, col suo amore.

La giovane donna è disperata: crede che Jarabi sia stato inghiottito dallo Ionio, tuttavia decide comunque di attaccarsi alla speranza e di contattare il Servizio di ricongiungimento familiare della Croce Rossa olandese che, a sua volta, contatta gli “italiani”: sarà proprio una volontaria di Cri, a Crotone, una volta effettuati tutti gli accertamenti del caso, a dare la notizia all’uomo e a dirgli che Aisha lo sta cercando, che è al telefono, che sono entrambi vivi, tutti e due liberi.

«Questa è una storia necessaria, in un momento di grande dolore per la comunità», dice il presidente della Croce Rossa Italiana Rosario Valastro, giunto ieri nella città pitagorica. «Doveroso da parte mia – spiega – recarmi a Crotone: voglio ringraziare uno per uno i volontari  di Cri che, in questi giorni durissimi, stanno svolgendo attività veramente importanti, dal supporto sanitario, passando a quello psicologico, fino al servizio di “Restoring family links”. Non dimenticherò mai – continua il presidente – l’immagine di quella nostra operatrice mentre  abbraccia una madre sopravvissuta alla strage, una madre che si dispera sulla tomba del figlio».

Una vicenda «terribile», quella di Steccato di Cutro,  per Valastro che, dal 2013 al 2016, ha ricoperto la carica di presidente della Croce Rossa in Sicilia.

«Ancora ricordo – dichiara – quando mi comunicarono del naufragio di Lampedusa in cui, dieci anni fa, morirono oltre 300 migranti; ricordo – aggiunge – la tristezza che mi pervase insieme a quella voglia, mai scomparsa, di aiutare, di fare la mia parte con gli altri operatori. Quello di Steccato di Cutro è un evento che mi ha riportato con la mente a quei tragici giorni». E oggi come allora, dunque, gli interventi degli «uomini vestiti di rosso» non si arrestano.

«Noi di Croce Rossa Italiana – ribadisce il presidente – saremo sempre in prima linea con la nostra azione, con la volontà di realizzare progetti di cooperazione nei Paesi e nei territori da cui si fugge e, infine – conclude Rosario Valastro -, continueremo sempre a schierarci con l’umanità che viene prima di tutto e tutti  e a richiedere un  fatto preciso: la regolamentazione di un fenomeno, quello per l’appunto migratorio, nei confronti del quale nessuno, a qualsiasi latitudine e in qualsiasi tempo, può rimanere indifferente».

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