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La conferenza stampa degli inquirenti al momento dell'operazione

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Reggono al Riesame le accuse per quanto riguarda l’operazione Conflitto contro il clan Loielo. Il blitz ha fatto luce su due omicidi nelle preserre vibonesi, quello di Filippo Ceravolo e quello di Antonino Zupo


VIBO VALENTIA – Tutti rigettati dal Tdl di Catanzaro, ad eccezione di una posizione, i ricorsi dei soggetti attinti da misura cautelare nell’ambito dell’inchiesta antimafia “Conflitto”. Il blitz condotto dai carabinieri e coordinato dalla Dda di Catanzaro contro i presunti esponenti del clan Loielo di Gerocarne, accusati a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, tentato omicidio, omicidio, estorsione aggravata dal metodo mafioso e detenzione e porto illegale di armi comuni e da guerra.

La sola Enza Ciconte, compagna di Rinaldo Loielo, ritenuto a capo del gruppo, torna in libertà dopo il Riesame. La giovane, 31 anni, era stata destinataria di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere poi tramutata ai domiciliari per l’esigenza di assistere i figli piccoli. Adesso per lei è caduto ogni obbligo. Resta invece la gravità indiziaria, e quindi il mantenimento della misura, per gli altri indagati.

BLITZ CONTRO IL CLAN LOIELO, LA RICOSTRUZIONE DELL’OMICIDIO ZUPO SECONDO L’ACCUSA

Contestato a cinque persone l’omicidio di Antonino Zupo. Esponente del clan rivale degli Emanuele (imparentato con Bruno e Gaetano Emanuele), ucciso il 22 settembre del 2012 a Gerocarne. Delitto che preceduto da almeno quattro tentativi e da una lunga fase preparatoria. Secondo la ricostruzione dei collaboratori di giustizia Nicola Figliuzzi, Walter Loielo e Vasvi Beluli, Cristian Loielo, si sarebbe presentato a casa di Zupo fingendo di portargli del formaggio per conto di uno zio di Pizzoni e una volta entrato nell’abitazione, si sarebbe intrattenuto con la vittima per un po’ di tempo, dopo di che avrebbe poi estratto una pistola calibro 357 e sparato.

Per tale delitto, a ricoprire il ruolo di mandante è, in base alle indagini, Rinaldo Loielo, in quanto avrebbe dato mandato all’eliminazione di Zupo. Oltre a lui risultano indagati Filippo Pagano, cognato di Loielo, il fratello Valerio Loielo, e il cugino Cristian Loielo, 38 anni, nonché Francesco Alessandria, alias “Mustazzu”, questi ultimi due già al soldo dei Patania nella faida contro i piscopisani. L’accusa per Pagano, Valerio Loielo e Alessandria è di aver preso parte, secondo la ricostruzione della Dda, alle riunioni di organizzazione e pianificazione dell’omicidio mentre, come detto, Cristian è indicato come il presunto esecutore materiale. Per tutti loro il Riesame ha rigettato il ricorso e quindi permane la custodia cautelare in carcere.

OPERAZIONE CONFLITTO, LE ACCUSE RIGUARDO L’OMICIDIO CERAVOLO REGGONO ANCHE AL RIESAME

Per l’altro omicidio, quello dell’innocente Filippo Ceravolo, avvenuto la sera del 25 ottobre 2012 in località Calvario di Pizzoni sono indagati e attinti da misura cautelare Giovanni Alessandro Nesci, detto Alex, Nicola Ciconte e Bruno Lazzaro, ritenuti dall’accusa coinvolti, a vario titolo, nella fase esecutiva e logistica dell’agguato; a piede libero invece Pasquale De Masi e Rinaldo Loielo, indicato quale mandante.

IN base alle indagini della Dda sulla scorta delle risultanze dei carabinieri di Vibo, il vero obiettivo dell’agguato sarebbe stato Tassone, ritenuto vicino al gruppo Emanuele. Ceravolo si trovava in auto con quest’ultimo quando è stato attinto dai colpi di fucile. Morirà all’ospedale di Vibo poco dopo, mentre Tassone riporterà solo qualche ferita superficiale. Anche per i tre indagati attinti da misura cautelare il Tdl ha rigettato il ricorso. Come per l’omicidio Ceravolo anche per quello di Zupo la Dda contesta le aggravanti della premeditazione e dell’agevolazione mafiosa.

Stesso discorso vale per Nicola Criniti, 40 anni, Salvatore Emmanuele, 32 anni, Salvatore Farina, 24 anni, Rinaldo Loielo, cl,’95, (cugino omonimo), e Marianna Raimondo, 54 anni , madre di Rinaldo cl. 91, accusati dei restanti reati contestati a vario titolo.

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