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Giorgia Meloni

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La reazione in Italia: Riunione d’urgenza del governo Meloni sulla crisi della Wagner in Russia e contatti continui con l’Europa

Il governo italiano segue passo passo tutto quello che sta succedendo in Russia. Giorgia Meloni convoca un vertice con i ministri degli Esteri e della Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto. La riunione è allargata ai sottosegretari alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari. Esteri, Difesa e intelligence. La preoccupazione c’è. Anche se c’è, assicura il ministro degli Esteri, «è un problema che non ci riguarda: non tocca a noi interferire in quel che accade».

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IL BLITZ DELLA BRIGATA WAGNER, LA REAZIONE IN ITALIA E DI MONITORAGGIO COSTANTE

E ancora, sempre Tajani ribadisce la posizione italiana in scia con Usa e Europa: «L’Occidente è unito nel sostenere le ragioni dell’Ucraina, perché un Paese non deve essere invaso. Ma i problemi interni alle forze armate russe non ci riguardano e non tocca a noi interferire anche se evidentemente lo scontro indebolisce la presenza russa in Ucraina». E ancora, il titolare della Farnesina garantisce che «tutti gli italiani in Russia (circa 5.600) sono stati raggiunti e contattati dall’Unità di crisi della Farnesina e invitati alla massima prudenza e non fare spostamenti».

Ma al momento per loro «non c’è alcun rischio, non abbiamo segnalazioni di alcun problema, sono tutti al sicuro». Sia come sia, l’inquilina di Palazzo Chigi, poche ore prima, si è espressa così: «Gli sviluppi degli eventi che stanno accadendo in Russia testimoniano come l’aggressione all’Ucraina provochi instabilità anche all’interno della Federazione Russa. La consapevolezza è di una situazione di caos all’interno della Federazione russa che stona un po’ con certa propaganda vista negli ultimi mesi». Meloni è in contatto con le cancellerie europee e con tutti gli attori internazionali, anche perché «non possiamo far distogliere l’attenzione dall’Ucraina. Italia e Europa hanno mostrato una lucidità che non sempre si sono viste in passato. Quanto sta accadendo ci dimostra quanto certa propaganda fatta in passato dalla Russia, sulla forza e la compattezza del regime, non corrispondesse alla realtà».

NON SOLO IL CASO WAGNER E LA REAZIONE INTERNAZIONALE DELL’ITALIA, PER IL GOVERNO CI SONO LE SPINE SANTANCHÉ E MES

Tutto questo si inserisce in un contesto complicato per l’esecutivo di Giorgia Meloni. La posizione di Daniela Santanché si complica di ora in ora. Le opposizioni chiedono le dimissioni della ministra e anche all’interno della maggioranza c’è chi ritiene che la titolare del dicastero del Turismo debba presentarsi in aula per replicare alle domande e per chiarire dunque. Da Ischia, ecco la replica della diretta interessata: «Sono vent’anni che faccio politica, la vede la mia faccia? Ce l’ho sempre messa, se verrà formalizzata la richiesta che devo andare a riferire in Parlamento sarò fiera e orgogliosa di farlo».

Poi, a chi le chiede se tema un rinvio a giudizio, la ministra ricorda: «Non ho ricevuto un avviso di garanzia, non capisco come si possa parlare di rinvio a giudizio». Rispetto a venerdì la maggioranza si compatta attorno alla ministra del Turismo. Meloni la mette così: «Io penso non ci sia nessun problema a riferire in Parlamento, è una richiesta legittima del Parlamento. Sono contenta che la ministra Santanchè abbia dato la sua disponibilità, l’ho vista tranquilla in queste ore come sono tranquilla io». Segue Matteo Salvini: «Do massima fiducia ai colleghi in carica».

L’impressione è che il leader del Carroccio voglia raddrizzare la posizione della Lega, dopo l’uscita del capogruppo Riccardo Molinari, secondo cui Santanché avrebbe dovuto rispondere alla chiamata delle opposizioni di presentarsi in Senato. Anche Tajani recita la parte della colomba: «Uno è innocente finché non è condannato in via definitiva». In questo contesto il calendiano Osvaldo Napoli consiglia Meloni «di non sottovalutare l’affaire Santanché».

IL NODO DEL MES E I RISCHI DI PORTARE IN AULA LA RATIFICA DEL SALVA STATI

Da un nodo a un altro, ecco il Mes. Altra grana per Palazzo Chigi. Meloni ritiene che sarebbe un errore portare adesso in aula la ratifica della riforma del Fondo Salva Stati. «Ricorderete – dichiara – che il Parlamento aveva votato una mozione nella quale chiedeva al governo di non ratificare il Mes, a maggior ragione in attesa delle decisioni che riguardano il quadro complessivo della governance, vuol dire legge di stabilità, unione bancaria, garanzie dei depositi: chi oggi chiede di prendere questa decisione in questo momento non sta facendo un favore all’Italia». Non è dato sapere come andrà a finire. Certo è che non sembra esserci una terza via. L’unica alternativa possibile l’ha tracciata Mario Monti sul Corriere della Sera: ratificare il Mes, ma subordinarne l’utilizzo a una autorizzazione del Parlamento.


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