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Giorgia Meloni

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Giorgia Meloni pronta ad andare a Bruxelles per il Consiglio Europeo, sul tavolo tanti dossier caldi a cominciare dal Mes

Giorgia Meloni si presenta alle Camere in vista del Consiglio europeo e squaderna un discorso fortemente rivendicativo, pieno d’orgoglio. Al centro di tutto il fatto che l’Italia si batterà in Europa per la difesa dell’interesse nazionale, «come non sempre accaduto in passato». D’altro canto, si legge tra le righe della lunga arringa, l’Esecutivo formato all’indomani delle elezioni del 25 settembre è nato per questa ragione, per portare avanti questa idea di Europa. Ed è su queste note che l’inquilina di Palazzo Chigi si concentra sui tassi d’interesse che la Bce vuole ancora aumentare e sulle politiche economiche della Banca centrale.

GIORGIA MELONI AL CONSIGLIO EUROPEO, DAL NO AL MES AGLI INTERESSI SUI TASSI

«L’inflazione è tornata a colpire l’economia, è un’odiosa tassa occulta che colpisce soprattutto i meno abbienti. È giusto combatterla con decisione, ma la semplicistica ricetta dell’aumento dei tassi intrapresa dalla Bce non appare agli occhi di molti la strada più corretta. L’aumento dei prezzi non è figlio di un’economia che cresce troppo velocemente, ma di fattori endogeni, primo tra tutti la crisi energetica». Cui segue postilla: «Non si può non considerare il rischio che l’aumento costante dei tassi sia una cura più dannosa della malattia».

Per quanto riguarda il Mes, la ratifica della riforma del Fondo salvi Stati attanaglia i pensieri della maggioranza da settimane. La premier la mette così: «Non reputo utile per l’Italia alimentare una polemica interna sul Mes. L’interesse dell’Italia è affrontare il negoziato sulla governance europea, dove si discuta nel complesso nel rispetto del nostro interesse nazionale. Prima ancora di una questione di merito c’è una questione di metodo su come si faccia a difendere l’interesse nazionale».

Insomma, la premier intende ragionare in termini di pacchetto. Tradotto: il Mes si inserisce all’interno di una trattativa complessiva in ambito europeo che coinvolge il «patto di stabilità, il completamento dell’Unione bancaria e i meccanismi di salvaguardia finanziaria».

IL DOSSIER MIGRANTI

Sia come sia, di sicuro al centro del Consiglio europeo ci sarà la questioni migranti. «Non accetteremo soldi che trasformino l’Italia nel campo profughi d’Europa». E ancora: «Dobbiamo gestire l’immigrazione, sarà un tema centrale di questo vertice. Le regole di Dublino non sono solo superate, ma rischiose, perché contribuiscono alle tragedie cui assistiamo nel Mediterraneo».
Senza dimenticare che il vero nodo rimane uno: «Distinguere i migranti economici da chi ha diritto alla protezione internazionale: sono due materie diverse per anni contrapposte. Un ragionamento figlio di calcoli ideologici che ha indebolito chi ne aveva diritto. La difesa dei confini esterni è l’aspetto fondamentale, chi ha dato fiducia a me e al governo si aspetta risultati concreti e non importa se serve tempo, i risultati saranno strutturali e duraturi».

A ruota incalza ancora la Ue: «Rinnovo la vicinanza dell’Italia in relazione alla recente tragedia avvenuta al largo delle coste greche» e «l’impegno a stroncare» le reti di trafficanti, ma «la migrazione è una sfida europea e quindi richiede risposte europee». Come riuscirci? È necessario «avviare partenariati con risorse adeguate» è la riflessione di Meloni.

IL PIANO MATTEI

Ed è a questo punto dell’intervento che rilancia il cosiddetto Piano Mattei che verrà presentato nella sua versione definitiva, assicura, in autunno, perché «se si vuole affrontare il tema dell’immigrazione bisogna porsi il tema dello sviluppo dell’Africa».

Sul tavolo del Consiglio Ue, poi, politica industriale, mercato unico, competitività e produttività a lungo termine dell’Europa. Saranno affrontati anche i dossier su sicurezza e difesa. E circa l’aggressione russa all’Ucraina, la presidente del Consiglio sottolinea che «l’Italia ha tutte le carte in regola per giocare un ruolo da protagonista nella ricostruzione dell’Ucraina», Paese per il quale auspica l’ingresso ufficiale nella Nato.

GIORGIA MELONI AL CONSIGLIO EUROPEO, GLI ATTACCHI DELLE OPPOSIZIONI SUL MES

A questo punto si apre il dibattito. Giuseppe Conte è assai duro: «La presidente non può venire in Aula a recitare il ruolo dell’analista finanziario. Non può prendersela Con la Bce». Elly Schlein non si trova in aula ma le sferra un attacco da Bruxelles sul Mes: «Tenere bloccati venti Paesi per ragioni ideologiche e per non dire la verità alle italiane e agli italiani, e cioè che ratificare il Mes non vuol dire chiederne l’attivazione vuol dire essere un governo irresponsabile. E Meloni ci sta mettendo in imbarazzo anche rispetto agli altri interlocutori internazionali».

Altre critiche arrivano da Nicola Fratoianni, di Sinistra Italia, che se la prende con la premier sui migranti: «Presidente Meloni, la sua retorica sui migranti è un mix impressionante di cinismo e inadeguatezza. Ha gridato più volte che dobbiamo difendere le frontiere nazionali, eppure io che sono affezionato all’Italia ho sempre pensato che la difesa sia qualcosa che si mette in campo quando di fronte a noi c’è un pericolo. Onorevole Meloni, risponda da madre a una domanda che io le faccio da padre: da che cosa dobbiamo difenderci? Dai 100 bambini che, rinchiusi in una stiva, sono finiti in fondo al mar Jonio? Dai bambini morti a Cutro?».

In Senato, l’ex premier Mario Monti si dice d’accordo a metà sul Mes, ma sostiene che affidarsi a una trattativa globale con la Ue «è sinceramente un po’ periglioso».

LA VIA DELLA SETA

Nella replica Meloni alza i toni e si rivolge così alla parte sinistra dell’emiciclo: «Fate opposizione e non incitate la Ue contro l’Italia». Ancora una volta la premier rilancia il Piano Mattei: «Mi spiace si riesca a far polemica anche su un progetto di visione come il Piano Mattei messo in campo nell’interesse dell’Italia e della Ue. La cooperazione seria si fa da pari a pari, quando le nazioni si legano con progetti strutturali: quello che vogliamo con il Piano Mattei è un progetto pionieristico su cui cerchiamo di coinvolgere la Ue».
Infine, la via della Seta: «C’è tempo per modificare, la questione va maneggiata con delicatezza, cura e rispetto e coinvolgendo il Parlamento: su questioni così delicate meglio non accelerare, ma cercare soluzioni le più valide possibili nella difesa del nostro interesse».


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