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Lea Garofalo

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È morto suicida in carcere Rosario Curcio, uno dei quattro killer condannato in via definitiva per l’omicidio di Lea Garofalo

PETILIA POLICASTRO – Si è tolto la vita impiccandosi in carcere il 46enne Rosario Curcio. Uno dei quattro condannati in via definitiva all’ergastolo per l’uccisione di Lea Garofalo. La testimone di giustizia fu assassinata, bruciata e sepolta in un tombino, in un campo vicino Monza. Oggi riposa nel cimitero monumentale di Milano, accanto ai cittadini illustri del capoluogo lombardo. I funerali, annuncia un manifesto affisso nella cittadina dell’Alto Marchesato, si terranno in data da destinarsi. Si attende l’esito dell’autopsia disposta dalla Procura di Milano.

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L’uomo, che era detenuto nel carcere di Milano Opera, era stato trasferito d’urgenza al Policlinico ma vi è giunto senza vita. C’è una tragica analogia. Nel giugno 2014 morì Giuseppe Venturino, il padre di Carmine, il pentito (condannato a 25 anni per l’attenuante della collaborazione con la giustizia) che fece rinvenire i resti di Lea Garofalo.

MORTO SUICIDA ANCHE IL PADRE DI UN ALTRO KILLER (PENTITO) DI LEA GAROFALO

Giuseppe Venturino morì per i gravi traumi procuratisi durante un tentativo di suicidio maturato alcune settimane prima. Era rimasto particolarmente turbato per aver visto una trasmissione televisiva nel corso della quale era stata ricostruita la vicenda di Lea. In quell’occasione erano stati mandati in onda alcuni passaggi della testimonianza del figlio che descriveva le modalità agghiaccianti con cui fu distrutto il cadavere, nel magazzino dell’orrore.

Curcio, nipote omonimo del presunto reggente del clan stando alle sentenze, si occupò di far sparire il corpo e di distruggerne i resti, insieme a Venturino. Il tutto dopo che Carlo Cosco, mandante, e il fratello Vito strangolarono Lea nell’appartamento di Milano in cui era stata attirata con una trappola.

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