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Antonio Montemurro che sta portando in scena lo spettacolo Lisistrata di Aristofane

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«Trascurati, ignorati, condizionati da burocrazia. Si pensa ai grandi eventi e non si fa niente per tenere in vita le altre realtà» Antonio Montemurro, di Talia Teatro, spiega come la cultura locale a Matera non sia considerata in maniera adeguata

Una cultura che dimentica le sue radici. Che trascura associazioni che come Talia Teatro sono operative da quasi trent’anni. Che non riesce a dare un’immagine di sè e delle proprie radici e della propria storia da tramandare nel futuro ma anche da mostrare ai turisti che arrivano in città e che oltre ai grandi eventi (che hanno avuto il sopravvento a Matera in queste ultime settimane) vorrebbe anche magari conoscere la storia, le tradizioni della città accompagnate anche da una risata che certamente non guasterebbe.

A spiegare come ci si può sentire evidentemente trascurati, non considerati in maniera adeguata in città ci pensa Antonio Montemurro di Talia Teatro che ha espresso il suo rammarico (pur cercando di allontanare ogni forma polemica) da una città e da più amministrazioni che non considerano adeguatamente il lavoro fatto in tanti anni.

«Matera organizza grandi eventi oramai da lustri con il sindaco Adduce, De Ruggieri ed anche adesso con l’amministrazione Bennardi ma dimentica, secondo il mio modo di vedere, gli eventi locali. Se non adesso quando i materani potranno esprimersi? Non mi riferisco solo al teatro ma anche ad esempio alla musica folk cioè coloro che esprimono le vere tradizioni locali. Con tutto il rispetto il grande attore o cantante che arriva in città non ha. forse. un suo senso perchè non lascia niente alla città. A cosa serve? Ai materani? io coglierei invece l’occasione di una città che è stata capitale della cultura per portare avanti la nostra cultura. Personalmente ho scritto opere teatrali (Chitaridd, Fave e Cicorie, Carlo Levi, Il Conte Tramontano, Il pozzo della nostalgia, Ferdinando Petruccelli della Gattina, Isabella Morra) che sono microstorie locali sconosciute spesso anche a persone colte che andrebbero diffuse».

Cosa bisognerebbe fare per riuscire a dare una risposta a questa criticità?

«Io credo che accanto (non al posto) dei grandi eventi di questi mesi o degli anni passati si dovrebbe dare spazio alle realtà locali pensando per esempio a quello che fanno in Puglia dove montano un palco nella piazza cittadina e le realtà locali recitano o si esibiscono. Io sto facendo in questi giorni Lisistrata nei Sassi.

Ho il mio pubblico ma ho solo quello. L’Amministrazione pubblica dovrebbe dare più attenzione nei confronti delle nostre realtà. E poi c’è un altro problema che è quello della burocrazia. Il Comune fa un bando di cui vanno fieri se voi leggete quel bando vedrete che ci sono difficoltà a comprenderne il significato. Paletti infiniti e spesso incomprensibili. Servono persone specializzate per poter riuscire a parteciparvi.

Noi oggi ci troviamo a pagare il suolo pubblico per serata, paghiamo l’aria che respiriamo. Servirebbe almeno dare qualche servizio a realtà più piccole come le nostre».

Nel bando però c’è una parte che fa riferimento ai cosiddetti eventi storicizzati della città, voi siete una realtà che compirà 30 anni l’anno prossimo non rientrate in questi eventi storicizzati?

«Io ho chiesto tante volte che significa eventi storicizzati. Che cosa si intende? Quando un evento si dice storicizzato? Non ho risposte. Non voglio fare polemiche. Avrei solo gradito che gli enti locali ci “sfruttassero” addirittura per portare ai turisti Matera con le nostre facce e i nostri panni. Come succede in tutte quante le realtà italiane. Quando Matera altrimenti dovrebbe esprimere la sua cultura?

Penso non solo al teatro ma anche ad esempio ad un Claudio Mola che fa la musica folk che fa venire la pelle d’oca e porta la vera, autentica cultura. I turisti credo che la gradirebbero moltissimo».

La mancanza di un teatro in città e la difficoltà di fare attività è una mancanza storica della città che vi limita fortemente?

«La città ne è sprovvista. Il Teatro Duni è in quelle condizioni, il teatro Comunale non è proponibile nè ce lo possiamo permettere. Inoltre le spese tra Siae, service, noleggio teatro. tipografia, occupazione di suolo pubblico non rendono sostenibile la nostra produzione. Non possiamo far pagare 50 euro allo spettatore tenendo presente che il nostro obiettivo è esclusivamente quello di riuscire a coprire le spese vive che abbiamo per svolgere l’attività. Null’altro.

Tempo fa l’amministrazione provinciale portò avanti una bellissima iniziativa “Uno trentuno” e fu bellissimo. Facemmo uno spettacolo per abbattere la credenza del malocchio a Colobraro con la commedia “Non è vero ma ci credo” e da lì nacque l’idea di giocarsi la carta del malocchio con l’iniziativa attuale di spettacolo. Questo è quello che andrebbe fatto esaltare la nostra cultura e potremmo fare altri esempi, penso a Isabella Morra a Valsinni. Dobbiamo dare spazio alle realtà locali con poco, pochissimo.

Per riuscire a portare avanti le iniziative. Basta poco. Invece ricordo ancora come sono stati sprecati 130mila euro per un castello di cartone che in 24 ore fu costruito e poi smontato mandando in fumo 130mila euro. Facendo quello che per me è una follia»..

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