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Luca Braia

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Elezioni Regionali in Basilicata, Luca Braia sul “patto federativo di centro” appena battezzato con due esponenti della maggioranza e un ex M5s

POTENZA – Il “patto federativo di centro” siglato con due esponenti della maggioranza come Dina Sileo e Vincenzo Baldassarre, oltre che l’ex M5s Gino Giorgetti, non è un biglietto di sola andata per traghettare Italia viva nel centrodestra. Non se il governatore uscente, Vito Bardi, non annuncerà una svolta radicale nel metodo di governo, proponendosi per un secondo mandato. Tanto più se nell’altra metà dello schieramento politico continuerà a farsi largo un civismo «amico», in linea col protagonismo chiesto dal Papa ai veri cattolici, e non certo «di facciata» come spesso capita.

È una libertà dal valore inestimabile quella di guardarsi attorno, che il capogruppo di Italia viva in Consiglio regionale, Luca Braia, rivendica per sé e per i federati del progetto politico centrista annunciato venerdì. Mentre vanno formandosi gli schieramenti per le elezioni regionali della prossima primavera.

Capogruppo Braia, venerdì avete diffuso una nota in cui si parla di un progetto politico proiettato sulle elezioni regionali del 2024 in Basilicata, ma col centrodestra o col centrosinistra?

«In questa fase siamo aperti al dialogo con tutti, assolutamente senza vincoli. Quello che pensiamo sia utile per la Basilicata è riaprire una modalità di confronto sul merito delle questioni, che credo sia mancato in questi anni per costruire una Basilicata migliore nel futuro. Quindi i suggerimenti che possono arrivare dalle associazioni, dai partiti, che vogliono fare questo percorso, son per noi linfa vitale. Poi se troveremo lungo questo percorso persone che ci vorranno concretamente, praticamente sostenere, mettendoci la faccia, ne saremo felicissimi. Io credo che ci siano state un po’ di di cose che non sono andate nel passato, in cui ha governato di fatto il centrosinistra, ci sono delle cose che non sono andate per il verso giusto con questo centrodestra. Sono veramente tante dalla sanità allo spopolamento sino all’abbandono delle aree interne. Quindi crediamo che dal punto di vista del metodo e del merito ci sia spazio per mettere in piedi un modo di fare politica differente, meno proclami, più operatività, che ci sia la necessità di mettere in piedi progetti di riforma di questa Basilicata da tutti i punti di vista, e credo che si possa fare molto meglio. Cosa faremo in termini di alleanze lo vedremo. Di fatto non pensiamo di essere annessi a prescindere. Vorremmo essere, come è giusto che sia, non dico protagonisti assoluti ma neanche soggetti che possano in qualche modo essere associati a destra o a sinistra senza aver condiviso un programma e anche una modalità di rappresentanza che negli ultimi anni è stata troppo esterofila rispetto alle nomine di dg e direttori di enti. Ci sono lucani in Basilicata, in Italia e nel mondo che sono grandi intelligenze che dobbiamo provare a riportare nella nostra terra. In ogni campo. Non c’è uno schema prestabilito. Certo è che quello che immaginiamo noi è un centro baricentro e non un centro residuale che si accoda».

Soprattutto a sinistra a livello locale c’è già un certo lavorio pre-elettorale, caratterizzato da trattative e discussioni varie. Ci sono anche delle sedi in cui si stanno incontrando per discutere che fare e che non fare, a partire dalle primarie per la scelta del candidato governatore.

Lei pensa che il vostro nuovo soggetto politico dovrebbe essere presente in questi luoghi di discussione del centrosinistra, e allo stesso tempo anche nei luoghi di discussione del centrodestra?

«Ad oggi noi abbiamo lanciato questa idea e pensiamo a delle iniziative per capire che tipo di interesse suscita. Perché poi alla fine ci sono cinque consiglieri regionali ma la comunità è un’altra cosa. Bisogna pure capire che tipo di appeal ha questa idea di un patto federativo che vuole aprire un’opzione al centro della politica regionale. Se sederci a tavolo di una parte o dell’altra lo decideremo poi. Penso che ci sia ancora il tempo per poter provare a dire la nostra anche. Per i tavoli di costruzione delle alleanze, piuttosto che dei programmi, non è presto ma non è neanche tardissimo. Credo che ci sia ancora uno spazio. Vorremmo prima capire come gli altri ci vedono in termini di rappresentatività, e l’interesse che hanno verso di noi, e soprattutto verso le nostre proposte. Questo è un po’ il processo che vogliamo mettere in campo. Non siamo un soggetto civico che va da una parte dell’altra, ma vorremmo essere una rappresentanza politica in grado di aprire un’interlocuzione con chi vuole davvero dare un contributo diverso da quello che è stato in passato. Ripeto: errori ne sono stati fatti nel passato, ma errori ci sono anche nel presente, evidenti, di approccio alla visione politica, alla modalità di costruire il programma e in quello che si è realizzato. Io sono molto critico al riguardo, non è che nascondo delle mie perplessità. Però in questo spazio c’è anche chi ha sostenuto questo governo ma si rende conto che molte cose non sono andate bene. Tutti e 5 siamo convinti che si può fare molto di più e molto meglio, e che c’è bisogno di qualcuno che si faccia carico di aprire un’interlocuzione, forte di una sua proposta, con chi vorrà avere a che fare con noi. Noi vogliamo dialogare in maniera libera e concreta con il mondo reale da quello associativo al sistema delle imprese e soprattutto i sindaci a cui va dato un nuovo protagonismo reale nelle scelte e nella costruzione delle politiche non solo assecondati o accontentati alla bisogna».

Bardi potrebbe essere un interlocutore utile?

«Non si esclude nessuno. Abbiamo detto una cosa chiara nel comunicato».

Sì, ma se si parla di errori compiuti da questa amministrazione uno vorrebbe capire se si ritengono errori emendabili o meno.

«Beh, non è che in passato sia andato sempre tutto bene e non si sono confermate alcune candidature, anche verticistiche, perché sono stati compiuti degli errori. Io, Luca Braia, penso che questo governo non abbia fatto bene, ma le motivazioni per non fare bene possono essere tantissime. Non si esclude nulla per questo motivo, perché nell’analisi che noi facciamo e che renderemo anche pubblica ci sono delle situazioni che sono evidentemente andate non bene forse non solo per Bardi. Questo non vuol dire che lui non abbia la responsabilità, ci mancherebbe. Lui ha la responsabilità principale perché è presidente, avrebbe potuto attivarsi meglio e con più forza sui territori, con la società, ascoltare di più, aprirsi di più anche ai contributi delle opposizioni. Avrebbe potuto fare molto meglio da un punto di vista politico, però mi sembra paradossale che oggi Fratelli d’Italia scarichi la colpa solo ed esclusivamente su Bardi. Mi pare una cosa folle dal punto di vista metodologico. C’è un’assunzione di responsabilità che non vogliono fare, nonostante abbiano costruito e sostenuto questa maggioranza prima con uno ed oggi, dopo i cambi di partito, con ben 5 consiglieri, e sempre con propri rappresentanti in giunta e con Cicala da mesi presidente del Consiglio. Mi sembra assurdo che che si parli così. E’ evidente che chi se n’è uscito dalla Lega, come Dina, o Baldassarre, che pure in certi momenti è stato molto critico, non è esaltato da questa esperienza, forse anche a causa di una certa marginalizzazione a livello di coinvolgimento. Quindi è chiaro che abbiamo fatto questo gruppo con chi in qualche modo ha visto, da punti di vista e provenienze differenti, una criticità in quello che è stato. Consapevoli, però, che si può stravolgere lo schema. Certo non è il centro che si accoda. Vorremmo essere, e questo è, un centro che in qualche modo diventa protagonista nel futuro».

Non vi sentite il partito di Bardi allora?

«Assolutamente no, ma assolutamente no».

Baldassare quest’etichetta se la porta dietro fin da quando faceva blocco con l’ex leghista Massimo Zullino…

«Se c’è una verità è che tutti e 5 siamo assolutamente liberi di decidere. Non c’è una difficoltà da parte di nessuno di noi a fare scelte che siano anche un po’ in contraddizione rispetto alle esperienze pregresse passate…»

Venendo da posizioni diversificate questo vuol dire che sareste pronti a fare tutto e il contrario di tutto…

«Non lo so, io vorrei essere protagonista di una fase nuova. Metterò in campo proposte che a volte non sono state ascoltate, ieri come oggi, e che sono convinto che potrebbero fare del bene per questa regione. Però, voglio dire, sono punti di vista. Intanto sul metodo: il metodo non mi è piaciuto di questo governo. In passato magari non mi sono piaciute alcune decisioni però il metodo era sicuramente diverso. Il confronto con i sindaci, con le comunità non è mai mancato in questa regione. Forse è stato persino troppo. Ora si è passati all’altro estremo ed è un metodo che non mi piace. Se si continua così non esiste. Su argomenti importantissimi non aver voluto aprire confronti con le opposizioni è un errore che non vorrei si ripetesse».

Eppure non chiudete alle interlocuzioni con questa amministrazione. È così?

«La libertà che ci stiamo prendendo in questa fase è quella lì, ma guardiamo anche molto con interesse quello che succede nell’altro campo».

A proposito dell’altro campo, lì la notizia è forse ancora questa iniziativa del laicato cattolico che adesso è diventato un soggetto politico che si chiama Basilicata casa comune. C’è stato un appello, c’è stata una risposta del segretario del Pd. Che giudizio ne dà?

«Al netto di come uno la possa pensare sicuramente non è un fatto secondario che la comunità laica cattolica esprima un proprio parere. Anzi, devo dire la verità: sono stati fin troppo tempo in silenzio. Meno male. Chi esprime valori sociali non può dirsi distante dalla politica. Poi può essere distante dai partiti, può essere distante dalle istituzioni regionali, provinciali e comunali, e, ma non è certo distante dalla politica. Quindi sono contento che si sia fatto questo percorso. Lindo è un mio amico. Lindo Monaco che ha preso un po’ la guida di questa iniziativa. Sono molto felice per la Basilicata che ci sia in campo un contributo del genere. Mi sembra assurdo che si sia tirata la chiesa a destra e a sinistra. E’ evidente che il messaggio che arriva dal Papa è proprio quello di essere protagonisti, e la loro iniziativa è del tutto in linea con questo messaggio. Io me lo auguravo e me lo auguro che diventino protagonisti, al netto del dei destini personali».

E sulla scelta di campo compiuta?

«Io non so quale sarà. Certo il loro documento programmatico parte da un’analisi critica e condivisa: la Basilicata non è l’eden, come qualcuno può può immaginare di narrare, e le criticità sono veramente tante. Se vogliamo è un po’ anche il nostro pensiero. Ma anche qui, se poi alla fine non riscontreremo nelle proposte che si faranno la traduzione in atti pratici di tutto queste premesse, non è detto che si vada avanti in quella direzione. Il nostro è il posizionamento politico di chi in qualche modo sta già facendo politica. Mentre la scelta di essere in campo con questa “casa comune” è una scelta che proviene dalla società civile e merita il rispetto e la considerazione in quanto tale. Poi anche loro immagino che nel loro percorso faranno scelte diverse tra assumere una posizione un po’ più ideologica, più partitica. Lo vedremo. Non mi sembra un’iniziativa strumentale, ecco. Rispetto al civismo di facciata che spesso si vede in politica, questo è oggettivamente qualcosa di diverso. E’ un patrimonio da custodire e valorizzare e del quale vanno ringraziati i vescovi che l’hanno promosso e realizzati attraverso i tavoli di lavoro del Cral (Consulta regionale delle aggregazioni laicali, ndr). Almeno così la vedo io».

Qualcuno ha associato l’annuncio della nascita del vostro “Patto federativo di centro” con l’avvio dell’ultima tornata di nomine della legislatura…

«Non ce ne frega nulla».

Il vostro posizionamento all’interno del Consiglio regionale non pare più riconducibile a un’opposizione intesa in senso stretto, anche se non formalizzerete l’esistenza di un gruppo unico…

«Sinceramente non so quante sedute del Consiglio regionale si faranno ancora, ma in questo percorso iniziale del patto federativo potrebbe anche succedere di votare diversamente tra noi. Io non lo escludo perché ormai l’esperienza politica in divenire della legislatura è di fatto esaurita. Io non so quante scelte politiche saranno portate in discussione in Consiglio. Magari avessero il coraggio di metterle in campo a differenza di quanto fatto sino ad oggi dalla sanità in grandissima difficoltà, dalla valorizzazione del patrimonio forestale a quello idrico sino al rilancio del sistema imprenditoriale di fatto abbandonato».

In 5 anni se ne sono viste talmente tante che uno pensa che possa succedere di tutto. Allora viene da chiedersi, al di là della imminente scadenza naturale della legislatura e del fatto che probabilmente le sedute del Consiglio e le discussioni saranno veramente ridotte al minimo, esiste un problema di pesi e contrappesi? Intendo nel momento in cui Braia continua a presiedere della seconda commissione, che dovrebbe essere la commissione di controllo dell’operato dell’amministrazione regionale, e Polese fa il vice presidente del Consiglio in quota minoranza, quando entrambi hanno già un dialogo aperto con la maggioranza per una possibile intesa elettorale?

«I miei colleghi di maggioranza e di opposizione sanno che il mio agire come presidente di una commissione di controllo affidata alle minoranze è sempre stato veramente super partes. Non ho mai bloccato un atto per strumentalità. Non mai, mai, mai, mai viziato una decisione facendo pesare il ruolo. Mai. Sarebbe proprio il contrario della filosofia alla base del mio stare in politica. Tutto quello che si deve fare, si fa. La differenza la fanno le scelte non la fa la strumentalità del ruolo che tu assumi. La differenza la fanno i risultati che conseguono alle politiche che uno mette in campo. Non è che se io blocco due settimane un bilancio dell’Apt ho risolto il problema. Non ho risolto il problema. Quello che importa sono le scelta che stanno in quel bilancio dell’Apt. Quindi non mi condiziona per nulla questo percorso avviato. In Consiglio continueremo come Italia viva, io e Mario, a valutare le cose nel merito, cosa che abbiamo fatto fino ad oggi anche distinguendosi dai colleghi della minoranza, sebbene nel 90% dei casi abbiamo deciso il da farsi in maniera omogenea. Certo alcune platealità non ci appartengono e non le abbiamo messo in campo. È possibile che continueremo magari a votare alcuni provvedimenti in maniera difforme alla minoranza, ma questo non accadrà perché io sarò chiamato dalla maggioranza a condividere un progetto, un disegno di legge. Continuerò a essere opposizione e probabilmente Baldassarre e Dina (Sileo, ndr) potrebbero essere chiamati a fare riunione di maggioranza per condividere una decisione. Quello su cui stiamo lavorando è una prospettiva, questo è evidente. Quindi non ci condiziona nel nostro agire quotidiano, perché non ci ha condizionato fino ad oggi il nostro posizionamento per come abbiamo inteso svolgere il nostro ruolo. Noi cercheremo di essere quanto più coerenti possibili alla prospettiva, nelle proposte. Perciò rispetto a una proposta sullo smart working, piuttosto che sulla cultura proveremo ad ad esprimerci insieme, come abbiamo fatto ultimamente, proprio perché si cominci sin da subito a dare l’idea che c’è una proposta organica, che non è la proposta di un singolo, e che può caratterizzare questo mondo e quest’area politica, su cui chiederemo attenzione. Ma anche qui: non è che se si approva una nostra proposta vuol dire che siamo andati col centrodestra, ci mancherebbe. È già successo sulla dieta mediterranea per cui abbiamo avuto una legge approvata all’unanimità. È successo con la legge sull’oblio oncologico, sempre approvata all’unanimità. È successo anche su leggi del Movimento 5 Stelle. Noi pensiamo, al netto di alcune divisioni e diversità di idee, di aver trovato un punto comune e vorremmo capire se su questo punto comune, non solamente in Consiglio ma anche nella società, si possono trovare forze che che aggiungano carburante propositivo. In conclusione non escludo diversità di voto su qualche provvedimento invece mi auspico che ci sia convergenza nella proposta, come abbiamo fatto nelle ultime settimane, e vorremmo poi che queste proposte ci sia la maggiore attenzione possibile. Sia quelle che si riusciranno a portare avanti in Consiglio ora, sia quelle che verranno messe all’interno di una proposta per il futuro della Basilicata da presentare ai cittadini».

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