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Ursula von der Leyen

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La partita sulla gestione dei migranti l’Italia ieri l’ha giocata su due “tavoli”, a Bruxelles e a Berlino, prendendo tempo e bloccando, di fatto, l’intesa. E con fastidio esprimendo una certa “sorpresa” per la presenza di 7 navi gestite dalle Ong che navigavano tra Libia, Tunisia e Italia battenti bandiera tedesca “proprio mentre era in corso il vertice per trattare su un possibile nuovo patto per i migranti”, hanno fatto trapelare fonti di governo all’Ansa.

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ieri mattina, ha lasciato la sede del Consiglio Affari Interni in anticipo chiedendo qualche giorno di riflessione per valutare il nuovo compromesso proposto dalla presidenza spagnola per andare incontro alle richieste della Germania, in particolare sulle tutele per i migranti e sull’esclusione dei salvataggi delle Ong dalle situazioni di strumentalizzazione della migrazione che, stando alla normativa, attiverebbero l’emergenza flussi. La frenata ha, quindi, fatto slittare l’intesa attesa per ieri. Si allungano, di conseguenza, i tempi sull’accordo Ue sul regolamento delle crisi inserito nel Patto sulla migrazione e l’asilo: l’Italia ha chiesto approfondimenti, la Spagna parla di “sfumature”.

“C’è solo una differenza” di vedute sul testo, “la verità è che ci è mancato un po’ di tempo” per raggiungere l’intesa: ha sostenuto il ministro dell’Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska. “Sono sfumature, che magari richiedono qualche giorno per essere risolte e riguardano i 27”, ha sostenuto. “Mi pare che non ci siano grandi ostacoli, troveremo l’accordo, molti progressi sono stati fatti”, ha aggiunto la commissaria Ue agli Affari Interni, Ylva Johansson, dicendosi “convinta che nei prossimi giorni ci sarà una decisione formale”.

Nelle stesse ore il ministro Tajani si confrontava a Berlino con la ministra degli Esteri tedesca, Annalena Baerbock: “Non abbiamo detto no alla proposta tedesca presentata stamani, il ministro dell’Interno ha soltanto preso tempo per esaminare dal punto di vista giuridico i contenuti di questa proposta, ma questo non significa pensare che non si debbano salvare le persone in mare”, ha tagliato corto Tajani riferendosi proprio alla proposta di compromesso.

“L’Italia non ha detto no, abbiamo chiesto tempo – ha poi ribadito il ministro degli Esteri – tutti quanti hanno chiesto tempo, la proposta ricordo che è arrivata questa mattina, il tempo quello normale di una valutazione più approfondita dal punto di vista giuridico, sentendo anche le opinioni da parte degli altri componenti del governo, da parte del ministro dell’Interno”.

Il leader di Forza Italia ha sottolineato che “nessuno fa la guerra alle Ong, diciamo soltanto però che non possono essere, come Frontex, una sorta di calamita per attrarre i migranti che poi vengono portati guarda caso sempre e soltanto in Italia. Non si può trasformare l’Italia nel luogo in cui vengono portati tutti i migranti che vengono salvati nel Mediterraneo”. Il ministro italiano, poi, ha chiesto che gli sforzi finanziari siano concentrati su soluzioni strutturali: “Ho ricordato ad Annalena – ha detto – la lettera che il nostro presidente del Consiglio ha inviato al cancelliere affinché gli sforzi finanziari siano concentrati nei singoli Stati su soluzioni strutturali per risolvere la questione migratoria. La posizione italiana l’ho riferita con grande lealtà e grande spirito di collaborazione”.

Un braccio di ferro su due fronti ma “l’amicizia e la collaborazione non impediscono di sottolineare quando ci sono dei punti di disaccordo che ci sono dei problemi, ma i problemi non è che intaccano l’amicizia storica, tradizionale, antica”, ha tenuto a sottolineare Tajani. Tornando a Bruxelles, dalla riunione di ieri è emerso che finora sono stati oltre 250 mila gli arrivi irregolari nella Ue nel 2023. Il principale aumento è nella rotta del Mediterraneo centrale, verso l’Italia e soprattutto verso Lampedusa “che è veramente sotto pressione”, ha ammesso ieri la commissaria Ue Ylva Johansson in conferenza stampa dopo il Consiglio Affari Interni. “Io penso che si arrivi ad un accordo prima del vertice di Granada”, ha aggiunto il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska.

Incalzati dai cronisti sulla richiesta di una riflessione che, secondo fonti europee, l’Italia avrebbe avanzato per dare l’approvazione al compromesso spagnolo sia la presidenza di turno sia la commissaria Ue Ylva Johansson non hanno voluto dare dettagli, limitandosi a ripetere che “non ci sono grandi” ostacoli per un’intesa. Anche perché i “fatti accaduti recentemente nell’isola di Lampedusa dimostrano che un accordo sul patto Ue sulle migrazioni e l’asilo è necessario e irrinunciabile”, ha sottolineato Grande-Marlaska, in conferenza stampa. “Per noi è importante che, in caso di crisi o di strumentalizzazione dei migranti, si garantisca che gli standard” relativi all’asilo “non siano abbassati”, ha sottolineato la ministra degli Interni tedesca, Nancy Faeser, rispondendo alle domande dei giornalisti sui punti reclamati da Berlino per approvare l’intesa sul regolamento sulla gestione delle crisi, parte del Patto Ue per l’asilo e la migrazione. Per dare il suo consenso al compromesso, il governo tedesco chiede che siano garantite “altre condizioni”, ha sottolineato Faeser.

“Ad esempio, i Paesi” che chiedono l’attivazione dello stato d’emergenza “devono anche garantire di aver sfruttato appieno le misure” normali, ed “è importante che la Ue decida” su una richiesta di crisi “a maggioranza qualificata”, ha spiegato la ministra. In mattinata, da Spalato, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen aveva invitato a chiudere la partita oggi: “Esorto fortemente i ministri a trovare un accordo nell’incontro sul regolamento sulle crisi, dobbiamo finire il lavoro, dobbiamo assicurare una adeguata attuazione del patto Ue sulle migrazioni e l’asilo”.


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