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Lamanna, Ferrara e Lo Faro durante la presentazione del progetto

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CATANZARO – Dalla sinergia tra Inail Calabria e Confindustria Catanzaro nasce il progetto “Lavoratori Stranieri in Sicurezza”, una iniziativa finalizzata alla diffusione della cultura della sicurezza sui luoghi di lavoro, nei settori più a rischio come quelli dei Trasporti e dell’Edilizia. L’esito del progetto è stato presentato ieri mattina nella sede catanzarese di Confindustria, dal presidente di Unindustria Calabria, Aldo Ferrara, dal direttore di Confindustria Catanzaro Dario Lamanna, e dal direttore generale Inail Calabria Fabio Lo Faro.

Del campione analizzato da Confindustria e Inail emerge che il 55% di questi lavoratori stranieri provengono dalla Romania, il 16% dal Marocco e il 13% dalla Moldavia. In tutto sono stati realizzati 11 interventi di 32 ore di attività formativa personalizzata in materia di sicurezza, per ciascuna delle aziende coinvolte, in relazione alla specificità e ai fabbisogni emersi nella fase di checkup iniziale. Al termine del progetto sono stati consegnati a ciascuno dei lavoratori coinvolti opuscoli informativi personalizzati redatti in lingua italiana, in lingua inglese e/o nella lingua straniera prevalente.

«Il progetto – ha spiegato Dario Lamanna – si propone di trasmettere a favore dei lavoratori stranieri la cultura della sicurezza che spesso risulta difficile non solo per i problemi connessi alla scarsa conoscenza della lingua italiana ma anche per la differenza di atteggiamenti legati alla cultura di appartenga e alle normative nazionali. Questi problemi sono aggravati dallo scarso investimento in tema di sicurezza per questa categoria di lavoratori che richiede necessariamente un’attività di formazione e informazione ad hoc. È quindi indispensabile un concreto approccio alla prevenzione, superando difficoltà linguistiche e culturali».

«Questo progetto – ha commentato il presidente Ferrara – corrisponde a una collaborazione virtuosa pubblico-privata su un tema così importante, e testimonia in modo concreto l’impegno del sistema confindustriale. Siamo convinti che un solo lavoratore in più che non ritorna a casa dopo il turno di lavoro è una sconfitta per tutti, per cui su questo dev’esserci la massima determinazione, perché i lavoratori sono la massima ricchezza delle imprese, di quelle sane soprattutto. Quindi bisogna fare prevenzione, che si fa ovviamente anzitutto con i controlli ma anche con la formazione, l’informazione e la consulenza. Per questo implementeremo questo progetto nel tempo».

«Gli esiti del progetto sono senz’altro favorevoli – ha aggiunto Lo Faro – in Calabria l’andamento infortunistico non è peggiore in proporzione alle altre regioni ma indica che una parte delle aziende calabresi come avviene in altre parti d’Italia non prende seriamente in considerazione alcuni aspetti. In Calabria c’è un andamento infortunistico che continua a mantenersi agli stessi livelli, per abbassare questi livelli occorre – secondo le indicazioni del presidente della Repubblica Mattarella – aderire alle norme e gli strumenti individuati per raggiungere l’obiettivo di zero infortuni nel mondo del lavoro. In generale rispetto allo scorso anno non ci sono state più vittime, in proiezione sembra che il numero possa diminuire, ma questo non vuole dire nulla perché anche un solo morto è una sconfitta terribile per tutto il sistema. Per far comprendere la filosofia del progetto – ha aggiunto il direttore di Inail Calabria – cito Massimo Gramellini che ha scritto che “chi non riesce a prevenire il prevedibile finisce con il renderlo ineluttabile”. Come ha detto il presidente Mattarella non attivarsi prima di un incidente sul lavoro è inaccettabile. C’è bisogno che norme e procedure siano tradotte in informazioni e comunicazione: questo è il senso del progetto».

Il progetto si propone anche di incentivare e sostenere percorsi formativi e informativi in materia di sicurezza sul lavoro basati su strumenti comunicativi appositamente affinato, prevedendo anche il coinvolgimento di mediatori culturali dei Paesi di provenienza dei lavoratori stranieri. La parola d’ordine resta, quindi, prevenzione per garantire una maggiore tutela di questi lavoratori.

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