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L'incontro di Giorgia Meloni con il Presidente della Repubblica del Mozambico

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La preoccupazione dalle parti di Palazzo Chigi c’è. L’escalation del conflitto tra Israele e Hamas ha superato il livello di guardia. Non è un certo caso, allora, se Giorgia Meloni, in missione in Mozambico e Congo, utilizzi questi toni: «Deve far riflettere sui fatti di questi giorni che qualcuno possa emulare tale terrore. Sono estremamente colpita dal fatto che i miliziani di Hamas volessero riprendere scene così atroci». E ancora: «Confesso di essere abbastanza preoccupata dallo scenario, bisogna evitare che il conflitto possa avere una escalation».

Insomma, l’autunno del governo Meloni si prefigura caldo. D’altro canto, il quadro internazionale sta assumendo un profilo di preoccupazione per tutti i governi europei. Ragion per cui, insiste la premier italiana, «è una fase molto delicata in cui bisogna mantenere il più alto livello possibile di interlocuzioni con gli alleati e gli attori che possono essere coinvolti». Allo stesso tempo Meloni prova a rassicurare i cittadini italiani: «Non c’è un livello particolare di allerta in Italia, una delle primissime cose fatte nel giorno degli attacchi di Hamas è stato rafforzare la sicurezza nei luoghi sensibili per le comunità ebraiche».

Tutto questo grazie anche «ai nostri servizi di sicurezza» che «sono allertati» anche sul rischio emulazione e su «alcune valutazioni si devono fare sul controllo di chi entra e arriva da fuori, in particolare dalla rotta balcanica. È uno degli elementi su cui lavoriamo incessantemente, è una delle ragioni per cui oggi abbiamo ristretto questo visita». L’inquilina di Palazzo Chigi, nel corso del punto stampa, si sofferma anche sulle altre questioni che attanagliano l’esecutivo.

Prima fra tutte la questione migranti e il ruolo dell’Africa. «Credo si veda che questo governo italiano è particolarmente attento al ruolo che i Paesi e il continente africano giocano nell’attuale contesto. E credo si veda che la nostra idea è costruire da parte dell’Europa un approccio nuovo con l’Africa che non sia predatorio e paternalistico, che non sia un’idea di un’Africa che va aiutata con la carità ma sostenuta con le ricchezze che ha e possa vivere di sviluppo e benessere grazie a quelle ricchezze, con l’aiuto di nazioni che investono e costruiscono rapporti di lungo periodo».

Il Piano Mattei è l’obiettivo finale. «Abbiamo dovuto rinviare a gennaio la conferenza Italia-Africa che era prevista a novembre per capire meglio il quadro della situazione internazionale che sta evolvendo. Il Presidente del Mozambico ha garantito la sua presenza e la cooperazione nella stesura del Piano Mattei. Non ci sarebbe nulla di nuovo se presentassimo un piano all’Africa. La cosa nuova è scriverlo insieme, stabilire le priorità e portare avanti una strategia».

Sia come sia, quando Meloni ritornerà nella Capitale si ritroverà davanti una serie di dossier scottanti. Va da sé, tutte le questioni esterne: dal conflitto tra Israele e Hamas che potrebbe sfociare in una guerra mondiale al nodo migranti, le cui misure non riescono a decollare né a livello europeo, né tantomeno in Italia. Per non parlare della legge di bilancio dove non ci sono novità, viene confermato il taglio del cuneo fiscale, considerato il minimo sindacale dalle parti
dell’esecutivo, ma la riforma fiscale con il taglio delle aliquote ha i fondi solo per un anno.

E poi c’è Matteo Salvini, definito «la scheggia impazzita» del governo. Solo nell’ultimo mese il leader della Lega ha pubblicato su Facebook ben 288 post, una media di 3,8 al giorno. Per dire, nello stesso periodo Giorgia Meloni ha postato appena 38 messaggi. Sono numeri che provengono da un’analisi realizzata da ReDev per il Corriere della Sera e che dunque fotografano il cambio di passo del vicepremier leghista con l’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale delle Europee. «Sarà un crescendo» sussurrano i leghisti in Transatlantico.

Salvini, va da sé, non intende fermarsi. Ha come obiettivo di sfondare il 15 % alle europee del giugno prossimo, così da far massimizzare i consensi ai sovranisti d’Europa. Ecco perché da ora in avanti sull’azione di governo peserà la lunga campagna elettorale. Solo ieri, per dire, ha rilanciato uno dei fiori all’occhiello della narrazione leghista degli ultimi tempi: «La riforma della Giustizia prima si fa meglio è, a prescindere dal caso di Catania. Perché molti imprenditori stranieri aspettano di investire in Italia in attesa della riforma: tempi e procedimenti certi, giustizia penale ma anche civile. La riforma serve non perché il giudice Apostolico era in piazza a chiedere gli sbarchi, ma serve agli italiani e va fatta con i giudici».

Da qui sorge una domanda: quanto peserà tutto questo sull’azione e sulla stabilità dell’esecutivo? Domanda a cui nessuno osa rispondere. Dalle parti di Fratelli d’Italia, il partito della premier, i parlamentari esternano sicurezza. Il responsabile economico di Fd’I Marco Osnato, ad esempio, ritiene che l’Italia non avrà alcun problema dal punto di vista economico: «Il Fondo monetario internazionale valuta la crescita del Pil, stimata dal governo dell’1,2% per il 2024, un obiettivo ambizioso ma fattibile. Tale affermazione è una chiara indicazione della prospettiva realistica del governo italiano per promuovere la crescita economica del paese». Insomma, Meloni e i suoi dissimulano. Ma l’autunno si preannuncia pieno di insidie e incognite.


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