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Un'immagine del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina

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GIALLO risolto: come anticipato ieri dal Quotidiano del Sud, il capitolo del Ponte sullo Stretto, fortemente voluto dal vicepremier, Matteo Salvini, esce dalla manovra di Bilancio ma trova una collocazione ad hoc, con un capitolo dedicato, nelle tabelle allegate al provvedimento e che finanziano le relative voci di spesa. In questo caso, quelle relative alle grandi opere. La conferma arriva dal Sottosegretario al ministero dell’Economia, Federico Freni, che cerca di spegnere sul nascere timori e polemiche. I soldi per quella che è diventata una sorta di “opera-simbolo” del leader della Lega, ci sono.

Si parte con una dote che, nel 2024, si attesta sui 700 milioni di euro, una cifra necessaria, secondo il cronoprogramma in manovra del progetto per il Ponte sullo Stretto, per aprire i primi cantieri entro agosto del prossimo anno. Poi il flusso dei finanziamenti, sempre secondo il Mef, sarà assicurato almeno fino al 2032, quando l’opera dovrebbe essere conclusa, con in ritmo di 1-1,2 miliardi. Un fabbisogno che dovrebbe essere sufficiente per garantire la realizzazione del progetto. Una parte delle risorse arriverà dai fondi comunitari, anche quelli gestiti direttamente dalla Regione Sicilia, pronta a staccare un assegno da un miliardo di euro.

Ma al ministero delle Infrastrutture si valuta anche l’ipotesi di attivare la Banca Europea degli Investimenti, con un prestito ad hoc. Impossibile, invece, utilizzare i fondi del Pnrr, previsti solo per quei progetti che possono tagliare il traguardo entro il 2026. Troppo presto per completare l’opera. Nel frattempo, però, Salvini può tirare un respiro di sollievo. L’ultimo ostacolo è, a questo punto, la Ragioneria, che in queste ora sta passando al setaccio tutti gli articoli della legge di Bilancio per verificarne le corrette coperture e quindi, come si dice tecnicamente, “bollinare” la manovra per la costruzione del Ponte. Un’operazione che dovrebbe concludersi nelle prossime ore, in tempo utile per trasmettere il testo definitivo in Parlamento. Le bozze, infatti, circolate anche nei giorni scorsi, continuavano a presentare molti capitoli con il solo titolo e senza l’articolato.

Intanto, continuano ad emergere novità dalla lettura della legge di bilancio. L’ultima, in ordine di tempo, è la norma che cambia le regole dei pignoramenti dei conti correnti da parte dell’Agenzia delle Entrate. In effetti si tratta di una delle norme contenute nel capitolo della manovra dedicata alla lotta contro l’evasione fiscale. La misura da all’Agenzia delle Entrate la possibilità di mettere il naso nei conti correnti e avere l’accesso diretto alle disponibilità delle somme in giacenza. Fino a ora, per la verità, il meccanismo era molto più invasivo e l’Agenzia di fatto poteva bloccare l’intero conto, con il risultato che il contribuente “insolvente” non poteva più effettuare alcuna operazione a prescindere dall’effettiva disponibilità a poter pagare le somme dovute. Come a dire, un’operazione alla cieca, senza dare la possibilità al contribuente di agire. Ora, invece, l’operazione diventa più mirata: il fisco potrà accedere non solo all’elenco dei conti correnti intestati al debitore, senza conoscere l’ammontare esatto delle cifre depositate, ma ai saldi e alle disponibilità giacenti nei conti correnti bancari, postali o sulle carte di credito. In questa maniera può, ad esempio, emmettere un provvedimento mirato, con l’obiettivo di coprire solo la cifre effettivamente evasa da parte del contribuente e lasciare l’operatività sugli altri depositi bancari. Ma non basta. Con la manovra diventano anche più rapidi i tempi per il recupero delle somme evase, in quanto tutto il procedimento avverra per telematica. Una volta individuato, infatti, attraverso la ricognizione sui saldi, il conto con le somme disponibile, l’Agente della riscossione può limitarsi ad inviare una notifica dell’ordine di pagamento alla banca, alle Poste o ad un altro istituto e incassare il dovuto. Le modalità saranno individuate, nelle prossime settimane, con un provvedimento ad hoc dell’Agenzia delle Entrate.

E la privacy? Sarà assicurata adottando particolari procedure concordate con l’Associazione Bancaria Italiana, Poste Italiane e l’Associazione Italiana dei Prestatori Servizi di Pagamento, nonché il Garante per la protezione dei dati personali. Dal 2024, infine, raddoppia per i paradisi fiscali l’imposta sul valore dei prodotti finanziari (Ivafe), la tassa che devono versare le persone fisiche residenti in Italia che detengono all’estero prodotti finanziari, conti correnti e libretti di risparmio.


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