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Guccione e la sanità: «La Calabria è piena di risorse, ma non le spendiamo e sul possibile taglio delle strutture serve trasparenza»

COSENZA – Il Pnrr salute in Calabria è una scommessa importante, ma negli ultimi mesi ha mostrato anche tutte le sue fragilità procedurali. Da una parte la rimodulazione del governo, dall’altra un sostanziale disallineamento tra le procedure in corso e quelle effettivamente validate nella piattaforma ministeriale. In mezzo c’è soprattutto il problema del taglio delle strutture, che in Calabria non sembra ancora risolto. Nelle scorse settimane Occhiuto ha affidato alla consulente Licia Petropulacos il ruolo di sbrogliare la matassa. Il primo step è stato proprio quello di chiarire lo stato di attuazione. Di sanità abbiamo parlato con Carlo Guccione.

Guccione, da tempo sostiene che il Pnrr sarà la madre di tutte le rivoluzioni per la sanità calabrese. Come giudica il momento attuale?

«Nessuno vuole fare chiarezza, a cominciare dal presidente commissario Occhiuto. Il governo ha rimodulato il Pnrr salute decidendo il taglio delle case di comunità da 1350 a 936, degli ospedali di comunità da 600 a 524 e delle centrali operative da 400 a 304. Tutto questo che ricaduta ha sulla Calabria? La Regione da piano iniziale aveva 61 case di comunità da realizzare 20 ospedali di comunità 21 centrali operative territoriali. Qual è la scelta della Regione Calabria? Tagliare? E dove li ha previsti? La rimodulazione è stata necessaria, secondo il governo, a causa della difficoltà di realizzazione di alcune strutture nuove per il 2026 e dell’aumento dei costi delle materie prime. Ma la Calabria che scelta ha fatto? Sceglierà di mettere risorse proprie?»

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Carlo Guccione

Sì ma la Regione le ha queste risorse?

«Circola una battuta a Roma. Si dice che la Calabria potrebbe implementare il fondo nazionale sanitario con le risorse che ha e che non ha speso. È un paradosso enorme. Potremmo salvare la sanità nazionale mettendo a disposizione le risorse che da anni non utilizziamo. Adesso, con un emendamento del senatore Claudio Lotito, si ipotizza l’ennesima proroga del Decreto Calabria. Eppure gli stessi atti parlamentari chiariscono che tutto questo non può essere una normalità. Oggi siamo alla terza proroga di un provvedimento che ha dato risorse e poteri aggiuntivi al commissario. Come affermato nel giudizio di parifica della Corte dei conti del 2022 siamo davanti ad una gestione commissariale “plenipotenziaria”, E però nonostante la concessione di questi poteri straordinari non sembra esserci inversione di rotta».

Anche la Corte costituzionale, nella famosa sentenza sul commissariamento, ha chiarito che lo strumento vale se dura un tempo ragionevole.

«Il commissariamento è un meccanismo che non può per lungo tempo sovvertire i poteri costituzionali. Siamo a quasi 15 anni, c’è un sovvertimento del potere costituzionale. Non è più una misura eccezionale ma sta diventando la normalità. E nonostante questo alla Calabria sono state date risorse e poteri aggiuntivi. Ora si rischia di perdere una grande occasione. Perché insisto sul Pnrr e sulla chiarezza. Sono convinto che si può uscire dal piano di rientro grazie ad una riforma profonda del sistema, ed il Pnrr è la strada giusta. Qua si tratta di costruire una sanità di prossimità che risolverebbe tanti problemi. Diminuirebbe la mortalità, il cittadino saprebbe dove andare con strutture sul territorio, attraverso l’assistenza domiciliare e la telemedicina molti pazienti sarebbero curati a casa. Poi c’è la figura, prevista nel Dm 77, dell’infermiere di comunità. In Calabria ne sono previsti 600. Perché non è attivo? E se è attivo cosa fa? È quello che ti garantisce la possibilità di curare a casa alcune patologie. Con un sistema avremmo maggiore appropriatezza delle cure, ridimensionamento dei costi, donare un ruolo effettivo agli ospedali che non sarebbero più sotto pressione. Solo Cosenza in Pronto soccorso ha l’80% degli accessi inappropriati. Non solo cure ma diminuzione dei costi, gli stessi che oggi pesano su questo debito che, nonostante il coraggio di Occhiuto, non si riesce a quantificare. E non vorrei che qualcuno prendesse la cattiva abitudine di mettere la polvere sotto il tappeto».

Va bene, ma come le riempiamo queste strutture? La Calabria non ha una grande storia sui concorsi e oltre all’ordinario ci tocca cercare anche gli operatori per le strutture di comunità.

«Nella finanziaria sono previste le risorse per il personale del Pnrr, con concorsi che dovrebbero partire nel 2024 i concorsi. Io questo non lo vedo come un problema. Sono convinto che se la sanità è capace di offrire contratti e assunzioni attrattive il personale arriva. E questo sta già accadendo. Finalmente si sono fatti i concorsi a tempo indeterminato. Tant’è che si è sfatato il mito anche il mito della Calabria evitata. Ai concorsi ci sono più del doppio dei partecipanti rispetto ai posti richiesti. Persino nei concorsi da anestesista, storicamente mancanti in Calabria. Pensi che l’Asp di Cosenza nel triennio 2019-2022 su 44 concorsi pubblicati ne ha completati solo 17 e in 974 giorni. Gente assunta dopo tre anni dalla domanda presentata. In tre anni un operatore trova un altro lavoro altrove. Serve assicurare procedure rapide».

Poi ci sono i piani assunzionali straordinari disposti con il decreto Calabria.

«Lo sa dove sono i fondi? Accantonati. C’è una situazione che rischia di non essere governata. Era stato lo stesso Occhiuto a denunciare i centri di potere che si annidano nelle aziende. Aveva detto che “fanno solo i concorsi che interessano loro”. È così, è una verità. L’unico modo per uscirne è avere una catena di comando trasparente, che oggi non c’è».

È un problema di trasparenza o di controlli?

«Qua non controlla niente nessuno. Perché se ci fossero state le verifiche non ci sarebbero state le doppie e triple e fatture».

Quindi Guccione non ha fiducia nei manager della sanità. E cosa ne pensa di questo valzer di reggenze e rotazioni?

«In Calabria devono essere chiare le responsabilità. Se un’Asp ha 20 contratti in proroga e non si fanno le gare qualcuno ne dovrà rispondere perché quello è un danno erariale, se non si fanno i concorsi qualcuno dovrà rispondere».

Guccione come valuta la nomina della nuova consulente alla Sanità, è il segnale di un’emergenza in atto sul Pnrr?

«A confusione se ne aggiunge ulteriore. Noi stiamo ancora a discutere su qual è il ruolo del dipartimento Salute e quello di Azienda zero. Non mi meraviglierei se a fine anno arrivassero contestazioni sulla costituzionalità di Azienda zero. E vorrei ricordare che il tavolo di verifica è il luogo dove analizzare gli atti e la loro rispondenza al contratto che la Calabria ha firmato con Mef e Salute. Ma se il commissario e i suoi dirigenti e se ne devono tornare dopo mezz’ora perché non ci sono i documenti non c’è da preoccuparsi? Non è che dobbiamo aspettare che il senatore Lotito presenti l’ulteriore proroga per dire che ci vogliono ulteriori misure straordinarie. Non c’è una logica chiara, una via d’uscita. I servizi sono peggiorati, è calato il silenzio sul debito, abbiamo passato un’estate in piena emergenza. Non si intravede un miglioramento neanche dal punto di vista delle risorse. Abbiamo 51 milioni da utilizzare per creare nuove terapie intensive e subintesive ma siamo molto indietro. Non sono stati realizzati i Pronto soccorso alternativi. Ci sono solo buone intenzioni. Per questo sarebbe necessario fare sia sul Pnrr che su tutto quello che non è stato speso».

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