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I sondaggi sulle regionali 2024 in Basilicata evidenziano una rimonta di Pd e Movimento 5 stelle

POTENZA – Il fronte politico trainato da Pd e Movimento 5 stelle può ancora vincere le prossime elezioni regionali. Ma se la fronda dei dissidenti pentastellati dovesse crescere e convergere sul centrodestra non c’è intesa che tenga. E’ questo lo scenario disegnato dal sondaggio realizzato nei giorni scorsi da Winpool sull’orientamento dei lucani rispetto al voto di inizio 2024 per il rinnovo dell’amministrazione regionale.

Il committente ufficiale della rilevazione risulta, ancora una volta, una società di comunicazione, l’Arcadia, assieme alla stessa Winpool. Dall’impostazione dei quesiti, ad ogni buon conto, appare evidente un interesse particolare al Partito socialista e al suo segretario regionale, Livio Valvano, che compare anche tra i cinque possibili candidati governatori di centrosinistra “sondati” rispetto a un paio di parametri fondamentali. In primis la loro conoscenza, da parte degli intervistati; quindi la capacità di ispirare fiducia.

Oltre a Valvano, tra i possibili candidati governatori del centrosinistra spicca, ovviamente, il re delle coop bianche lucane, Angelo Chiorazzo, che ha già incassato il sostegno del Partito democratico e di Basilicata casa comune, l’associazione lanciata nell’agone politico dal laicato cattolico di centrosinistra.

Gli operatori della società di sondaggi veronese, però, hanno sottoposto agli intervistati anche i nomi dei due presidenti di Provincia, il potentino Christian Giordano, civico vicino al Movimento 5 stelle, e il materano Piero Marrese, democratico doc. Infine un’unica possibile candidata donna individuata nell’ex vicesegretaria regionale del Pd, Maura Locantore.

Sorprendente, sotto diversi aspetti, il risultato di queste “fantaprimarie” di coalizione. Specie in relazione a una serie di interrogativi in sospeso nel centrosinistra, che avevano già indotto i socialisti di chiedere a gran voce di dare la parola ai lucani per la scelta del candidato governatore. Come avvenuto giusto 10 anni fa.

Il “campione” del laicato cattolico e del Pd Chiorazzo, infatti, risulta sempre soccombente in relazione ai vari parametri esaminati rispetto al presidente della Provincia di Matera, Marrese.

Quanto alla capacità di ispirare fiducia, inoltre, non solo viene staccato da Marrese che viene ben visto dal 70% degli intervistati, conquistandone appena il 51%, ma viene anche sopravanzato da Valvano, col 61% di giudizi favorevoli. Inoltre deve guardarsi le spalle da Locantore, che lo insegue col 41%. Mentre Giordano resta inchiodato al 29%.

L’imprenditore di Senise, indicato dall’ex ministro della Salute Roberto Speranza come l’uomo giusto per riportare il centrodestra all’opposizione in Regione, si piazza dietro Marrese e Valvano anche nella rilevazione su quello che sarebbe potuto essere l’esito di consultazioni primarie con questi 5 aspiranti candidati. Con Marrese vincitore per distacco al 37%, Valvano al 20%, Chiorazzo al 19%, Locantore al 14%, e Giordano al 10%.

La società veronese di sondaggi ha chiesto agli intervistati, poi, il loro orientamento rispetto alle liste di aspiranti per un posto in Consiglio regionale che andranno a collegarsi coi vari candidati governatori, e intenzioni di voto tra le coalizioni. Con una particolarità, rispetto agli altri sondaggi effettuati finora, rappresentata dalla possibilità di indicare la propria preferenza per il Movimento 5 stelle in coalizione, o in corsa solitaria come 5 anni fa.

La fotografia che ne esce, rispetto ai primi sondaggi realizzati tra settembre e ottobre, è quella di un centrodestra in sofferenza a causa dei dubbi sulla ricandidatura del governatore uscente, Vito Bardi, e la mancata individuazione di un candidato alternativo. Sicché la coalizione priva di una lista “civica” espressione del suo timoniere, scende dal 38% di consensi raccolto alle elezioni politiche al 32%. Un dato praticamente pari alla somma del 16,7% di “simpatie” per Fratelli d’Italia, il 10% di Forza Italia, il 5,5% della Lega, e un altro 1,6% delle liste più piccole.

Secondo Winpool ci sarebbe un solo modo per far risalire i consensi potenziali del centrodestra fino al 43% di consensi, che sarebbe il contributo di quanti tifano per un allargamento della coalizione ai renziani di Italia viva. Che tra gli intervistati sono l’11%.

Più complessa, invece, la situazione nel centrosinistra, dove una formazione “classica”, senza il Movimento 5 stelle, convince appena il 19% degli intervistati, rispetto a un 25% di sostenitori dell’intesa tra Pd e pentastellati. Mentre un 13% voterebbe convinto per i grillini in solitudine, incontaminati da alleanze con gli ex rivali.

Trattandosi di ipotesi non conciliabili, quindi, resta da capire in quanti di quel 19% di elettori che avrebbero votato per il centrosinistra tradizionale, e di quel 13% che preferirebbe una corsa in solitaria del Movimento, convergerebbero un “campo largo”, o “campo giusto” a guida Pd-M5s. Un calcolo non semplice dal momento che in politica le alleanze tra partiti non restituiscono mai la somma algebrica dei voti ricevuti in precedenza.

Guardando alle preferenze per le liste, d’altra parte, non può passare inosservato il misero 7,9% attribuito al Movimento 5 stelle «in coalizione» contro l’11,3% di potenziali elettori pentastellati, che vorrebbero una corsa in solitaria con un candidato governatore diverso da quello del Pd.

Se tra questi ultimi non dovessero esserci ripensamenti, quindi, il fronte anticentrodestra guidato da un Pd in grande spolvero al 20,6%, arriverebbe al 43,5%. Grazie anche al contributo di Psi (4,8%), Europa Verde (3,5%), altri di centrosinistra (3,6%), e i laici cattolici di Basilicata casa comune (3,10%). Per “blindare” la competizione, però, servirebbe sabotare l’intesa tra i renziani e il centrodestra, accogliendo i primi in coalizione.

Stesso discorso per i calendiani di Azione e il loro esponente di punta, l’ex governatore Marcello Pittella, che potrebbe allontanare ulteriormente i 5 stelle più diffidenti rispetto a un’intesa, ma già alle scorse politiche ha dimostrato di essere in grado di risucchiare non pochi voti agli ex compagni del Pd. Stoppando, di fatto, la corsa del suo predecessore, Vito De Filippo, a un secondo mandato in Parlamento.

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