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«IO TROVO il cancelliere Scholz una persona molto affidabile, tra noi le cose funzionano perché siamo abituati a parlare in modo chiaro – dice Giorgia Meloni – anche perché nei rapporti tra Italia e Germania c’è stato un cambio di passo». Sembra trascorsa un’eternità da quando la destra italiana guardava ancora con diffidenza ai tedeschi del rigore e dell’austerità.

EQUILIBRI E COLLABORAZIONE TRA ITALIA E GERMANIA

Giorgia Meloni è atterrata a Berlino con mezzo governo per siglare un piano bilaterale con i tedeschi che ruota intorno a 5 punti: economia, innovazione e coesione sociale; clima, energia e ambiente; politica estera e difesa; agenda europea e migrazione; cultura. Un accordo di merito la cui importanza viene sottolineata da più parti, anche perché è il secondo patto che l’inquilina di Palazzo Chigi sigla con un leader del partito socialista europeo. Dunque Giorgia Meloni e Olaf Scholz, uno di fronte all’altro, per approfondire le relazioni tra Italia e Germania nei settori economici prioritari.

«Lavoriamo per rafforzare la collaborazione tra le nostre imprese» scrive su “X” il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Il vertice è il frutto di un lavoro iniziato da Mario Draghi e durato due anni. L’obiettivo principale è l’integrazione industriale. Ma è evidente che il piano è più largo e nasconde tra le righe il lavoro di tessitura della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che ha avvicinato i due Paesi e i due leader. Tutto ciò potrebbe avere delle ricadute di non poco conto all’indomani delle elezioni europee, quando si dovrà eleggere il nuovo governo europeo e il presidente della commissione Ue. Che potrebbe essere ancora una volta Ursula von der Leyen, proprio grazie a una maggioranza che si potrebbe – il condizionale è d’obbligo – allargare ai conservatori capitanati da Giorgia Meloni. Il confronto è anche l’occasione, per l’Italia, per ribadire alla Germania quello che la Meloni ripete da mesi fino allo sfinimento: per promuovere la competitività europea servono regole che incentivino gli investimenti di Paesi con bassi margini fiscali come l’Italia. Il vero obiettivo di Meloni è quello di avere maggiori concessioni sugli investimenti relativi alla transizione energetica. Tutti concetti che la premier ripeterà con altre parole, servendosi dell’arte della mediazione, poco prima delle 18, quando si presenta davanti alle telecamere con il cancelliere tedesco per una conferenza stampa.

Meloni inizia con il patto siglato con i tedeschi. «La nostra cooperazione oggi fa un importante passo avanti nelle nostre relazioni. Abbiamo firmato un patto d’azione che innalza la nostra cooperazione esplorando nuovi ambiti di crescita comune. Penso che sia un’ottima notizia per l’Europa. Tra gli obiettivi dell’accordo: tutelare la coesione sociale, promuovere la transizione ecologica energetica, rafforzare il dialogo sul settore sicurezza e difesa, lavorare insieme per progredire nell’agenda energetica». E ancora: «Ci sono settori che già da anni hanno sviluppato un’integrazione profonda, penso all’automotive e alla meccanica avanzata, e altri in cui va valorizzata, per esempio quelli della Difesa e dell’energia».

BILANCIO E UCRAINA

Da qui un passaggio sulle nuove regole di bilancio, su cui ci sarebbero state frizioni tra i due Paesi. Meloni, a questo punto, ribadisce la posizione italiana che «richiede non una politica di bilancio allegra, che non abbiamo fatto e non stiamo facendo perché siamo una nazione seria e un governo serio, ma abbiamo un problema di difesa degli investimenti, secondo noi è importante che le nuove regole della governance premino gli sforzi per favorire le scelte strategiche nel quadro di una politica di bilancio seria».

Di sicuro, ammette Meloni, «si stanno facendo passi avanti giorno dopo giorno» anche perché la premier e il cancelliere sono consapevoli «che solo da una soluzione trovata fra noi può arrivare una soluzione per tutta Europa». «Il negoziato va avanti – insiste la premier – ed è evidente che è tutto collegato: se si volesse avere un’idea sui numeri possibili di rientro del debito, non posso farlo se non so cosa accade agli investimento. Per quello facciamo piccoli passi avanti cercando una sintesi che non è facile ma può sbloccare la trattativa».

Meloni e Scholz hanno poi affrontato il capitolo della guerra di aggressione russa all’Ucraina. Italia e Germania condividono la stessa posizione: «Abbiamo ribadito il pieno sostegno alla sovranità di Kiev e continueremo a garantire assistenza all’Ucraina a 360 gradi. Le prossime conferenze sulla ricostruzione si svolgeranno in Italia e in Germania». E ancora: «Penso che Putin abbia partecipato al G20 perché era facile farlo in videoconferenza senza muoversi da Mosca, per lui è stata un’occasione di visibilità politica, non dico per fare propaganda ma per difendere le proprie posizioni».

LUFTHANSA E MIGRANTI

Meloni e Scholz, nelle prossime settimane, si confronteranno anche su un altro dossier caldo. «Su Lufthansa saremo pronti la settimana prossima a inviare la notifica alla Commissione europea. Avendo risolto un problema che da tempo l’Europa chiede di risolvere, auspichiamo una risposta immediata. Abbiamo fatto un ottimo lavoro insieme». Infine un passaggio sui migranti e sull’accordo Italia-Albania: «L’intesa sui migranti Italia- Albania è innovativo, rispetta pienamente le regole, anche quelle europee, e può rappresentare un modo diverso di cooperare con i Paesi terzi per affrontare una questione su cui tutte le soluzioni messe in campo non sono state abbastanza efficaci».

Un patto che i tedeschi non disdegnano: «Noi – assicura Scholz – osserviamo con interesse: dobbiamo trovare una strada per ridurre l’immigrazione irregolare, per avere vie legali d’immigrazione, bisogna creare partenariati con Paesi di origine e di transito». Nessuna parola sul Mes. L’Italia resta l’unico Paese a non aver ratificato la riforma del Fondo salva Stati. «Il Mes merita un discorso a parte» dicono autorevoli membri dell’Esecutivo.


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