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Raffaele Fitto, ministro per gli Affari europei e il Pnrr

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È DA più tempo che Raffaele Fitto, ministro degli Affari europei, avverte del rischio di un ridimensionamento dei fondi di coesione per l’Italia, risorse fondamentali per un Paese come il nostro, con spazi di manovra ridotti e un divario territoriale profondo. Un allarme motivato dai mugugni dei Paesi del Nord Europa di fronte a una spesa inefficiente, inchiodata al 34% – pari a 36 su 116 miliardi – quella dei fondi 2014-2020 nella relazione di febbraio. E che ieri il ministro ha fatto risuonare di fronte alla prospettiva di un allargamento della Ue: «La prossima legislatura europea e la prossima Commissione dovranno necessariamente aprire un confronto serio sulle politiche di coesione» e sui fondi a questi legati in vista di un «allargamento dell’Unione» ad altri Paesi, ha affermato il ministro in audizione davanti alle Commissioni riunite V e XIV sulla Revisione del quadro finanziario pluriennale.

«Il tema della coesione è una priorità per l’Italia soprattutto dal punto di vista della tenuta di bilancio, perché noi siamo fra i maggiori beneficiari della coesione. L’allargamento dell’Unione rischia di portare alla rimodulazione dei numeri e delle dimensioni – ha detto Fitto – perché se le disponibilità (dei fondi europei) vengono spalmati su più soggetti necessariamente» la parte destinata all’Italia rischia di ridursi. «Si dovrà aprire un confronto e bisogna chiarire le regole di ingaggio su alcune voci», ha quindi sostenuto Fitto, che ha anche posto l’accento sulla flessibilità dei programmi che «per un Paese come il nostro che non ha una grande capacità fiscale, a differenza di altri Paesi, rappresenta una grande opportunità».

Martedì, intanto, l’Italia ha incassato il via libera della Commissione europea al pagamento della quarta tranche dei fondi del Recovery and Resilience Facility (Rff): 16,5 miliardi che dovrebbero arrivare a dicembre, portando a 102 miliardi i fondi nella disponibilità dell’Italia entro fine anno, oltre la metà del Pnrr. Lo scorso venerdì Bruxelles aveva dato semaforo verde anche alla proposta di revisione del Piano che ha “ritoccato” 145 obiettivi e introdotto sette nuove riforme (di cui cinque inserite in quella che è diventata la settima missione del Recovery, ovvero il RepowerEu). «So che l’Italia sta già lavorando duramente per migliorare la propria competitività. Molte riforme sono in arrivo. Insieme, utilizziamo saggiamente i fondi Next Generation Eu. Con investimenti e riforme intelligenti oggi, possiamo costruire l’economia più forte e dinamica di domani. L’Europa sostiene l’Italia in questo percorso. E personalmente vi auguro ogni successo», ha affermato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, intervenendo con un video messaggio a un convegno sulla semplificazione normativa organizzato dalla ministra delle Riforme, Elisabetta Casellati.

Sullo stato dell’arte delle riforme e sugli interventi e i fondi “coinvolti” dal processo di revisione, in particolare gli asili nido e i progetti “spostati” dal Pnrr, ha dato conto il ministro Fitto durante il question time alla Camera. Per quanto riguarda le prime, ha assicurato che l’attenzione del governo «resta elevatissima, anzi è stata rafforzata», sottolineando poi di poter confermare «dopo un approfondito confronto», che «i target intermedi e finali delle riforme in materia di giustizia, contratti pubblici e concorrenza (oggetto dell’interrogazione) vengono confermati rispetto agli obiettivi individuati, con un rafforzamento sul fronte legislativo», come si potrà verificare, ha puntualizzato, con la relazione semestrale che nei prossimi giorni sarà presentata e illustrata in Parlamento e in sede del confronto nella Cabina di regia. Sugli asili nido e gli interventi estrapolati dal piano ha ribadito il mantenimento degli obiettivi, pur se attraverso altre fonti di finanziamento. «Nel Pnrr noi non abbiamo tagliato nulla», ha scandito Fitto, spiegando che il decreto di finanziamento non è stato modificato e che per tutti i progetti saranno assicurate i fondi. Gli asili restano una priorità, ha garantito di fronte ai 100mila posti “tagliati” nel processo di revisione per via, da una lato, dell’aumento dei costi delle materie prime, cresciuti – stando ai dati di fine giugno – di almeno il 50% rispetto alle stime del 2021; dall’altro, perché Bruxelles non ha ritenuto ammissibili come nuovi posti gli interventi di messa in sicurezza, demolizione e ricostruzione, nonché i centri polifunzionali, selezionati nel 2021-2022 dal precedente governo, tanto meno le spese per l’avvio della gestione del servizio, operando un taglio di 900 milioni.

I posti previsti dal “vecchio” Pnrr restano confermati, ha garantito Fitto: «Il governo ha concordato il mantenimento del numero complessivo dei posti e pur avendo riderteminato in riduzione la quota asili, ha messo in campo una serie di misure per garantire il raggiungimento dell’obiettivo. Nel decreto Caivano, ha spiegato, «ci sono 530 milioni che sono destinati a un bando che nei prossimi giorni sarà pubblicato fuori dall’ambito del Piano». Altri 900 milioni sono stati «liberati grazie al trasferimento di questi dai fondi dello Stato a quelli del Pnrr». «Queste risorse rappresenteranno una possibilità parallela di accompagnamento al Pnrr che, correggendo le difficoltà e gli errori ai quali ho fatto riferimento, consentirà di raggiungere il risultato che il governo ha come priorità assoluta».

Per quanto riguarda i progetti “rimossi” dal Piano, che fanno capo agli enti locali, ai Comuni soprattutto, il ministro ha garantito che «quando si completerà l’iter di approvazione del piano, troveranno una copertura alternativa». Puntualizzando, poi: «Dal completamento della revisione del Pnrr e dalla Relazione che porteremo in Parlamento emergerà in modo dettagliato che ci sono bel 67 miliardi di euro di progetti precedenti al Pnrr che non corrispondevano né ai criteri di ammissibilità né ai tempi di attuazione».


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