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La sede dell'Asp di Cosenza

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COSENZA – L’Asp di Cosenza ancora ostaggio dei possibili pignoramenti, nonostante ricognizioni del debito, transazioni e pagamenti di fatture arretrate (seppur ancora parzialmente). Puntuale come ogni trimestre è arrivato il decreto che dichiara “impignorabili” oltre 316,5 milioni di euro. Una cifra mostre sostanzialmente invariata negli ultimi anni.

Il provvedimento è motivato dalla mole di procedimenti in corso nei tribunali e procedure di risarcimento che rischiano ancora una volta di svuotare le casse dell’azienda sanitaria, paralizzando di fatto il sistema nella sua già complessa situazione economica attuale. Il decreto di impignorabilità infatti serve a salvare un consistente tesoretto necessario a garantire quasi del tutto le funzioni ordinarie. Dal pagamento degli stipendi (circa 68 milioni di euro) all’acquisto di beni sanitari (48 milioni e mezzo), passando per i noleggi, servizi sanitari, fitti passivi, e 40 milioni di euro di servizi da acquistare dai privati accreditati. Per non parlare del servizio di emergenza-urgenza, che in un trimestre costa quasi 45 milioni di euro. E poi ci sono quasi 29 milioni di euro che riguardano l’acquisto delle prestazioni rese ai pazienti della provincia dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta. Per non parlare dei tre milioni di euro ciascuno tra canoni di noleggio e manutenzione dei macchinari sanitari delle varie aziende ospedaliere della stessa azienda. Il motivo, dunque, resta sempre lo stesso.

L’Asp di Cosenza è ostaggio delle richieste di risarcimento per danni derivanti da colpa professionale, da cause aperte dagli stessi dipendenti e dai fornitori, gli stessi già finiti nella procedura di circolarizzazione che avrebbe dovuto “liberare” l’Asp dalla scure del debito accumulato fino alla fine del 2022. Ma sotto il tappeto, a quanto pare, c’è ancora parecchio. Il primo luogo ci sono proprio le cause civili di risarcimento per colpa professionale. L’Asp è letteralmente assediata dai procedimenti, sostanzialmente la maggioranza del contenzioso in essere. Subito dopo ci sono le cause di lavoro e infine le richieste dei fornitori ancora rimaste inevase o in fase di valutazione. Lo stesso giorno della pubblicazione del provvedimento l’Asp ha avviato anche la procedura per l’anticipazione di cassa con l’istituto tesoriere Bnl. Circa 159 milioni di euro del miliardo e due che l’azienda incassa annualmente dalla Regione.

E proprio quest’ultimo passaggio è il problema: nonostante le reiterate segnalazioni della Corte dei Conti la Regione continua ad accumulare anno dopo anno ritardi importanti sulla redistribuzione del fondo sanitario regionale. La procedura dunque costringe le varie aziende a procedere a richieste consistenti di anticipazioni di tesoreria. Veri e propri prestiti con interessi che continuano ad accumularsi ormai da decenni, generando ulteriore debito.

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