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Il rapporto sull’attuazione della Commissione conferma le anticipazioni del nostro giornale: l’Italia, seguita da Spagna e Croazia, ha il numero più elevato di “milestone” e “target” per investimenti e riforme nell’ambito del Pnrr. Parola di Gentiloni: l’Italia sta sfruttando enormemente l’occasione e i Paesi che hanno ricevuto, in termini di rapporto con il Pil, più risorse del Recovery Fund, cioè i Paesi del sud e dell’est, crescono più di altri, mentre i Paesi del nord e dell’Europa centrale crescono meno. Per questo avevamo titolato ieri “Nel Pil 2024 la sorpresa Pnrr”

Eravamo stati molto chiari sul giornale di ieri. Abbiamo titolato “Nel Pil 2024 la sorpresa Pnrr” e ci eravamo permessi di spiegare, in assoluta solitudine, che dietro la supercrescita italiana delle costruzioni di dicembre (+4,4%) c’era la spesa effettiva con i cantieri aperti dei contratti associati all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e di resilienza. Frutto maturo del lavoro silenzioso del ministro Fitto e del suo team che, con un metodo totalmente nuovo di diretta collaborazione preventiva con le istituzioni europee e le istituzioni nazionali e territoriali, è riuscito a imprimere un’accelerazione alla macchina esecutiva italiana nella capacità di attuare gli impegni concordati con l’Europa e di mettere finalmente a terra gli investimenti pubblici.

Ci eravamo fatti guidare dal rapporto Pmi di S&P Global con dati raccolti tra l’11 e il 31 gennaio dove tutte le aziende edili a campione interpellate avevano fornito una sola risposta: il nostro aumento di attività è legato esclusivamente agli ordini e alla attuazione degli stessi collegati al Pnrr. Ci eravamo permessi, sempre ieri, di ricordare che proprio la rimodulazione del Piano nazionale di ripresa e di resilienza, dalla stragrande maggioranza dei commentatori italiani ritenuta causa certa per la perdita dei fondi europei, è quella che garantisce una manovra da 20 miliardi a sostegno dell’economia italiana favorendo gli investimenti privati delle imprese esportatrici che stanno facendo molto bene e preserva il propellente della fiducia che è indispensabile per un tasso di consumi più che doppio rispetto all’anno scorso in un quadro geopolitico che comprime il commercio globale.

Infine, sempre ieri, ci eravamo anche permessi di invitare tutti, per puro amore della verità, di smetterla di ripetere lo stereotipo falso dell’Italia fanalino di coda in Europa perché siamo la terza economia del mondo per crescita rispetto ai livelli pre pandemici e di ricordarsi tutti che l’indice composito dell’eurozona ci mette in testa con la Spagna e che in coda, viceversa, ci sono Germania e Francia. Ecco, cari lettori, perdonate questa lunga premessa, ma era a mio avviso necessaria per capire fino in fondo il significato del primo rapporto sull’attuazione del Pnrr pubblicato dalla Commissione e illustrato ieri a Bruxelles. Riproduciamo testualmente: “L’Ita – lia, seguita da Spagna e Croazia, ha registrato il numero più elevato di ‘milestone’ e ‘target’ per investimenti e riforme nell’ambito del Pnrr: rispettivamente 178 su un totale di 527, 121 su un totale di 416 e 104 su un totale di 372”.

Per ‘milestone’ si intendono le fasi rilevanti di natura amministrativa e procedurale: traguardi qualitativi da raggiungere tramite una determinata misura di riforma e/o investimento, spesso si riferiscono a fasi chiave dell’attuazione delle misure come legislazione adottata, piena operatività dei sistemi informativi. Per ‘target” si intendono i risultati attesi dagli interventi, quantificati con indicatori misurabili: a titolo di esempio, km di ferrovie costruite, metri quadri di superficie oggetto di interventi di efficientamento energetico, numero di studenti che hanno completato la formazione.

Non c’è molto da aggiungere se non le parole del commissario europeo per l’economia, Paolo Gentiloni, che si è espresso così: “l’Italia sta sfruttando enormemente l’occasione del Pnrr e va notato che i Paesi che hanno ricevuto, in termini di rapporto con il Pil, più risorse del Recovery Fund, cioè i paesi del sud e dell’est, crescono più di altri paesi, mentre i paesi del nord e dell’Europa centrale crescono meno”. Il frastuono del dibattito mediatico italiano ha di che riflettere sui danni arrecati non da un importantissimo diritto di critica, anche feroce, a nostro avviso sempre necessario e vitale, ma da una rappresentazione dei fatti inventata che nuoce alla stabilizzazione italiana nel gorgo delle grandi guerre e al futuro dei nostri giovani.


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