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Mario Draghi

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Non ascoltare Mario Draghi è difficile per chiunque. Perché la forza dei suoi argomenti e l’efficacia della sua esposizione sono il tratto dell’uomo che ha la caratteristica di vedere un po’ prima degli altri e ha dimostrato sul campo, guidando il governo della moneta e salvando l’euro, di sapere tradurre il pensiero in azione. Hanno una forza dirompente le parole di Draghi ai ministri delle finanze riuniti a Gand, nelle Fiandre, che sono le seguenti: «Come tutti sappiamo, negli ultimi anni si sono verificati molti cambiamenti profondi nell’ordine economico globale. Questi cambiamenti hanno avuto diverse conseguenze. Una di queste è chiara: in Europa dovremo investire una somma enorme in un tempo relativamente breve».

Servono 500 miliardi di investimenti. Servono capitali pubblici che esprimano uno sforzo comune dell’Europa, ma bisogna essere in grado di mobilitare il risparmio privato convogliandolo verso gli investimenti produttivi. Serve un’altra Europa. Perché di fronte alla portata di questa sfida l’Europa di oggi semplicemente non esiste.

È cambiato tutto. È cambiato il contesto geopolitico. Sono scosse le fondamenta della democrazia sotto i colpi dei carri armati russi in Ucraina e del conflitto mediorientale. È cambiato l’ordine economico globale dove sono finite tutte le certezze: il gas dei russi, la difesa degli americani, le esportazioni dei cinesi. Sono cambiate le catene della logistica e le piattaforme della globalizzazione.

Draghi è il nuovo Delors dell’Europa senza bisogno di incarichi. Ha il patrimonio delle idee e il capitale della credibilità globale. Ha la capacità di indicare la rotta e anche di costruirla o di aiutare a costruirla. Farebbero tutti bene, in casa e in Europa, ad ascoltarlo. Soprattutto farebbero bene a farlo presto. Perché il tempo delle decisioni per la politica è scaduto e i giganti nani dell’Europa o si svegliano adesso o saranno condannati all’irrilevanza.


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