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Elezioni in Basilicata, alt del leader M5s Giuseppe Conte sul rilancio sul re delle coop bianche Angelo Chiorazzo dell’ex ministro Pd, Roberto Speranza, dopo il trionfo in Sardegna


POTENZA – Quello che è stato fatto dal Pd in Basilicata, mettendo la candidatura a governatore di Angelo Chiorazzo davanti all’intesa col Movimento 5 stelle, «non funziona».
Lo ha ripetuto anche ieri in maniera inequivocabile, davanti alle telecamere di Porta a Porta, il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte. Nel momento di massima esposizione dalla caduta del suo governo, a febbraio 2021, grazie al trionfo della vicepresidente nazionale dei pentastellati, Alessandra Todde, alle elezioni regionali di domenica in Sardegna.

Le parole dell’ex premier sono arrivate al termine di una giornata convulsa in cui l’entusiasmo collettivo per la prima regione conquistata dall’alleanza giallo-verde si è scontrato col muro eretto dalla maggioranza dei democratici lucani, in vista del voto del 21 e 22 aprile, a difesa della candidatura a governatore del re delle coop bianche. Indigesto ai pentastellati e a buona parte del fronte progressista in costruzione per provare a contendere al centrodestra la guida della Regione.

L’ASSEDIO AL RE DELLE COOP

In mattinata, infatti, era stata la segretaria nazionale Pd, Elly Schlein, a rilanciare la linea dell’intesa necessaria coi 5 stelle inaugurata in Sardegna. A costo di una dolorosa spaccatura interna al partito, in rispetto al no alle primarie dei pentastellati. Quell’essere «testardamente unitari» che la segretaria aveva già ripetuto nell’ultima direzione nazione parlando dei prossimi appuntamenti elettorali nei comuni e nelle regioni, Basilicata e Piemonte, dove non l’alleanza giallo-rossa fatica a venire alla luce.

A Schlein avevano fatto eco diversi altri dirigenti di primo piano del Nazareno, come Dario Franceschini, che aveva parlato di una strada da continuare a percorrere «con convinzione e generosità», e il responsabile enti locali del Pd, Davide Baruffi, che ha chiesto «un di più di responsabilità». Mentre Andrea Orlando aveva invitato «tutti i dirigenti del centrosinistra anche in Piemonte e Basilicata» a cogliere il «segnale sardo».

IL DILEMMA DI SPERANZA

Nel pomeriggio era tornata a circolare persino l’ipotesi di una candidatura a governatore al posto di Chiorazzo del primo dei suoi sostenitori. Vale a dire il deputato lucano Roberto Speranza. Ma in serata l’ex ministro della Salute del governo Conte II, si era chiamato fuori, ancora una volta, dalla partita nella sua terra d’origine. Per poi rilanciare sull’imprenditore di Senise, incurante dei “no” che da mesi impediscono la costruzione di un’intesa attorno al suo nome che vada oltre il Pd, i turbo-cattolici di Basilicata casa comune, pezzi dei Verdi e i renziani di Italia viva. Anche se ieri tra questi ultimi si è consumata una netta presa di distanze dei due coordinatori provinciali, Antonio Rubino e Nicola Scucuzza, dalle posizioni pro-Chiorazzo del presidente regionale Fausto De Maria.

«In Basilicata c’è un candidato molto forte, che è Angelo Chiorazzo». Queste le parole affidate da Speranza ad alcuni cronisti nei corridoi di Montecitorio. «Mi auguro che nel campo progressista cadano veti e pregiudizi, e si apra con lui un confronto di merito sul programma e sui contenuti».

ELEZIONI IN BASILICATA, L’ALT DI CONTE A CHIORAZZO

Quasi immediata la replica dell’ex premier Conte, che già il mese scorso aveva respinto con fermezza il tentativo del suo ex ministro di perorare la causa dell’imprenditore di Senise.
Il leader M5s si è concesso alle telecamere di Bruno Vespa. E ha ribadito la posizione sua e del movimento sulle alleanze col Pd sul territorio e il caso Basilicata.

«Il nostro schema – ha spiegato l’ex avvocato del popolo – è di dialogare sempre con il Pd. Per quanto riguarda i territori, siccome ci sono interpreti diversi, a volte riusciamo a convergere e elaborare progetti politici seri, condivisi, credibili, concreti e utili per i cittadini, altre volte no. E se non è possibile è importante farlo capire a tutti i cittadini. Noi, comunque, non siamo lì per cercare di creare un cartello elettorale, andare a gestire il potere il giorno dopo e non sapere cosa fare».
«In Basilicata – ha aggiunto ancora Conte – è stato indicato unilateralmente un candidato. Io ho sempre detto che si converge prima sui temi, sui progetti, e dopo si trova l’interprete migliore. E’ chiaro che non funziona se io ho di fronte una forza politica che indica prima l’interprete e poi mi chiede di fare l’accordo sui programmi».

Il capo politico dei grillini, stando a quanto evidenziato da Repubblica, si sarebbe spinto anche oltre parlando di «commistioni tra affari e politica». Un riferimento, sempre secondo Repubblica, al tema del possibile conflitto d’interessi del fondatore della coop Auxilium, che gestisce l’assistenza domiciliare integrata per il sistema sanitario regionale lucano.

LO SBARRAMENTO CHIORAZZIANO

L’altolà di Conte, ad ogni modo, era stato preceduto, oltre che dal rilancio di Speranza, da un fuoco di sbarramento di esponenti del Pd lucano e sostenitori di Chiorazzo contro l’ipotesi di riaprire la discussione sulla candidatura a governatore ad altri nomi come quelli proposti nei giorni scorsi dal coordinatore regionale del M5s, Arnaldo Lomuti. Vale a dire: l’ex direttore generale dell’Asp, Lorenzo Bochicchio, il presidente vicario della Corte d’appello di Potenza, Alberto Iannuzzi, e il presidente dell’Ordine dei medici del capoluogo, Rocco Paternò.

«Lavoriamo tutti, nelle prossime ore, con responsabilità alla costruzione di una alleanza ampia fra partiti e movimenti civici progressisti e riformisti». Così il segretario regionale del Pd, Giovanni Lettieri, evocando il valore aggiunto dei movimenti civici da cui i sostenitori sostenitori del re delle coop derivano la legittimazione della sua candidatura. Azzardando finanche paragoni tra la figura di Chiorazzo e quella della neo governatrice Todde. Una figura, quest’ultima che in Basilicata potrebbe ricordare, tutt’al più, quella di una storica esponente pentastellata come l’ex deputata e sottosegretaria materana Mirella Liuzzi.

«Todde vince grazie ad un centrosinistra unito che non scade nei veti (…) ma (…) valorizza le risorse che la società civile mette a disposizione». Questa la teoria enunciata dal vicesegretario regionale Pd, Vito Lupo, e ribadita anche dal coordinatore di Basilicata casa comune, Lindo Monaco.
«O il campo moderato e progressista riesce ad essere realmente inclusivo, dialogando con le espressioni della società (che nella vittoria di Todde, tra voti diretti al presidente e liste civiche rappresentano tre voti su dieci) o ripeteremo l’errore del 2019».

BASILICATA, L’ALT DI CONTE E L’APPELLO ALL’UNITÀ DI CHIORAZZO

Perentorio anche Chiorazzo in persona, che ieri mattina aveva sostenuto che soltanto «un centrosinistra unito e che apre senza timori al civismo è realmente competitivo». L’imprenditore di Senise ha anche diffidato dalle «improvvisazioni», elogiando la neo governatrice sarda per aver «preparato la campagna elettorale per tempo». Una maniera alquanto esplicita di rimarcare quanto già fatto nella sua propria campagna elettorale, iniziata ufficialmente a metà dicembre.

VERSO LA CONTA MENTRE ITALIA VIVA SI SMARCA

L’appuntamento decisivo per capire se il Pd lucano sconfesserà o meno la linea della segretaria nazionale Schlein, insomma, si annuncia sabato in occasione della riunione della direzione regionale. Coi “chiorazziani” intenzionati confermare il sostegno al re delle coop attraverso un voto che rischia di segnare una profonda spaccatura interna, oltre che nei rapporti col Nazareno. Malgrado il rischio di compromettere in questo modo non solo l’alleanza con i 5 stelle ma anche l’esito delle consultazioni del 21 e 22 aprile.

A riprova dei sinistri scricchiolii del fortino eretto attorno del re delle coop ieri è arrivata la nota dei segretari provinciali renziani, Rubino e Scocuzza, sullo stallo del centrosinistra lucano. Col monito a Pd, M5s e gli altri anche rispetto a un possibile riposizionamento renziano a sostegno del centrodestra.
«Italia Viva – si legge nella nota di Rubino e Scucuzza – ritiene che sia necessario trovare in pochi giorni l’unità su un nome condiviso ed un progetto ampio che includa tutte le forze progressiste, civiche e riformiste».
«Senza queste condizioni, con il perdurare di divisioni e personalismi – hanno concluso Rubino e Scucuzza -, Italia Viva non parteciperà a coalizioni che si occupano di sconfitte organizzate».

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