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COSENZA – La compravendita dei crediti nella sanità calabrese non è certamente archiviata con le transazioni di fine 2023. Negli ultimi tempi, infatti, si sono fatte avanti diverse banche e società specializzate con in mano migliaia di euro di fatture da liquidare. Un segno chiaro di due aspetti: il primo riguarda la quantità di contenziosi incardinati nei vari tribunali d’Italia, l’altro è invece l’enorme e cronico ritardo nei pagamenti delle aziende nei confronti dei fornitori. Crediti che finiscono acquistati dalle società e portati in tribunale a suon di decreti ingiuntivi.

L’ultimo caso in ordine di tempo è minuscolo rispetto alle cifre abituali e riguarda ancora una volta l’Asp di Cosenza e una società di cartolarizzazione del credito. La vicenda inizia al tribunale di Tivoli con il decreto ingiuntivo da 11mila 800 euro circa da pagare per fornitura di prodotti ortopedici. La ditta li aveva ceduti alla società. L’opposizione dell’Asp ha in un certo senso evitato il salasso. Il pagamento c’era già stato, salvo però i cosiddetti “oneri”: 413 euro e altre 3700 al pool di avvocati specializzati in recupero crediti con sedi a Roma, Milano e Londra.

Nel frattempo l’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro sta liquidando centinaia di fatture, tutte cartolarizzate con la stessa società, per oltre un milione di euro. E anche qui le battaglie sono soprattutto in tribunale. Con casi anche particolarmente “strani”. L’Asp di Catanzaro, per esempio, si è trovata invischiata in un procedimento giudiziario con richiesta di pagamento di oltre un milione, più oneri, relativi a fatture che in parte erano già state liquidate. L’opposizione dei legali dell’Azienda alla fine ha chiuso la questione con una transazione da 327mila euro circa “in considerazione dei pagamenti già avvenuti”.

A Reggio invece si continuano ad affidare affidamenti a legali in opposizione a procedimenti avviati dalle società in questione. La situazione è ancora molto complessa e ruota quasi del tutto attorno ai clamorosi ritardi nei pagamenti accumulati dalle aziende sanitarie. Ritardi che sono costati di recente anche una procedura di infrazione dall’Unione europea. Insomma, il “sospetto”, che è al centro dell’indagine della Procura di Milano, è che il sistema abbia generato in tutta Italia pagamenti su fatture già liquidate.

La situazione della sanità calabrese non è poi così lontana dalla realtà. Non ci sono soltanto le sentenze, ma anche “l’avvertimento” della Procura della Corte dei conti regionale, che ha parlato di vere e proprie «patologie del sistema» proprio «in relazione a pagamenti di prestazioni già saldate, sovente avvalendosi del ricorso allo strumento della cessione di credito a soggetti terzi. Patologie indici della omissione di quelle elementari cautele che devono sempre presiedere alla erogazione di somme a valere sul bilancio pubblico».

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