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Il ministro per il Pnrr Raffaele Fitto

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Il ministro Raffaele Fitto ha replicato punto per punto ai rilievi dei giudici contabili sul dl Pnrr Quater e sui presunti tagli alla sanità

SUL nuovo decreto per l’attuazione del Pnrr, il quater, si consuma un nuovo scontro tra Corte dei Conti e governo. I rilievi dei giudici contabili sul provvedimento messi nero su bianco nella memoria depositata in commissione Bilancio alla Camera sono stati accolti con “irritazione” da Palazzo Chigi, come hanno fatto trapelare fonti dell’esecutivo, che ha affidato al ministero degli Affari Europei, guidato dal regista dell’intera operazione Recovery, Raffaele Fitto, il compito di redigere una risposta nel merito delle questioni sollevate. Il documento della Corte dei Conti, tra le altre cose, “rilancia” l’allarme delle Regioni sul taglio dei fondi per la sanità, in particolare quelli per il programma “Ospedali sicuri e sostenibili” finanziati con le risorse del Pnc (Piano nazionale complementare), poi spostati sul fondo per l’edilizia sanitaria. Nel mirino anche la mancata indicazione dell’ “elenco delle misure per le quali è stimato un incremento dei costi, e quello che viene considerato un eccessivo accentramento di funzioni nelle mani di Palazzo Chigi. Già in mattinata la premier Giorgia Meloni era scesa in campo in difesa dell’operato del governo in occasione della replica al dibattito alla Camera sulle sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo in programma oggi e domani a Bruxelles.

“Complessivamente alla sanità il Pnrr assegnava 15 miliardi e 625 milioni – ha detto Fitto – dopo la revisione del Pnrr la dotazione alla sanità è di 15 miliardi e 625 milioni, ai quali si aggiungono 500 milioni che noi abbiamo messo per l’incremento dei costi delle materie prime, quindi le risorse non sono state tagliate”, ha scandito. “E’ in corso una verifica sulle risorse dell’articolo 20. Al momento risultano più di 2 miliardi ancora da programmare, oltre a quelle in istruttoria e quindi stiamo operando questo. Stiamo andando avanti bene e confido che tutti cerchino di dare una mano”, ha aggiunto puntando poi il dito contro “chi rema contro per colpirci”.

La risposta ufficiale è arrivata nel tardo pomeriggio, “firmata” dal ministro Fitto che, dopo aver parlato di “polemiche strumentali”, ha contestato punto per punto i rilievi della Corte, a partire dai tagli sulla sanità che “non ci sono”, ha ribadito riproponendo i numeri declinati in mattinata dalla presidente del Consiglio. Fitto ha quindi messo l’accento sullo stato dell’arte della misura a fine anno, quando, ha sostenuto, “su un totale di 1,650 miliardi di euro, originariamente assegnati dal Pnrr, risultavano spesi soltanto 99,65 milioni di euro. È su questo dato che bisognerebbe riflettere”, ha puntualizzato.

L’ammontare complessivo delle risorse disponibili per gli interventi in materia di sanità – tra Pnrr, Pnc e risorse ordinarie del bilancio dello Stato, ha detto Fitto – “corrisponde esattamente alle risorse originariamente destinate a tale fine. L’unica differenza – ha spiegato – è rappresentata dalla circostanza che si consente la realizzazione degli interventi secondo modalità e con tempistiche coerenti con le loro caratteristiche e con il loro stato di avanzamento, evitando il rischio di definanziamenti che sarebbero stati inevitabili qualora tutti gli interventi fossero rimasti all’interno del Pnrr o del Pnc”. Il Pnrr Quater, oltre a mettere in sicurezza gli interventi modificando la relativa fonte di finanziamento, ha quindi sostenuto, introduce “le misure necessarie per assicurare l’effettivo impiego, entro il 30 giugno 2026, di circa 1,2 miliardi di euro previsti dal Pnrr e dal Pnc per la realizzazione degli investimenti nel settore sanitario: questo è e dovrebbe essere per tutti il vero tema di discussione e quindi l’obiettivo principale”.

Governo e Regioni dovrebbero incontrarsi a stretto giro per fare il punto sugli interventi finanziati con le tre differenti fonti: Pnrr, Pnc e fondo ex art. 20 della legge n. 67 del 1988. Sulla questione delle coperture, nella sua “arringa” il ministro ha ricordato in prima battuta che il decreto è stato bollinato dalla Ragioneria generale dello Stato, quindi i conti tornano. Ma soprattutto ha sottolineato che “nessuno ha avuto niente da obiettare rispetto alla scelta di inserire nel Piano oltre 68 miliardi di euro di progetti in essere in parte incoerenti con la regolamentazione del Pnrr e la cui realizzazione non si sarebbe mai potuta realizzare nei modi e nei tempi previsti portando così al corrispondente definanziamento e alla perdita delle risorse”.

“Strumentali” sono per il ministro anche le polemiche sulla governance. La Corte dei Conti ha infatti evidenziato anche un’eccessiva concentrazione di poteri nella Struttura di missione di Palazzo Chigi. Una critica anche in questo caso rispedita al mittente con una seconda nota ad hoc. Nel decreto, ha assicurato Fitto, non c’è “nessun accentramento di funzioni, ma la riforma della governance e il miglioramento della capacità amministrativa” in continuità con i precedenti decreti. L’attribuzione alla Struttura di missione Pnrr della possibilità di effettuare ispezioni e controlli a campione risponde alle sue funzioni di verifica dell’attuazione del Piano, non lede l’autonomia di Regioni ed enti locali “che rimane intatta”, ha quindi sostenuto, ed è “indispensabile per assicurare il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr”.

Il provvedimento si appresta ad affrontare la “battaglia” degli emendamenti: 1.390 quelli depositati in commissione Bilancio alla Camera alla scadenza del termine fissata per le 12 di ieri.. Il gruppo che ha presentato il numero più consistente di proposte di modifica è il Pd (327). Seguono Forza Italia che ha depositato 274 emendamenti, Movimento 5 stelle (184), Lega (166), Alleanza Verdi-Sinistra (137), Gruppo misto (104 di cui 1 da +Europa e 103 da Misto-Minoranze linguistiche). E poi ci sono le 95 proposte di modifica depositate da Fratelli d’Italia seguito da Azione (55), Italia viva (33) e Noi Moderati (15).


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