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NAPOLI – «Ho letto più volte, con grande rammarico, la decisione con cui il giudice sportivo ha ritenuto che non ci sia la prova che io sia stato vittima di insulti razzisti durante la partita Inter-Napoli dello scorso 17 marzo: è una valutazione che, pur rispettandola, faccio fatica a capire e mi lascia una grande amarezza». Con queste parole, e con l’aiuto dei suoi legali, il calciatore Juan Jesus ha duramente contestato la decisione del giudice sportivo Gerardo Mastrandrea di non prendere provvedimenti nei confronti di Francesco Acerbi per i presunti insulti razzisti a lui rivolti durante il match di San Siro.

Il difensore del Napoli si è detto «sinceramente avvilito» dall’esito di una vicenda che ha definito «grave». «Ho avuto l’unico torto di aver gestito “da signore”, evitando di interrompere un’importante partita con tutti i disagi che avrebbe comportato agli spettatori che stavano assistendo al match, e confidando che il mio atteggiamento sarebbe stato rispettato e preso, forse, ad esempio. Probabilmente, dopo questa decisione, chi si troverà nella mia situazione agirà in modo ben diverso per tutelarsi e cercare di porre un freno alla vergogna del razzismo che, purtroppo, fatica a scomparire». ha spiegato Juan Jesus. Il difensore 32 enne  brasiliano  dice di non sentirsi «in alcun modo tutelato da questa decisione che si affanna tra il dover ammettere che è stata raggiunta sicuramente la prova dell’offesa ed il sostenere che non vi sarebbe la certezza del suo carattere discriminatorio che, sempre secondo la decisione, solo io e in buona fede avrei percepito».

DUBBI E AMAREZZA DI JUAN JESUS

Ma il calciatore evidenzia. «Non capisco, davvero, in che modo la frase “vai via nero, sei solo un negro…” possa essere certamente offensiva, ma non discriminatoria. Non comprendo, infatti, perché mai agitarsi tanto quella sera se davvero fosse stata una semplice offesa rispetto alla quale lo stesso Acerbi si è sentito in dovere di scusarsi.
L’arbitro ha ritenuto di dover informare la Var, la partita è stata interrotta per oltre 1 minuto e i suoi compagni di squadra si sono affannati nel volermi parlare.Non riesco a spiegarmi perché mai, solo il giorno dopo e in ritiro con la Nazionale, Acerbi abbia iniziato una inversione di rotta sulla versione dei fatti e non abbia, invece, subito negato, appena finita la partita, quanto era in realtà avvenuto.

Non mi aspettavo un finale di questo genere che temo – ma spero di sbagliarmi – potrebbe costituire un grave precedente per giustificare a posteriori certi comportamenti. Spero – ha concluso il calciatore- sinceramente che questa, per me, triste vicenda possa aiutare tutto il mondo del calcio a riflettere su un tema così grave e urgente».

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