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Tiziana Iaria

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Tiziana Iaria, responsabile di Centro antiviolenza di Reggio Calabria, racconta il suo sequestro: «L’uomo aveva una barba molto sottile».


REGGIO CALABRIA – Una donna magra dai capelli neri; un bambino irrequieto con gli occhi azzurri e due uomini di cui uno con la barba finissima. E, ancora, una stanza senza finestre e un pulmino per riportarla «fin sotto casa». Questi sarebbero alcuni degli indizi su cui, gli investigatori della Polizia di Stato della Squadra mobile di Reggio Calabria, stanno indagando per comporre il puzzle del presunto sequestro lampo di Tiziana Iaria.

La donna, responsabile del Centro antiviolenza “Margherita” di Reggio Calabria, scomparsa lo scorso 21 marzo 2024 è uscita dal suo ufficio e per 24 lunghe ore, non si sono più avute notizie. Il marito ne ha subito denunciato la scomparsa. E subito si è parlato di un possibile sequestro.
Oggi, 2 aprile 2024, a raccontare i fatti è stata proprio la presidente del centro antiviolenza affiancata dal suo avvocato Denise Serena Albano ha raccontato: «Sono uscita dall’ufficio alle 9.00 perché dovevo portare dei documenti all’avvocato. Arrivata più o meno, dove c’è la colonnina elettrica per ricaricare le macchine, una signora giovane con in braccio un bambino dagli occhi azzurri mi ha chiesto cortesemente se potessi aiutarla a mettere il bambino sul sedile dell’auto».
Nessuna sorpresa per la Iaria: «È una cosa normale per me – dice- aiutare le persone. Ho preso il bambino e sono entrata in macchina dalla parte posteriore e la signora è entrata dall’altra parte. Siamo entrate tutte e due in macchina perché questo bambino era veramente movimentato e poi non mi ricordo niente».

I PARTICOLARI SUL SEQUESTRO LAMPO DI TIZIANA IARIA


Quando Iaria si è avvicinata al bambino ha sentito un odore di ammoniaca. Lo stesso odore la donna ricorda di averlo sentito nell’automobile. Poi il buio. Al rapimento, la Iaria riconduce anche due uomini che l’hanno chiusa in una stanza senza finestre per poi il giorno dopo del sequestro, accompagnarla fin sotto casa a bordo di un pullmino. E la responsabile del centro violenza che pare in passato abbia ricevuto minacce di morte, ricostruisce ancora quei momenti: «La mattina mi hanno fatto uscire con i miei piedi, non mi hanno legata, non mi hanno imbavagliata, non mi hanno fatto del male e non hanno parlato con me».

Alcune parole i due rapinatori gli avrebbero comunque rivolto: «Sali, scendi, stai zitta e abbassa la testa. La voce che dava gli ordini era quella di un uomo. Erano due uomini. Io non li ho mai visti perché – spiega- erano messi sempre di spalle. L’unico che ho intravisto, so che aveva una barba, una barba molto sottile». La donna esclude che la cadenza dei due uomini fosse «della costa ionica».
Alla domanda se ha provato a ribellarsi la donna replica: «Ribellarmi? Non sono pazza di mettermi a gridare. Perché, se non mi hanno legata, non mi hanno fatto niente, mi metto a gridare?». I rapinatori avrebbero inoltre, fatto ritrovare gli occhiali e l’anello della donna nella cassetta della posta.
Insieme all’avvocato la Iaria hanno indotto una conferenza stampa anche per precisare che: «La dottoressa Iaria è in possesso di una laurea, – ha spiegato l’avvocato Albano – non esercita la professione di psicologa e per questo non è iscritta ad un albo».

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