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Il direttore Roberto Napoletano, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e il Rettore dell'Università Federico II Matteo Lorito

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OLTRE sessanta relatori, tra cui cinque ministri nazionali, rettori e ministri internazionali, Commissari e Direttori Generali europei, le voci più autorevoli del Mediterraneo allargato e delle istituzioni multilaterali, oltre venti tra Amministratori Delegati e Presidenti delle più importanti aziende italiane globali e della finanza. Sono i numeri straordinari della seconda edizione di Feuromed, il Festival Euromediterraneo dell’Economia, diretto da Roberto Napoletano, che si svolgerà a Napoli il 18, 19 e 20 aprile, nell’Aula Magna del Centro congressi dell’Università “Federico II”, e che sono state anticipati ieri pomeriggio durante la conferenza stampa di presentazione nella Sala Giunta del Comune di Napoli.

L’iniziativa è promossa da “Il Quotidiano del Sud- L’altra voce dell’Italia” e dall’Università degli studi di Napoli “Federico II” in collaborazione con il Parlamento Europeo, la Commissione Europea e la Banca europea per gli investimenti (Bei) e con il patrocinio del Comune di Napoli.

“Non c’è più un Mezzogiorno che piange, ma c’è un Mezzogiorno che si candida a una straordinaria trasformazione. Un Mezzogiorno che da problema diventa una grande opportunità per l’Europa – ha detto il primo cittadino partenopeo – Per il secondo anno consecutivo Napoli ospita Feuromed, il Festival Euromediterraneo dell’Economia. Una conferma che rappresenta per noi motivo di grande orgoglio, soprattutto perché questa scelta sottolinea il ruolo significativo che la nostra città riveste nel contesto euromediterraneo. Con la ‘Carta di Napoli’ sancita lo scorso anno, la nostra città si configura come capitale del Mediterraneo, polo di rilevanza economica, politica e sociale e a supporto della promozione della pace nell’intera area del bacino. Il mare, con il quale la città ha intrecciato la sua storia e la sua cultura, rappresenta oggi un catalizzatore di sviluppo economico e di crescita infrastrutturale nella sfida della transizione energetica”.

Durante i tre giorni di confronto si partirà dalla Carta di Napoli, frutto degli spunti e delle riflessioni emerse dalla prima edizione. La narrazione del Mezzogiorno d’Italia, primo fra i Sud del mondo è cambiata: ne sono un esempio la sua misurabile crescita industriale, il proliferare di piccole e medie imprese, un numero di start up paragonabile al Nord. Il Mezzogiorno, ormai, è il motore che ha portato l’Italia a correre più dei vicini Paesi europei rispetto ai livelli pre-Covid. Una tendenza iniziata molto prima della crisi pandemica, quando le imprese avevano cominciato ad aumentare la loro produttività e continuano a farlo ancora oggi. Tanto che l’aumento più significativo nell’export è stato registrato proprio dal Sud con una crescita del 16,8%, seguito dal Nord Ovest (+2,7%), e dal Nord Est e dal Centro che sono calati rispettivamente dell’1 e del 3,4%. A trainare questa crescita è la Campania, che ha chiuso il 2023 con un +28,9% passando dai 12,3 miliardi di euro di esportazioni del 2019 ai 22,2 di oggi. Fanno bene anche il Molise (+21,1%), la Calabria (+20,9%), l’Abruzzo (+13,6%), e la Basilicata (+5,5%).

“Abbiamo messo al primo punto della carta di Napoli che era necessario cambiare la narrazione del Mezzogiorno. Che non significa inventare una narrazione inesistente, ma documentare ciò che è stato fatto di rilevante e che non si conosce per costruire quella fiducia contagiosa che permetterà di fare ancora il molto che si deve ancora fare per unire il Paese, dando all’Europa il suo nuovo hub energetico del Mediterraneo e costruendo la nuova classe dirigente euromediterranea investendo sul capitale umano – ha sottolineato il direttore Roberto Napoletano – Nella prima edizione abbiamo lanciato la proposta di una università del Mediterraneo, consentendo ai giovani delle due sponde del mare nostrum di frequentare gli stessi corsi di laurea, tenendo come sedi di studio le università del Sud Europa e del Nord Africa. Un percorso lungo che ha un primo step attuativo con l’accordo che verrà firmato quest’anno dall’università di Napoli Federico II e la Jordan University di Amman, il Politecnico Mohammad VI di Rabat. L’ambizione che si realizza con questo Festival – ha spiegato Napoletano – è quella di lanciare una innovativa iniziativa di mobilità interuniversitaria mediterranea con la volontà di rispondere alle esigenze reali dei sistemi educativi e produttivi del nuovo Sud globale, privilegiando l’accesso immediato al mondo del lavoro tramite percorsi di alta formazione più snelli rispetto agli standard. Ci permettiamo di sottolineare che questo tipo di iniziative rientra anche nella fase attuativa degli obiettivi del Piano Mattei europeo per il quale la formazione tecnico-specialistica dei giovani è uno dei pilastri fondamentali per lo sviluppo del continente africano”.

A guidare il dibattito saranno gli stimolanti spunti e riflessioni dell’Advisory Board del Festival presieduto da Patrizio Bianchi, già Ministro dell’Istruzione, e composto da Davide Tabarelli (Presidente Nomisma Energia), Matteo Lorito (Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico e Presidente Fondazione Agritech), Donato Iacovone (Docente universitario ed economista), Mario Rocco (Docente universitario, Partner Head of Valuation, Modelling & Economics, EY), Ercole Incalza (Manager pubblico ed Esperto di Economia dei trasporti), Leandra D’Antone (Professore senior di Storia contemporanea all’Università di Roma “La Sapienza”), Giuseppina Capaldo (Professore ordinario di Diritto privato e della Finanza d’Impresa all’Università di Roma “La Sapienza”), Fabrizio Galimberti (Economista e Giornalista, già Direttore dell’ufficio studi de Il Sole 24 Ore e FIAT), Giuliano Noci (Professore ordinario di Strategia e Marketing e Vice-Rector for China del Politecnico di Milano) e Michele Marchi (Coordinatore del corso di laurea in Storia, Società e Culture del Mediterraneo all’Università di Bologna – Campus di Ravenna).

I conflitti diffusi, l’indipendenza energetica, la transizione digitale. Il cambiamento climatico, le migrazioni dai Sud del mondo, la demografia e le libertà individuali e politiche. Sette problemi che affliggono l’intero pianeta e che spingono a ripensare il ruolo che l’Italia, e in particolare il Sud del nostro Paese, possono svolgere in questa polveriera a cielo aperto. “Nella prima edizione di Feuromed, il Festival Euromediterraneo dell’economia 2023, durante le riunioni del comitato scientifico che presiedo, abbiamo puntato sulla rivoluzione geopolitica del Mediterraneo e del mondo capovolto che trova nei Sud d’Europa e nell’intera Africa settentrionale il nuovo centro propulsore: il Mediterraneo – ha spiegato Patrizio Bianchi in un videomessaggio – nell’edizione di quest’anno intendiamo ampliare tale dimensione come strumento d’azione per la ricerca di una pax mondiale, intesa non solo come assenza di conflitti armati, ma come dimensione di pacifica convivenza e cooperazione a livello economico”.

I riflettori saranno puntati, dunque, sul Mezzogiorno, sul centro del Mediterraneo, che torna a essere il fronte strategico per la crescita di tutta l’Europa e che può rappresentare il motore di pace e sviluppo sostenibile anche alla luce del piano Mattei per l’Africa. Feuromed si articola in 3 sessioni: la prima giornata sarà dedicata al quadro geopolitico che coinvolge il Mediterraneo e alle sfide strategiche, energetiche e infrastrutturali. La seconda alla nuova geografia dei traffici, all’industria del mare e alla sfida strategica del capitale umano per costruire la nuova classe dirigente del Mediterraneo, alla grande rete del futuro, alle politiche industriali europee e al nuovo Mediterraneo.

L’ultima giornata di Feuromed sarà dedicata a un racconto del Sud italiano come primo dei Sud del mondo per sicurezza, tasso di sviluppo industriale e collocazione strategica all’interno di un Paese del G7. “Questo è un evento in positivo per Napoli e il Sud – ha detto il rettore Lorito – La seconda edizione di Feuromed riparte dal risultato straordinario del primo evento. I temi sono tanti: dal ruolo della tecnologia al cambiamento climatico, dalle migrazioni ai conflitti. I lavori, ospitati dal Centro Congressi dell’Ateneo Federiciano, prendono l’avvio con uno sguardo al capitale umano mediterraneo del futuro, a come l’alta formazione lo sta realizzando e al ruolo del nostro meridione in una fase dello sviluppo dei popoli del Mare Nostrum di valenza storica”. “I nostri giovani chiedono e hanno bisogno di concrete connessioni multilaterali tra le Comunità mediterranee basate sulle loro affinità culturali, storiche, economico-sociali e capaci di attivare una nuova stagione di sviluppo tecnologico e di ricerca scientifica, di opportunità di lavoro, di grandi progetti infrastrutturali e transnazionali – ha aggiunto il Rettore della Federico II – Il miglior antidoto contro conflitti, migrazioni, povertà educativa diffusa”.

La narrazione cambiata del Mezzogiorno sarà arricchita da testimonianze dal campo e all’interno di Feuromed si aprirà una finestra rilevante sul ritorno della Magna Grecia con il Mediterraneo produttore di cultura per il nuovo mondo. “Siamo lieti di sostenere anche quest’anno l’iniziativa di questo giornale – ha detto Francesco Rossi Salvemini, Consigliere economico della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea – questa è una edizione imperdibile per la qualità degli ospiti e dei temi che saranno trattati”.


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