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Antonio Nicaso a Crotone

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Lo storico Nicaso incontra gli studenti del liceo Pitagora di Crotone nell’ambito del ciclo di Pedagogia antimafia avviato con UniCal


CROTONE – «Le donne sconfiggeranno le mafie». Lo ha detto lo storico Antonio Nicaso nel corso di un incontro con gli studenti del liceo classico Pitagora a conclusione del ciclo seminariale avviato dall’istituto crotonese in collaborazione con il corso di Pedagogia dell’antimafia dell’UniCal. Un concetto espresso nella terra di Pitagora, ma anche di Teano. Una figura, quella della filosofa e matematica greca che secondo alcune fonti sarebbe stata discepola di Pitagora, che Nicaso ha inteso ricordare perché «nella Scuola pitagorica le donne non solo studiavano ma insegnavano anche. Un fatto rivoluzionario per quei tempi».

LE DONNE SCONFIGGERANNO LE MAFIE

«Le donne all’interno della subcultura mafiosa hanno il compito di trasmettere e perpetuare certi valori. Ma tante donne si stanno ribellando. La moglie di un boss, per esempio, ha deciso di intraprendere il percorso “Liberi di scegliere”», ha detto lo storico delle mafie ricordando il protocollo ideato da Roberto Di Bella, già presidente del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, che oggi dirige l’omologo ufficio giudiziario di Catania. A Di Bella si deve uno strumento fondamentale per realizzare progetti di rieducazione, sostegno e reinserimento sociale in favore di giovani che vivono in contesti di criminalità organizzata. I più disfunzionali per la genitorialità. «Le mafie saranno sconfitte quando le donne ne metteranno in discussione il potere – ha detto ancora lo scrittore e saggista – In quel mondo se adeguatamente valorizzate, invertiranno la rotta».

Il FUMETTO DA “SENZA SCORCIATOIE”

«Mi avete fatto emozionare». Poco prima che iniziasse la sua lectio magistralis, Nicaso ha ricevuto in dono dai ragazzi della I “E” un fumetto, da loro realizzato, che ripercorre la storia raccontata dallo scrittore insieme al procuratore Nicola Gratteri nel loro romanzo di formazione. È l’ultima opera dei due autori, un po’ diversa dalle altre. Un’opera dall’indubbia valenza pedagogica, che è un po’ la prosecuzione di quell’attività di coscientizzazione che Gratteri e Nicaso svolgono da tempo, incontrando molti studenti ai quali spiegano come si stanno evolvendo le mafie. Un controcanto rispetto alla mitizzazione di personaggi negativi che vanno tanto di moda, pensiamo alle serie tv di successo come Gomorra. Ecco perché quella striscia sulla storia di un cambiamento possibile in territori difficili ha commosso Nicaso. «Questo è il senso del mio lavoro».

CAMBIAMENTO POSSIBILE

Un libro destinato ai ragazzi delle scuole medie ma non solo, che invita ad una nuova consapevolezza. «Non possiamo pensare che le cose debbano restare sempre uguali a se stesse. Dobbiamo essere artefici di un cambiamento. Dobbiamo pensare ad una Calabria che vada oltre. Ma serve la capacità di riscoprire i legami autentici. Di cooperare. È necessario conoscere. Questo romanzo vuole coinvolgere tutti in maniera trasversale rispetto alle età. Dobbiamo tornare all’uomo, i social non possono sostituire i rapporti umani. Da questo si deve partire, dalla bellezza di guardarsi negli occhi».

GLI INSEGNANTI CAMBIANO LA VITA

«Ci sono insegnanti che cambiano la vita. Io devo molto a un maestro che mi disse che sapevo scrivere. Gli ho creduto e questa cosa mi ha cambiato la vita. Vivevo in una casa popolare, in un quartiere difficile di un paesino della Calabria», ha detto Nicaso rispondendo alle domande dei ragazzi che chiedevano se il cambiamento è possibile anche in Calabria. «La voglia di sognare è fondamentale, perché altrimenti lasceremmo il territorio ad altri». Il cambiamento è possibile, dunque, ma dipende anche da noi. «La reazione giusta è impegnarsi nel sociale, in politica. Se prevale la rassegnazione non andiamo lontano. La presenza della ‘ndrangheta non deve essere un alibi».

IL LEGAME CON LA CALABRIA

«La Calabria mi è rimasta dentro. Puoi togliere il calabrese dalla Calabria ma non la Calabria dal calabrese. Sotto questo aspetto non sono mai partito». Nicaso, sollecitato sempre dai ragazzi, ha raccontato quanto sia stato doloroso per lui trasferirsi all’estero per realizzare i suoi obiettivi. «Decisi di non “appartenere” a nessuno, di andarmene, di trovare un posto di lavoro che fosse frutto dei miei meriti e non di chi ti apre la porta», ha detto ancora lo storico che oggi insegna alla Queen’s University in Canada.

PREGIUDIZI SULLE MAFIE

Spazio poi all’evoluzione tecnologica delle mafie. Un tema sul quale Nicaso, insieme al procuratore Gratteri, è intervenuto di recente a Rio de Janeiro, presentando uno studio sulla criminalità organizzata ibrida al forum sul cybercrime. «I mafiosi sono scarsamente competenti. Quindi cercano competenze esterne. Accanto alle figure tradizionali, come gli avvocati e i commercialisti, oggi i boss reclutano anche ingegneri chimici o informatici che creano piattaforme di trading clandestino. Parliamo di mafie ibride – ha spiegato lo storico –  perché hanno capito che Internet non è altro che una estensione del territorio fisico. Tante cose devono essere cambiate. Serve svecchiare i protocolli d’indagine. Ma anche eliminare asimmetrie normative. Alcuni Paesi non comprendono l’importanza di alcune norme. Ad esempio in Italia c’è un tetto per l’uso del contante, in altri Paesi non c’è neanche l’obbligo di segnalare le transazioni sospette. In Europa opera ancora il pregiudizio che le mafie siano un fenomeno solo italiano».

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LE ORIGINI DEL POTERE MAFIOSO

Ma Nicaso è risalito anche alle origini del potere mafioso. «Omertà viene da umiltà. Il nome della camorra di primo Ottocento era quello della società di umiltà, concetto massonico che denota obbedienza». Per poi arrivare a spiegare come le mafie siano diventate più forti, pur sparando sempre meno, essendo ormai penetrate nei mercati finanziari e nella politica. «Le mafie hanno una riserva di violenza che contribuisce a creare reputazione criminale. Utilizzano la violenza quando è necessario. Dobbiamo evitare l’errore di pensare che se non sparano hanno smesso di esistere. Quando sparano significa che c’è un problema che non si può risolvere con una mediazione. Se non c’è violenza significa che c’è un equilibrio. E nell’equilibrio si fanno affari. Le mafie sono ormai una componente strutturale del capitalismo più onnivoro e selvaggio».

ALTRI INTERVENTI

I lavori del seminario sono stati conclusi da Giancarlo Costabile, docente di Pedagogia antimafia all’UniCal, che ha evidenziato il «modello di comunicazione partecipata» del professor Nicaso che invita a «leggere in maniera critica il presente e a non aver paura di sovvertirlo». Un concetto ripreso dalla dirigente scolastica Natascia Senatore che ha ricordato che la scuola della Costituzione mira a «rimuovere gli ostacoli perché si realizzino i diritti sociali, a formare coscienze critiche, a creare spazi di libertà». Mentre la professoressa Rossella Frandina, che ha coordinato il percorso di studio, ha sottolineato che «il professor Nicaso insieme al procuratore Gratteri dimostrano che un’antimafia sociale vera anche in Calabria è possibile. Praticare memoria significa agire ogni giorno». Un’altra dimostrazione la offre Silvia, una delle studentesse che ha realizzato il fumetto da “Senza scorciatoie”. Dice che Giovanni Falcone, Peppino Impastato, Rita Atria e gli altri esempi evocati nel romanzo sono ancora vivi. Mentre «i mafiosi sono morti perché non valgono niente».

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