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La forza di V for Vendetta raccontata da David Lloyd ospite alla seconda edizione di Nuvola Comics, Festival del fumetto di Catanzaro


David Lloyd è uno dei più grandi maestri dell’arte sequenziale. Autore, con Alan Moore, di V for Vendetta, è il creatore grafico di uno dei personaggi più iconici di ogni tempo, protagonista dell’omonimo graphic novel e del film del 2005 diretto da James McTeigue. Ospite alla seconda edizione di Nuvola Comics, Festival del fumetto di Catanzaro (Nato da un progetto del Comune di Catanzaro, affidato alla direzione artistica di Venti d’autore, organizzato dalla Fondazione Politeama e realizzato con la collaborazione e il sostegno dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e della Camera di Commercio di Catanzaro, Crotone e Vibo) che gli ha dedicato una mostra aperto al pubblico presso il Complesso monumentale del San Giovanni, ci ha raccontato la genesi di una storia che ha fatto Storia.

Come è nato V for Vendetta?

Ok, la risposta sarà lunga. Il processo creativo è iniziato con la richiesta di realizzare un personaggio simile ad una specie di vigilante per una rivista indipendente inglese chiamata Warrior. L’editor era un tizio che conoscevo e con cui avevo lavorato alla Marvel UK. Aveva fondato la sua rivista dopo aver lasciato la Marvel e voleva un personaggio similare ad uno che avevo creato per lui quando lavoravamo insieme, cioè Night Raven, che usciva sulla testata Hulk Comics.

Questa testata era concepita sullo stile dei settimanali britannici e i settimanali britannici tradizionali sono composti da storie diverse, sono antologie, a differenza dei fumetti americani. Quindi c’era magari una storia ambientata nella giungla, una storia sottomarina, un fantasy di stregoneria e una storia di calcio. E tra queste c’era anche quella di un personaggio mascherato, un vigilante mascherato, una specie di combattente del crimine. Night Raven era molto popolare. È diventato molto popolare. Credo che fosse il personaggio più popolare di Hulk Comics.

Comunque, più tardi, quando diede vita alla sua rivista, voleva che realizzassi un personaggio simile, e il piano originale era che lo scrivessi e disegnassi io. Ma a quel tempo avevo già lavorato con questo autore brillante chiamato Alan Moore, andavamo d’accordo e mi piaceva molto. Lavoravamo bene insieme, come ad esempio ad alcune storie di Doctor Who e gli chiesi se volesse aiutarmi con il processo di creazione del personaggio. Volevo che lo scrivesse lui. Io sono uno scrittore capace ma Alan era brillante e sapevo che sarebbe stato meglio se Alan fosse stato lo scrittore. Ed è così che abbiamo iniziato. Entrambi avevamo un’idea simile: volevamo un combattente, un combattente del crimine che si batteva contro una dittatura fascista, una possibile dittatura fascista del futuro. Entrambi avevamo avuto idee simili già in passato, idee che non siamo stati in grado di vendere prima di allora.

Una volta ho fatto un “one pager” (Storia di una pagina che riassume gli elementi principali di un serie ndr) chiamato Falcon Bridge per un editore francese che non sapeva particolarmente quello che voleva. Alan aveva anche creato un personaggio simile chiamato The Doll, che aveva cercato di far pubblicare, senza successo, da un editore scozzese, DC Thompson.

Così abbiamo iniziato a lavorare su questa struttura di base e poi siamo arrivati ad un personaggio semplice: un internato in una specie di campo di concentramento, che fugge, e giura vendetta contro le persone che lo avevano messo in quel campo e contro il governo stesso. Questo è tutto quello che avevamo: la struttura base di una storia di un ragazzo che era stato imprigionato e che era fuggito, ma questo era tutto e all’epoca, pensavo sarebbe stato accettabile. Ma, in realtà, se stai creando un personaggio dei fumetti e vuoi che faccia colpo, è davvero un’ottima idea renderlo articolato.

All’epoca non avevamo idea di come si sarebbe sviluppato esattamente. Voglio dire, si è sviluppato in qualcosa di molto, molto serio e importante, col passare del tempo. Stavamo creando questo personaggio e volevamo renderlo interessante, e quindi abbiamo provato prendere spunto da elementi tratti tipo da Zorro e cose simili. Non avevamo ancora esattamente idee per i costumi e per le motivazioni giuste, e quindi stavamo annaspando, soprattutto con il suo aspetto. Ma in un pomeriggio d’estate, e non so perché, mi è venuta l’idea che potesse essere una specie di resurrezione di Guy Fawkes. Non so perché ci abbia pensato in quel momento, perché era estate.

Non era neanche lontanamente il 5 novembre, e il 5 novembre è il momento in cui Guy Fawkes è nei pensieri di tutti a causa delle celebrazioni e dei festeggiamenti che si svolgono in quel periodo. Io non so perché mi sia venuta in mente questa idea, ma era perfetta. Si, era solo un’idea folle, ma che poi si è rivelata perfetta. Perché, se ricrei un personaggio che sia una resurrezione di Guy Fawkes, lui può avere successo dove Guy Fawkes ha fallito. Quindi può effettivamente sopravvivere al parlamento e può effettivamente distruggere il governo.

Ed ecco da dove è nata l’idea. E, ovviamente, se deve essere una sorta di resurrezione di Guy Fawkes, deve assomigliare a Guy Fawkes. Infatti, i costumi del libro sono esattamente come sarebbero stati storicamente nel 1605. Dovevamo farlo assomigliare a Guy Fawkes, quindi serviva una maschera, una maschera che raffigurasse il volto di Guy Fawkes (O almeno, da quello sappiamo sia stato, grazie ad  un paio di stampe del tempo) con i baffi e tutto…ed è proprio da lì che nasce V per Vendetta.

C’è stato un momento durante la fase di produzione in cui lei e Moore capito che il racconto che stava nascendo sarebbe passato alla storia?

No, non credo. Voglio dire, credo sapessimo che sarebbe stato popolare perché sapevamo di essere bravi. Voglio dire, è semplice: sapevamo di essere bravi narratori e sapevamo che sarebbe stato bello. Stavamo raccontando una storia importante. Perché come ho detto, l’obiettivo era renderlo, come fece Orwell con 1984, una sorta di monito contro il fascismo. Perché a quel tempo avevamo un gruppo di persone in Inghilterra chiamato Fronte Nazionale, ed erano una specie di gruppo fascista razzista, e in realtà ricevevano molta attenzione. Non abbiamo mai creduto che la Gran Bretagna potesse trasformarsi in una sorta di stato fascista a quel tempo, perché Margaret, Margaret Thatcher, che è spesso descritta come una persona molto autoritaria, all’epoca in cui abbiamo iniziato V non aveva fatto nulla di terribilmente radicale e all’epoca non aveva un atteggiamento autoritario.

Ovviamente poi ci fu lo sciopero dei minatori nel 1984 e col passare del tempo sembrava più un forte leader ma il punto è questo: la vera minaccia che vedevamo, proveniva da questi gruppi fascisti, e non ci piaceva il modo in cui il pubblico si stava affezionando a queste persone, quindi, ma non avevamo idea di cosa sarebbe diventato. Il nostro racconto… sapevamo solo che sarebbe stato bello. Stavamo raccontando una storia importante senza immaginare che sarebbe divenuta così grande e popolare da diventare il fumetto più interessante della rivista e far scaturire l’interesse della DC Comics (Editore che completò la pubblicazione dell’opera, interrotta al numero 6 e che la portò sul mercato americano ndr). Da quel momento non ha fatto altro che crescere, poi abbiamo fatto il film e…voglio dire che all’improvviso ha iniziato a crescere esponenzialmente!

Cosa ha provato quando ha realizzato che V per Vendetta sarebbe entrato nell’immaginario collettivo per sempre

Sono davvero contento che abbia influenzato le persone e che ce l’abbia fatta. Voglio dire, a volte, la gente viene e dice: “Guarda, hai davvero cambiato completamente il mio atteggiamento nei confronti della vita”, il che è incredibile e sono contento che continui a essere popolare, perché è importante e purtroppo, sarà sempre rilevante, perché ad oggi non mancano le dittature che ora stanno persino facendo pressioni sulle istituzioni democratiche. Voglio dire, Trump è un incubo, sta distruggendo tutto, e la gente sembra stare benissimo. Forse ora non sono più così felici, ma lo erano una volta.

Cosa ha provato quando ha scoperto che la maschera di V per Vendetta era diventata un simbolo di ribellione?

Ne sono felice. Il fatto è che la maschera è neutrale. È un simbolo neutrale di resistenza alla tirannia. Ecco perché è stata usata. È stata usata sia dalla destra che dalla sinistra, e tutto ciò che simboleggia è la resistenza alla tirannia. E quindi le persone possono usarla, e l’hanno usata di fronte a qualsiasi cosa. È stata usata nella Primavera araba, è stata usata dal movimento Occupy, e Anonymous è solo un altro gruppo che resiste a quella che vede come una sorta di tirannia dell’establishment e di coloro che sono al potere. Potete essere d’accordo o in disaccordo con quello che fanno, ma hanno il diritto di usare quel simbolo di resistenza, se vogliono.

Questo è il valore di quella maschera: è neutrale. Quindi, sapete, i comunisti non possono lamentarsi. Nemmeno i fascisti possono. Perché è solo un simbolo e non lo vedo spesso utilizzato, ma lo vedo ogni volta che c’è una discussione in televisione, per esempio, o in qualsiasi articolo su proteste, disobbedienza o attività di resistenza politica, ma è valido in ogni caso, e quindi non ho avuto alcuna obiezione al fatto che venga utilizzata specialmente da Anonymous.

Qual è la responsabilità del linguaggio del fumetto nel difendere la libertà di opinioni?

Non puoi usare i fumetti come un motore sociale di cambiamento. Non puoi dargli questa responsabilità. Voglio dire, è come con i libri. È come chiedere se la letteratura, dovrebbe difendere la libertà. Non puoi dirlo. È un mezzo di comunicazione e un’arte, e può andare in entrambi i modi, e non puoi imporre al fumetto una sorta missione, nel bene e nel male. Esistono per conto loro, esistono per essere usati e quindi, non puoi chiedere ai fumetti di avere questa responsabilità. I fumetti sono creati da persone che hanno una coscienza sociale o nessuna coscienza sociale. Continueranno ad esistere e continueranno ed essere tali, qualunque sia il tuo desiderio personale nei loro confronti.

Se lei si trovasse in una fredda e piovosa sera londinese, in un pub inglese con V, per sorseggiare un buon Whisky e parlare come due vecchi amici, cosa gli direbbe?

Gli direi: “Continua a fare quello che stai facendo!!!”.

Si ringrazia Nicola Chidichimo per la traduzione e l’indispensabile supporto nel corso dell’intervista.

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