INDICE DEI CONTENUTI
- 1 Il modello Roccaraso
- 2 Modello Roccaraso, la Campania al centro della sfida contro il turismo selvaggio
- 3 La proposta di estendere la gestione delle «Staff house» anche ai Comuni
- 4 Campania, l’importanza della sinergia per uno sviluppo turistico sostenibile
- 5 Le preoccupazioni legate alla sostenibilità ambientale e sociale
- 6 Controllo degli accessi
- 7 Turismo in Campania: obiettivi
Ministero del Turismo e Viminale lavorano a un piano per gestire in modo sostenibile i flussi di visitatori nelle mete più gettonate, ispirandosi al cosiddetto “modello Roccaraso”. La Campania al centro della sfida contro il turismo selvaggio.
Nel nuovo scenario nazionale di contrasto al turismo selvaggio, la Campania emerge come protagonista di un dibattito cruciale sulla gestione sostenibile dei flussi turistici. Al tavolo interministeriale convocato ieri (2 luglio) al ministero del Turismo, i sindaci campani hanno portato una prospettiva concreta e articolata, basata sull’esperienza diretta di territori tra i più affollati e ambiti d’Italia.
Il modello Roccaraso
Lo scorso inverno, l’afflusso massiccio di turisti campani verso le piste dell’Alto Sangro ha provocato un vero e proprio blocco delle vie d’accesso a Roccaraso, creando una situazione di emergenza che ha richiesto un intervento immediato di Prefettura e Comune. Per evitare il collasso del sistema, è stato necessario limitare il numero di bus a 100, una misura drastica ma efficace per contenere il flusso e garantire sicurezza e ordine. Da questa esperienza è nato il cosiddetto “modello Roccaraso”, un sistema di gestione preventiva e coordinata degli arrivi turistici che oggi viene preso a riferimento dal ministero del Turismo e dal Viminale per affrontare il fenomeno del turismo selvaggio in tutta Italia.
L’esempio del modello Roccaraso, che ha imposto un contingentamento degli accessi per evitare il sovraffollamento e il caos nelle vie di comunicazione, ha acceso il dibattito. In questo contesto, la Campania si muove con una strategia articolata e attenta. Pur riconoscendo la necessità di regolare i flussi, le amministrazioni locali campane preferiscono evitare misure rigide come il numero chiuso, privilegiando invece una gestione distribuita e sostenibile del turismo nel tempo e nello spazio. Diversamente, alcune località alpine come Madonna di Campiglio stanno valutando un tetto massimo giornaliero di accessi: il Comune e le Funivie hanno ipotizzato un limite di 14.000 persone sulle piste da sci, per motivi di sicurezza e per mantenere alta la qualità dell’esperienza turistica. La Campania, dunque, pur prendendo spunto dal modello Roccaraso, punta a un approccio più flessibile, che favorisca la sinergia tra enti locali e istituzioni centrali per governare il turismo senza compromettere l’identità e la vivibilità delle sue splendide località.
Modello Roccaraso, la Campania al centro della sfida contro il turismo selvaggio
La Campania mostra prudenza verso il «numero chiuso» come soluzione universale. Come sottolinea all’Ansa il sindaco di Pollica, Stefano Pisani: «Non abbiamo bisogno che ci sia il numero chiuso. Il nostro, come altri Comuni, non hanno bisogno di questo. Quello è un problema che riguarda soprattutto gli accessi in altre realtà costiere».
Pisani evidenzia invece la necessità di un modello più strutturato, che non si limiti a limitare gli ingressi ma che favorisca una distribuzione più omogenea e duratura del turismo: «Credo sia più opportuno parlare di una gestione più attenta e strutturata del turismo che va spalmato su diversi periodi dell’anno e in tutti i territori, non solo quelli che richiamano generalmente i flussi». Questa visione riflette la complessità della Campania, una Regione ricca di borghi costieri, siti storici e bellezze naturali che richiedono approcci differenziati e condivisi, capaci di evitare picchi insostenibili ma anche di valorizzare l’intero territorio.
Per Pisani, inoltre, è fondamentale che questo confronto non resti episodico ma si trasformi in un percorso istituzionale stabile e integrato, coinvolgendo più ministeri: «Come Comune di Pollica ho chiesto che venga istituzionalizzato questo tavolo, coinvolgendo trasversalmente anche altri ministeri, partendo dal Turismo, fino alle Infrastrutture e all’Ambiente. Ho trovato una grande apertura da parte dei ministri Piantedosi e Santanchè».
La proposta di estendere la gestione delle «Staff house» anche ai Comuni
La proposta di estendere la gestione delle «Staff house» anche ai Comuni, oggi appannaggio esclusivo dei privati, rappresenta un tentativo concreto di rafforzare il ruolo degli enti locali nel rilancio turistico e nel controllo delle dinamiche di accoglienza: «Su mia proposta, quest’oggi, ho chiesto che si possa aprire anche ai Comuni la gestione delle Staff house, finora in gestione solo ai privati. Questo potrebbe rappresentare una spinta ulteriore per il rilancio del turismo sui nostri territori».
Campania, l’importanza della sinergia per uno sviluppo turistico sostenibile
Dal Cilento a Positano, il senso di responsabilità e collaborazione è forte. Il sindaco di Positano, Giuseppe Guida, ha definito il tavolo ministeriale «la strada giusta» per costruire un dialogo continuo e proficuo tra governo e territori: «Ringraziamo il ministro Santanchè per aver organizzato questo tavolo interministeriale. Siamo sulla strada giusta, quello di oggi è il primo passo per un dialogo e una interlocuzione che sono convinto sarà costante». Guida sottolinea inoltre l’importanza della sinergia per uno sviluppo turistico sostenibile: «Credo che la sinergia tra sindaci e ministeri possa essere la risposta concreta per uno sviluppo sempre maggiore del turismo nei nostri territori. È stato un incontro molto proficuo».
Ma non mancano le preoccupazioni legate alla sostenibilità ambientale e sociale. Il sindaco di Ravello, Paolo Vuilleumier, ha descritto una situazione di vera emergenza nella gestione estiva dei flussi: «Noi sindaci del comprensorio viviamo, soprattutto nella stagione estiva, in una condizione di vera e propria emergenza, per fare fronte alla spinosa questione della gestione dei flussi turistici».
L’eccesso di visitatori, secondo Vuilleumier, mette a rischio non solo la quotidianità e la vivibilità dei residenti, ma anche l’ambiente e l’autenticità stessa dei luoghi: «Un fenomeno che condiziona la quotidianità dei nostri cittadini, influenza la vivibilità delle nostre comunità, mette a rischio ambiente e paesaggio, e mette a dura prova un territorio straordinario ma estremamente fragile come quello della costa d’Amalfi, minando anche l’autenticità dei luoghi».
Controllo degli accessi
Anche il piccolo Comune di Atrani ha adottato soluzioni di controllo degli accessi già da tempo, grazie a una regolamentazione puntuale e a tecnologie digitali: «La conformazione del territorio di Atrani, solo 0,12 km di estensione, già crea un accesso contingentato quasi obbligato che abbiamo regolamentato con una Ztl sempre attiva sin dall’ingresso in paese e con una segnaletica digitale che indica i posti auto disponibili, per evitare caos nel centro abitato». Per la gestione delle spiagge, inoltre: «Continueremo con la gestione diretta comunale, con l’accesso alla spiaggia attrezzata tramite prenotazione online».
Turismo in Campania: obiettivi
Il quadro che emerge dalla Campania è dunque quello di una Regione che cerca di evitare soluzioni drastiche e uniformi, puntando invece su una governance locale forte, su una pianificazione integrata e su strumenti innovativi. L’obiettivo comune è tutelare i territori, preservare la qualità della vita delle comunità e mantenere un turismo attrattivo ma sostenibile, capace di durare nel tempo. In questa partita cruciale, la Campania si conferma laboratorio di idee e pratiche, mettendo in campo proposte concrete e un confronto aperto con il governo centrale. Il turismo selvaggio si può e si deve governare, ma con intelligenza, ascolto e collaborazione.
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