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Tre persone agli arresti domiciliari ritenute responsabili dei due incendi, verificatisi uno dopo l’altro, lo scorso 17 maggio a Lamezia Terme a due attività commerciali


LAMEZIA TERME – Cinque mesi dopo due incendi che si verificarono un’ora dopo l’uno dall’altro, i carabinieri hanno arrestato tre persone. Si trovano infatti agli arresti domiciliari tre persone ritenute responsabili degli incendi a Lamezia Terme della notte del 17 maggio scorso. In quella notte fu appiccato l’incendio in un laboratorio di pasticceria e poco dopo in una parruccheria. T.C. di 34 anni, P.C. di 30 anni e C. F. di 48 anni sono ritenuti i responsabili dei due incendi.

Nel primo caso, i vigili del fuoco del distaccamento di Lamezia, intervennero in piazza Fiorentino per l’incendio di un laboratorio di pasticceria. Le fiamme interessarono arredi e suppellettili interni, causando danni esclusivamente materiali. Nel secondo caso, un’ora dopo il primo incendio, i vigili del fuoco intervennero in piazza 5 dicembre questa volta per l’incendio di una parruccheria.

Le fiamme interessarono il portone d’ingresso e la vetrina espositiva dell’esercizio commerciale. Fin dalle prime battute delle indagini si ipotizzò la mano dolosa e che i due episodi fossero collegati fra loro.

INCENDI A LAMEZIA TERME, GLI ARRESTI ANCHE GRAZIE ALLE IMMAGINI DEI VIDEO

Gli arresti, rispettivamente a carico di persone di Lamezia Terme, Falerna e Cropani, sono stati eseguiti a seguito di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Lamezia Terme su richiesta della Procura della Repubblica. Le attività investigative, condotte dai Carabinieri della stazione di Lamezia Terme Sambiase, hanno consentito di raccogliere sin da subito gravi e concordanti indizi a carico degli indagati.

In particolare, l’analisi dei frame tratti dalle decine di telecamere pubbliche e private acquisite, nonché il successivo rinvenimento e sequestro degli indumenti utilizzati dagli indagati – nel corso delle perquisizioni domiciliari effettuate nelle rispettive abitazioni – hanno consentito di cristallizzare – secondo gli inquirenti – le accuse nei confronti dei tre. Giubbotti, magliette, pantaloni e scarpe indossate dai tre indagati la notte degli incendi, risultano infatti perfettamente sovrapponibili con quanto recuperato durante le perquisizioni. Altro particolare rilevante è legato ai tatuaggi sulle braccia di uno degli indagati, tra cui spicca il volto di un Joker – da cui il nome dell’operazione – che è risultato pienamente sovrapponibile con i video.

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