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A luglio l’ok al nucleare sostenibile, ora in Basilicata 14 siti idonei su 51 individuati dalla Cnai per il deposito delle scorie. Allarme di NoScorie Trisaia
Quando il dibattito sul nucleare torna a riprendere quota, tutto ritorna inevitabilmente al 30 luglio scorso, quando la Conferenza unificata delle Regioni, con parere quasi unanime (solo tre i “no”), ha dato la spinta definitiva al Ddl sulla legge delega legata allo sfruttamento sostenibile. Approvazione che, già nell’immediato, non aveva mancato di destare qualche preoccupazione. E non solo per la natura dell’auspicato approvvigionamento energetico che, di per sé, implica siti di produzione a prova di rischio e altrettanti per lo smaltimento dei rifiuti. L’avallo delle Regioni, infatti, era avvenuto nel sostanziale silenzio, con un voto che non aveva fatto seguito ai debiti confronti in seno ai territori.
Questa, almeno, la mancanza contestata all’amministrazione lucana, rea di non aver discusso in Consiglio regionale la propria intenzione di appoggiare il decreto sul nucleare sostenibile, in un momento storico in cui – era l’appunto – prima di ragionare sull’accesso a siti destinati a tale fine, sarebbe stato opportuno monitorare quelli già in fase di produzione di scorie nucleari. Tra questi, l’Itrec di Rotondella, con i suoi oltre 4 mila metri cubi (13% del totale nazionale) segnalati dall’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare.
BASILICATA AL SECONDO POSTO DOPO IL LAZIO CON 14 SITI IDONEI INDIVIDUATI PER IL NUCLEARE
Tuttavia, nonostante la discussione sull’avallo regionale, il tema del nucleare lucano va per forza di cose oltre l’opinione sul Ddl di riferimento. In ballo, infatti, c’è la disposizione dei depositi per le scorie nucleari, o meglio, del deposito nazionale che dovrà venir fuori dall’ampia rosa di candidati (ben 51 località) stilata dalla Carta nazionale aree idonee per i rifiuti nucleari, che riguarda da vicino proprio la Basilicata. Nel listone, redatto un paio d’anni fa, ben 14 siti potenzialmente idonei erano indicati sul territorio lucano, perlopiù tra la fascia ionica Metapontina, l’area Bradanica e quella del Materano, inclusa la stessa Matera.
Un numero che ha portato la Basilicata al secondo posto, dopo il Lazio (21 siti, tutti nel Viterbese, inclusa l’area della vecchia centrale, Montalto di Castro), per località individuate. Alle quali, peraltro, si potrebbe aggiungere quella di Gravina di Puglia, posta a ridosso del confine lucano. Un’abbondanza che, già allora, aveva destato preoccupazione ma che, a seguito della Conferenza unificata del luglio scorso, ha notevolmente alzato il rischio che il territorio lucano possa essere tra i prescelti.
L’ALLARME DI NOSCORIE TRISAIA
A lanciare l’allarme, l’associazione antinucleare NoScorie Trisaia, la quale ha ricordato come i siti in questione siano attualmente in fase di discussione «nel procedimento della Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) presso il Ministero dell’Ambiente avviato a fine 2024». E come, al contempo, «le probabilità statistiche e matematiche di essere designati tra i siti candidati» siano «molto alte». Tra le regioni potenzialmente destinatarie del deposito nazionale di scorie, figura infatti anche la Sardegna (con 8 località inserite nell’elenco), tuttavia rientrante nella ristrettissima cerchia dei territori contrari (assieme a Umbria e Toscana) al Ddl sul nucleare sostenibile, la cui legge delega riguarda, oltre alle future centrali, anche la gestione di scorie e combustibile. Il che, in buona sostanza, ridurrebbe le possibilità di veder edificato il deposito in territorio sardo.
Diverso, secondo NoScorie Trisaia, il discorso per la Basilicata, che pure è stata protagonista di «vicende storiche che vedono questa regione difendersi dai precedenti depositi di scorie dal lontano 1978 e 2003 o i progetti di ampliare l’Itrec (mai andati in porto per questioni ambientali e di sicurezza)». La stessa associazione, assieme a Mediterraneo No Triv, ha presentato «le proprie osservazioni», nelle quali è stata messa in discussione l’oculatezza delle scelte operate dalla Cnai, vista «l’incompatibilità dei siti sulla fascia Jonica» lamentata da NoScorie Trisaia, oltre che l’impossibilità di «riorganizzare il sito Itrec per ospitare future scorie nucleari a seguito dei seri e gravi problemi ambientali che sono presenti nel sito». Problematiche che, in parte, erano state evidenziate dall’ultimo monitoraggio sulla produzione di scorie che proiettava la Basilicata al quarto posto in Italia proprio tenendo in considerazione i numeri del sito di Rotondella.
MATERA, L’IMPORTANTE META TURISTICA POSSIBILE SITO PER IL NUCLEARE
La partita, rispetto alla prima approvazione delle legge delega, è dunque decisamente più estesa. Anche perché, tra i siti candidati spiccava la presenza di Matera (oltre che del Materano), principale meta turistica lucana e fra le più importanti del Mezzogiorno. Il problema è che, pur in presenza di un decreto attuativo che prevede la partecipazione diretta delle Regioni a ogni decisione in merito al nucleare, il rischio di un’incidenza limitata, contestato dai contrari, sembra non essere svanito. Così come quello di vedere i territori lucani tra i candidati più probabili per il deposito nazionale.
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